Beijing

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Giorno 14.

Pechino e’ separata dallo Hunan da circa 22 ore di treno. Sulle note immortali di “The dark side of the moon”, osserviamo il paesaggio cambiare: dalle montagne subtropicali verde intenso, alle pianure settentrionali che sembrano quasi casa, con i campi di granoturco intervallati dai pioppeti e dalle file dei salici. Prima di dormire, familiarizziamo con una famiglia cinese, con cui cerchiamo di intavolare una piccola lezione di lingua. Ci insegnano divertiti alcune parole in mandarino, ridendo ai nostri errori di pronuncia ed alle nostre feroci storpiature. Rompiamo il ghiaccio e forse con questi cinesi iniziamo a capirci…

Per non sentirci diversi da loro, azzardiamo per cena una gustosa, e salutare, zuppa istantanea proveniente dall’immenso mercato di cibi pronti e liofilizzati che affollano bancarelle e supermercati. Eccone brevemente la ricetta, così come l’abbiamo faticosamente appresa per emulazione dagli altri commensali: apri il barattolo di cartone, tipo popcorn, che contiene i noodels liofilizzati, la posata di plastica e tre misteriose bustine sottovuoto. Aggiungi il contenuto delle buste, rispettivamente: verdure liofilizzate che sembrano alghe, e va beh, mix di spezie più o meno piccanti a seconda del colore del barattolo scelto, e li va a culo perché non si capisce nulla a guardarli da fuori, ed infine il cuore della zuppa, contenuto nell’ultima bustina, il concentrato di pollo o di manzo, certamente preparato con le parti migliori del pollo e del manzo, anche se a spremerlo fuori dalla plastica non lo diresti. Copri il tutto con abbondante acqua calda, che non manca mai sul treno dove hanno dei veri e propri distributori, e dopo dieci minuti la zuppa e’ pronta da gustare in tutta la sua genuinità… Mentre affamata la divoro non posso fare a meno di pensare a quello che direbbe mia madre nel vedermi inghiottire questo agglomerato di carne e conservanti. Ma non c’e’ molta scelta e complice la fame non mi sembra neppure così male…

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Scendiamo dal treno in mezzo ad una cavalcata di valchirie tribali.

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A Pechino scopriamo una città immensa, moderna, con un sistema di trasporti molto efficiente. Considerando che la municipalità occupa un’area grande all’incirca come il Belgio, l’ora di metropolitana che ci separa dalla casa di Matteo e Jessica e’ pure poco. Abbiamo contattato questa coppia di ragazzi sardi su Couchsurfing (chi non lo conosce, visiti il sito http://www.couchsurfing.org), e saremo loro ospiti per cinque giorni. Si crea subito un ottimo feeling, Matteo e’ come me, un chiacchierone molto simpatico, mentre Jessica e’ sorridente e precisa, come Giulia. Abbiamo molto in comune con questi due coraggiosi ragazzi che si sono trasferiti a Pechino qualche anno fa per cercare la propria strada. Trascorriamo con loro un periodo molto piacevole, ci introducono nella vita notturna della capitale e nella fauna degli espatriati che la popolano. Ci raccontano come si vive da stranieri in questa smisurata città, i traslochi frequenti, la ricerca del lavoro, i matrimoni dei colleghi cinesi, le gite fuori porta…

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Quello che ci attrae maggiormente e’ come sempre la cucina (strano…), e quella pechinese e’ davvero di altissima qualità. Una sera ci concediamo una cena a base di peking duck, la tradizionale anatra laccata che si consuma avvolgendo le fettine di petto e di coscia in sottili crespelle, insieme al cetriolo e ai cipollotti tagliati a fiammifero, il tutto condito da una squisita salsina agrodolce che enfatizza i sapori. Poiché non si spreca nulla, la parte che resta attaccata alle ossa compone il secondo piatto tradizionale: la zuppa o il fritto, a scelta del cliente. Una vera prelibatezza che ci fa rincasare ebbri di cibo e sazi di felicita’. Procediamo nei giorni seguenti alla scoperta culinaria della città con scorpacciate di ravioli colorati, alla zucca ed alla barbabietola i migliori, ma non osiamo mai fino in fondo, perché in Cina si cucina davvero di tutto: dai serpenti ai bachi da seta, dai cani alle interiora di qualsiasi animale che popoli il pianeta, e in certi casi a dir la verità ci e’ mancato il coraggio… La birra e’ discreta e a buon mercato, anche se lascia un terribile mal di testa che ti ricorda il giorno dopo che tutto e’ finto in questo paese, forse anche il luppolo.

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In questa stagione il clima e’ gradevolissimo, il cielo e’ azzurro, il sole e’ caldo ma l’aria piacevolmente frizzante e le notti fresche. Tutt’altra cosa rispetto all’afa di Hong Kong e dalla pioggia di Zhangjiajie. Beijing ci appare bella ed anche sorprendentemente vivibile, in rapporto alle dimensioni. Piazza Tien’anmen e’ il centro del potere: a sud, il Mausoleo del Presidente Mao, ad ovest, l’imponente palazzo del Parlamento, da cui probabilmente in un futuro prossimo verranno lanciate le divisioni corazzate dell’Esercito di Liberazione Popolare alla conquista dell’universo, e a nord, le mura della Citta’ Proibita, antica residenza degli imperatori del regno di mezzo.

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In un limpido tramonto assistiamo affascinati all’ammaino della bandiera rossa con le 5 stelle. Intorno a noi una calca di cinesi emozionati armati di macchina fotografica e un bimbo che non ce la fa più, si accuccia in mezzo ai piedi degli adulti e fa pipi in piena cerimonia. Alle sette in punto veniamo cacciati dalla piazza, inaccessibile la notte, forse per paura che si possano verificare di nuovo situazioni come quella del 4 giugno 1989, con le manifestazioni di piazza e le contestazioni, ed il ragazzo in camicia bianca che ferma il carro armato. Anche qui, come nell’Unione Sovietica, il sogno di una società più giusta ed egalitaria si e’ schiantato contro le distorsioni del socialismo reale. Passeggiando per l’immensa spianata di Tien’anmen, non puoi fare a meno di pensare a quello che sarebbe potuto essere ma non e’ stato, ed all’eterna propensione dell’uomo ad immaginare un mondo migliore, che purtroppo fa spesso a pugni con la sua innata, ed altrettanto immutabile, incapacità di realizzarlo.

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Per quanto ci riguarda, bighelloniamo in giro per quattro giorni tra palazzi immersi nei giardini, torri ed antichi templi confuciani e buddisti. Ci perdiamo negli hutong, o in quello che ne resta, un dedalo di casette basse e tradizionali, costruite in mattoni grigi, perlopiù prive di servizi igienici, affacciate sui canali che costituivano il cuore dell’antica Beijing. Una volta meraviglia dell’Asia, quest’affascinante città fu ridotta per lunghi anni all’ombra di se’ stessa dagli zelanti bulldozer comunisti che, ansiosi di costruire una società nuova, hanno distrutto quella vecchia, cominciando dalle case e dai palazzi. Tra quello che si e’ salvato dalla furia delle Guardie Rosse, la Citta’ Proibita e’ la massima attrazione turistica di Pechino: chiusa dietro una cinta muraria imponente si snoda in un enorme complesso di padiglioni dai tetti d’oro e giardini rocciosi costruiti nell’arco di 600 anni. Fu la residenza degli imperatori delle dinastie Ming e Qing, nonché scenario degli intrighi di corte fino al 1925, anno in cui l’ultimo imperatore ne venne scacciato definitivamente.

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Ci consumiamo le suole e ci speliamo i piedi per godere appieno di ogni angolo e di ogni scorcio. In un ritmo di visita forsennato, copriamo distanze folli, camminiamo per ore ed ore senza mai sederci, spesso pranziamo in piedi davanti ad una bancarella di spiedini. Ormai Fede e’ coperto di cerotti antivesciche ed ha conquistato il soprannome di “piedi marci”, come un tizio incontrato anni fa alla frontiera del Laos, memorabile per i suoi piedi purulenti. Ma il momento topico di una visita a Pechino deve ancora arrivare e non c’e’ tregua per gli stanchi, nemmeno per i feriti, figuriamoci per i pigri… perché la scalata della Grande Muraglia ci attende.

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  1. Ciao Fede, non so se ti ricordi di me ma sono Fabrizio, il ragazzo che ti aveva insegnato a utilizzare Spring nell’azienda in cui lavoravi tempo fa.
    Per puro caso, grazie ad amici comuni, ho saputo del tuo matrimonio e di conseguenza del vostro avventuroso Viaggio (la “v” non a caso è maiuscola).
    Volevo prima di tutto farvi gli auguri di una vita che ricalchi tutto quello che mi state trasmettendo attraverso le parole di questo blog e cioè emozione, passione, amore, serenità.
    State realizzando quello che tanti di noi sognano ma (e credo sia la cosa più importante) riuscite a regalarci un pezzetto di questo sogno attraverso il vostro blog che, personalmente, mi appassiona più di un romanzo e, per pochi minuti, mi porta a vedere ciò che voi state vedendo con i vostri occhi e a vivere le esperienze che vivete in un mondo così lontano, non solo geograficamente, dal nostro.
    Buon tutto, ma veramente TUTTO… ci rivedremo sicuramente non appena finirete il “libro”!

    Un abbraccio e un buona fortuna che non guasta mai!

    Fabrizio

  2. Pingback: Cina – Informazioni Pratiche « Animeprave

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