Chi non ha mai scalato la Grande Muraglia, non e’ un vero uomo.

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Giorno 15.

Fede continua a ripetermi ossessivo la fatidica frase di Mao. Vuole intimidirmi come un sergente con il suo sottoposto, perché vive la missione come un’esperienza mistica, con cui misurare il suo valore. Mentre io so già che domani non riuscirò più a camminare…

La grande muraglia e’ un mostruoso serpente di pietra che si snoda tra le montagne, si inerpica sui crinali, si tuffa nelle valli, costeggia le dighe e prosegue a perdita d’occhio.
Si estende per ventimila chilometri creando una gigantesca opera di fortificazione che ha richiesto centinaia di anni per essere compiuta e la fatica delle migliaia di persone che vi hanno lavorato. Un’associazione di idee mi fa pensare alle Piramidi, con la differenza che in questo caso il colpo d’occhio non coglie l’insieme, ma si deve immaginare ciò che solo gli astronauti dai satelliti possono vedere nella sua interezza… Fede continua a dirmi di non scriverlo, ovviamente so che non e’ vero, ma l’ho sempre trovata una diceria affascinante.

La scalata della grande muraglia si rivela un’avventura da conquistare in tutti i sensi e non solo per via della fatica. Evitiamo le sezioni più turistiche e ricostruite per non trovarci costretti ad affrontare nuovamente migliaia di cinesi che risalgono il muro in seggiovia, come se fossero in settimana bianca. Ma le parti non a pagamento sono in teoria proibite, anche se gestite abusivamente dai locali che pretendono una specie di pizzo, per lasciar passare i visitatori. E Huanghuacheng, la nostra meta, e’ una di quelle.

Vi giungiamo dopo un’ora di autobus, da Pechino a Hairou (o qualcosa del genere…), e la ricerca infruttuosa di un minibus economico che dovrebbe condurci fino a destinazione, ma pare che nemmeno Matteo e Jessica l’abbiano mai trovato in tre anni di tentativi. Fede e’ di cattivo umore, perché come spesso gli succede credeva di poter fare di meglio, di arrivare li bello fresco turistone e poter evitare di cedere all’immenso mercato di tassisti abusivi che si fanno strapagare per portare valorosi scalatori come noi, sconfitti dalla ricerca del minibus fantasma.

Arriviamo alla diga, il nostro punto di partenza. Una vecchia senza denti, che mi ricorda tanto Mina, vuole vendermi un sacchetto di mandorle sgusciate con le sue mani. Non resisto alla tenerezza e costringo Fede a comprarne subito un pacchetto. Attraversiamo la diga e ci fermiamo davanti ad un cancello di rovi, sprangato come l’accesso di una base militare, pronti a pagare il guardiano abusivo di turno. Ma ecco che succede l’inimmaginabile, costui si volta e, ignorando i nostri richiami ed i soldi che gli porgiamo, ci fa capire che oggi no, non si può entrare. Fede, ancora di cattivo umore per la carenza di minibus, inizia a sbraitare e da feroce No Tav quale e’, tenta persino di forzare il blocco sfondando il cancello improvvisato, sotto gli occhi esterrefatti di altri due ragazzi cinesi che, ben più miti di noi, si erano già rassegnati a tornare il giorno seguente. Per fortuna il tassista strapagato si rende utile e lo trascina via prima di rovinare definitivamente ogni possibile tentativo di amichevole trattativa. Mi faccio portavoce della supplichevole mediazione, anche perché dall’atteggiamento combattuto della controparte capisco di avere una chance. Tiro fuori la mia voce più suadente, perché quando non si parla la stessa lingua non conta quello che si dice, ma il tono con cui lo si fa, e dopo una serie di please, e di dai su cosa ti costa farci passare, riesco a spuntarla sul brav’uomo che, ammaliato dal mio canto da sirena, mestamente ci apre il passaggio.

Ci lanciamo verso la vetta, inerpicandoci su una scala a pioli improvvisata ed eccoci finalmente sulla sommità del muro. Il passaggio che collega le varie torrette di vedetta e’ abbastanza percorribile, ma quando la pendenza cambia a tratti i gradini si sbriciolano. In certi punti devo usare anche le mani per salire, ma non mi giro a guardare sotto, non voglio pensare a quando in qualche modo dovrò scendere. Sento che si sta avverando quell’incubo ricorrente in cui mi ritrovo appiccicata come una cozza ad una parete verticale, pietrificata dalle vertigini, senza saper come fare a salire o a scendere. Forse con una tavola da snowboard ai piedi mi sentirei più sicura…

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Seguiamo per oltre due ore la dorsale del serpente di pietra, sotto un sole caldo ed immersi in un panorama di montagne che toglie il fiato. Incontriamo altri valorosi, che come noi si apprestano alla scalata finale verso il punto più alto raggiungibile in questo tratto. Oltre la muraglia diventa impercorribile, come una catena cui qua e la mancano degli anelli, sembra rosicchiata ed e’ coperta di vegetazione, ma sono certa che anche li, nascosto tra le foglie, c’e’ qualcuno pronto a chiederti il pedaggio.

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Incontriamo Amit, un ragazzo israeliano che ha appena terminato la leva, di tre anni obbligatoria nel suo paese, e che secondo tradizione si e’ concesso un lungo viaggio rigenerante. Solo e’ partito da Mosca, ha attraversato il confine tra Europa ed Asia in transiberiana e nel giro di un anno scenderà giù per la Cina e attraverserà il sud est asiatico fino all’India, per finire forse in Nuova Zelanda. Proseguiamo insieme, mangiamo frutta e chiacchieriamo, ci parla del deserto del Gobi, dov’è appena stato, e ci da spunti interessanti che ci porteranno ad una deviazione di rotta. Questa e’ una delle cose che amo di più del viaggio, incontrare altre persone, provenienti da altri luoghi, che come te si muovono come vettori nello spazio di una cartina geografica, e che inconsapevolmente cambiano la tua direzione…

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  1. inevitabilmente mi sono immaginata a scalare con te giuly quelle parete scivolose e nella mia immaginazione ( che diventerebbe sicura realta’ se fossi li con voi) non faccio una bella fine…e immancabilmente sento anche dietro di me la voca di fede che mi sgrida vergognoso della mia brutta figura di viaggiatrice hehe vorrei essere li’ con voi per godermi questi meravigliosi paesaggi ma per fortuna per voi sono a casa nella mia vestaglia del primark 😉

    • J non credevo di soffrire così tanto di vertigini!!! Se ci fossi stata tu ci sarebbe stato sicuro da ridere.. Spesso ti penso in queste situazioni.. Anch’io vorrei una vestaglia del Primark.. Certe sere fa un freddo.. TVB

  2. Pingback: Cina – Informazioni Pratiche « Animeprave

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