In Cina

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Giorno 7.

Se il futuro del mondo e’ nelle mani di queste persone, siamo rovinati. O per lo meno avremo grossi problemi di adattamento. Se questa e’ la gente che dominerà il prossimo secolo, meglio non dormire sonni troppo tranquilli. E non perché siano degli inflessibili epigoni di Mao Zedong, ma perché la Grande Repubblica Popolare Cinese e’ in realtà una dittatura moderna neanche troppo celata, dove il cinese medio, o han – uomo dalla testa nera, e’ felice di vivere come in un fumetto manga in cui interpreta perennemente la parte della formica operosa e grata, perché si sente borghese, perché dispone di tecnologia censurata a basso costo, indossa scarpe colorate fatte col petrolio possibilmente a zeppa, guarda telenovelas nazionali e vive in un paese che si produce quasi tutto da se, ma che alla fine si fa tenere a bada con poco: un po’ di benessere economico, l’illusione della liberta’, ed il gioco e’ fatto….(in questo Cina e Italia non sono poi cosi’ diverse, dopo tutto…).

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Questo e’ un mondo senza Facebook, che qui e’ proibito insieme ad altri social network occidentali ritenuti inappropriati, ma credo che persino “Zeta la formica” non sia mai arrivato nei cinema cinesi per i suoi contenuti rivoluzionari e potenzialmente distruttivi per il funzionamento dell’intero formicaio. Fede, che fa prima, li definisce cazzoni e un po’ sfigati… ma si sa, il primo impatto a volte inganna, anche se trattandosi del più incisivo e radicato e’ spesso il più difficile da rivedere.

Domenica pomeriggio e’ iniziato il nostro trasbordo da HK verso la Cina: prima tappa il Parco Nazionale di Zhangjiajie. Abbiamo potuto osservare durante il viaggio un caleidoscopio di personaggi bizzarri organizzati in un sistema sociale nebuloso ai nostri occhi di laowai (stranieri, letteralmente “barbari”), tanto da rendersi a tratti completamente oscuro, a tratti ridicolo… Ora capisco come si deve sentire un immigrato cinese al suo arrivo in Italia: siamo storditi, spaesati.. Scritte incomprensibili ci lampeggiano intorno, migliaia di persone sfrecciano dappertutto ma nessuno che conosca una sola parola di inglese, nessuno che voglia e che possa aiutarti. Persino in coda ti superano da tutte le parti tanto sei straniero e pazienza, perché non capisci. Una sola cosa non manca mai: una musichetta cinese che fa da sottofondo su treni e autobus, nei negozi e nelle stazioni. E’ la colonna sonora di questo mondo strano, ma non divaghiamo e torniamo per ora al nostro viaggio…

Al parco ci siamo arrivati dopo un’odissea di quasi ventiquattro ore, e dopo aver perso quasi tutti i mezzi trasporto che avremmo dovuto prendere. La mattina della partenza, con una superficialità di cui in un secondo momento avremmo pagato il prezzo, abbiamo oziato troppo a lungo con Fabienne e la sua famiglia. Era domenica e la spiaggia davanti casa irresistibile. Così siamo riusciti a perdere l’ultimo autobus che ritenevamo sicuro per poter giungere in tempo alla stazione centrale di Hong Kong. E da qui si e’ messa in moto una catena di eventi che ci ha fatto perdere il treno che avremmo dovuto prendere per andare da Hong Kong a Guangzhou, la stazione cinese da cui avevamo le cuccette prenotate per Zhangjiajie.

Pentiti e preoccupati ci siamo lanciati in una corsa contro il tempo fatta di mappe della metro, di controlli passaporti e scartoffie da compilare, di biglietterie con code che non scorrevano mai e di ATM poco consenzienti.. ma alla fine, stravolti per aver pure affrontato contromano un migliaio di cinesi che migravano come gli gnu nel sottopasso della stazione, siamo riusciti miracolosamente ad arrivare a Guangzhou, giusto cinque minuti prima del treno in questione, e a salirvi sudati nel disappunto generale di decine di altri passeggeri già pronti a ghermire le nostre preziose cuccette.

Ciò probabilmente avveniva solo nella nostra immaginazione, ma secondo Fede non così lontana dalla vero, in quanto in Cina le cuccette sui treni a lunga percorrenza sono molto ambite e spesso scarseggiano. Mi sembra impossibile che scarseggino persino le nostre hard sleepers al terzo piano, decisamente le più maffe, perché sono quelle in alto, proprio sotto il bocchettone dell’aria condizionata dove la temperatura scende a sedici gradi. Per salire fin lassù ed infilarsi sotto le coperte bisogna contorcersi come bisce sugli alberi. In questo gli altri passeggeri sono molto più abili di noi ed evidentemente anche più elastici, visto che persino gli anziani salgono e scendono apparentemente senza sforzo. Una sola ossessione li accomuna tutti: nessuno vuole assolutamente posare i piedi nudi per terra. Alla base delle scalette si creano così mucchi confusi di scarpe colorate fatte col petrolio, possibilmente a zeppa, meglio se arancioni o con la suola fiorata, che finiscono inevitabilmente per ostruire il passaggio di tutti.

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Il treno scivola veloce e abbastanza comodo. Unico neo che nella fretta non siamo riusciti a procurarci il cibo per il viaggio. Così, preoccupati del digiuno che ci aspetta, tentiamo di chiedere a gesti se sul treno c’e’ un vagone ristorante. In questo la nostra abilita’ tipicamente italianità di saperci destreggiare nel linguaggio non verbale ci viene incontro. Purtroppo inutilmente pero’, perché veniamo immediatamente respinti dal capo cuoco testa nera: la nostra colpa come sempre e’ non capire, essere barbari e soprattutto non riuscire a leggere il menu… e dire che me la cavo col sudoku, quello con i numeri, sugli ideogrammi cinesi invece devo ancora lavorare…

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  1. siete un romanzo…..dei piu appassionanti,toccanti,avventurosi e con un pizzico di romanticismo….quello che mi fa scendere la lacrimuccia ad ogni pagina….ma soprattutto veri!!!un abbraccio stretto

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