Le terrecotte viventi di Xi’an

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Giorno 18.

Non fa altro che starnutire, tossire e barrire per tutta la notte. E la notte per lui e’ molto lunga, dato che passa a letto, nella semioscurità, gran parte del suo tempo. Il nostro compagno di stanza nell’ostello di Xi’an non e’ certo il massimo che si potesse desiderare. Avremmo di certo preferito due ragazzette cinesi pulite ed ordinate, ed invece ci e’ capitata questa bomba batteriologica finlandese. Giulia, di solito sorridente e gentile persino con i cani più rognosi, lo evita come la peste, non gli rivolge la parola. Continua a ripetermi che ci attaccherà il suo morbo, qualunque esso sia. Lo odia. Io cerco di comunicare almeno un po’, ma al di la’ di un “vedrai che domani andrà meglio”, non riesco ad andare. Mento spudoratamente, e temo che tra qualche giorno, quando una donna della pulizie avrà scoperto il suo corpo in decomposizione, saremo i primi che la polizia andrà a cercare, gli ultimi ad averlo visto in vita. Bella rottura di palle. Quanto ti detestiamo, mio caro ragazzo dalle mutande rosse… L’altro compagno e’ un fantasma di colore taglia extra, di nazionalità e voce ignota. Non si vede mai in camera, ci passa si’ e no un paio d’ore per notte, tipo dalle quattro alle sei, e poi sparisce. Probabilmente parteciperà ad infiniti festini di sesso sfrenato con ragazzine cinesi pervertite, disposte a sottoporsi a qualsiasi pratica sessuale. Lo invidio: perché non invitano anche me? Sarà forse che ora sono un uomo sposato, con tanto di tatuaggio al dito? Mi avevano detto ch’egli uomini sposati sono più attraenti, per via della perfidia femminile che fa desiderare alle donne qualsiasi cosa appartenga ad un’altra. Bene, questo non e’ valido nella città di Xi’an.

Siamo venuti fino a qui per poter ammirare una della più grandi scoperte archeologiche della storia, ovvero l’esercito di terracotta dell’imperatore Qin Shi Huang, l’unificatore della Cina, vecchio di circa duemila anni. Gli scavi fino ad ora hanno riportato alla luce più o meno settemila soldati, tra arcieri, fanti, carri da guerra, ufficiali e generali, ancora posizionati come se dovessero partire per la guerra da un momento all’altro. Costruita per fare da ultima scorta al sonno eterno del sovrano ed al suo mausoleo, questa straordinaria armata e’ stata scoperta per caso da alcuni contadini intenti a scavare un pozzo in un campo nel 1974, ed e’ una meraviglia. Ci chiediamo quanto lavoro abbia richiesto un’opera così colossale, considerando che le sculture sono a grandezza naturale, ricchissime di particolari e soprattutto sono una diversa dall’altra nei tratti del viso. I soldati sono sopravvissuti ai propri creatori, ma probabilmente una parte di quest’ultimi e’ ancora viva nei volti delle proprie creazioni. Immaginiamo infatti che gli artigiani, per riprodurre una tale diversità di caratteri somatici abbiano preso spunto da se’ stessi, dai propri amici, dai propri familiari, donando loro in questo modo la vita eterna. Parte dell’armata giace ancora sepolta sotto la terra accumulatasi nei secoli, mentre di alcune ali della fanteria e della cavalleria restano solo dei cocci, ossa artificiali di un sacrario vero e proprio, una sorta di Redipuglia per un esercito in terracotta.

La città in s’è non e’ eccezionale, anche se alcune cose sono interessanti: soprattutto il mercato serale nel quartiere musulmano, retaggio del mix culturale lasciato in eredita’ dalla Via della Seta che aveva in Xi’an, la capitale della Cina antica, l’approdo finale del proprio percorso. Un’orgia di spiedini, kebab, polpette, tagliolini, zuppe, frittelle e succhi alla prugna accoglie i viaggiatori affamati, e per quanto al momento sia diventato la seconda attrazione turistica della città, e’ ancora facile riuscire a mangiare bene spendendo poco. Tra lanterne rosse e cascate di luci che scendono dagli alberi, il festival del kitsch diventa per Giulia un nuovo paradiso, sintomo evidente della cinesizzazione ormai irreversibilmente dentro di lei. Per il resto, un giorno di pioggia ed un cielo permanentemente grigio smog fanno da sfondo ai nostri tre giorni passati in questa città, dove decine di pescatori affollano le rive di un fiume poco invitante, e tirano su pesci al plutonio, con forme e colori che solo Syd Barrett al culmine di uno dei suoi sogni lisergici avrebbe potuto immaginare. Decidiamo di non mangiare pesce.

A Xi’an decidiamo anche di cambiare programma: per evitare il maltempo che imperversa a sud e che pare seguirci dal giorno del matrimonio, proseguiremo verso ovest, fino a Dunhuang, nella provincia del Gansu, tra il deserto del Gobi e l’altopiano tibetano. E’ bello avere tanto tempo a disposizione, per poter decidere d’istinto dove andare, seguendo anche solo un’intuizione, senza orari e percorsi stabiliti. In questo momento abbiamo davanti ventiquattro ore di treno, ma non ci pesa: nella nostra cuccetta stiamo comodi, sdraiati e rilassati come sul divano casa, senza aver nulla da fare. Soli con i nostri pensieri, non dobbiamo far altro che osservare il tempo e lo spazio che ci scivolano addosso, ed e’ una bella sensazione… Peccato solo che uno dei compagni di scompartimento con cui dovremo condividere il viaggio, sia un anziano signore, ahimè molto, ma molto malato.

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  1. haha sto ridendo come una pazza perche’ so quanto sia in ansia giulia in questo momento pensando a tutti i germi che stanno intorno a voi e che sono pronti ad attacccarvi 😉

  2. Oddio… germi, batteri, virus… “Come faremo a sopravvivere?!” Mi sembra di sentire Giuly e la immagino con una pashmina davanti alla bocca a cercare tra i preziosi medicinali qualche barriera protettiva contro il cinghiale dalle mutande rosse!!! Che ridere!! Tesoro, difenditi! Vi abbraccio forte.
    p.s. Bea ci chiede sempre di vedere gli zii Giulia e Fede sul computer…fatto skype…

  3. da Barbara, amica di Mariangela, e vostra ammiratrice 🙂

    Philip Larkin – Poetry Of Departures

    Sometimes you hear, fifth-hand,
    As epitaph:
    He chucked up everything
    And just cleared off,
    And always the voice will sound
    Certain you approve
    This audacious, purifying,
    Elemental move.

    And they are right, I think.
    We all hate home
    And having to be there:
    I detect my room,
    It’s specially-chosen junk,
    The good books, the good bed,
    And my life, in perfect order:
    So to hear it said

    He walked out on the whole crowd
    Leaves me flushed and stirred,
    Like Then she undid her dress
    Or Take that you bastard;
    Surely I can, if he did?
    And that helps me to stay
    Sober and industrious.
    But I’d go today,

    Yes, swagger the nut-strewn roads,
    Crouch in the fo’c’sle
    Stubbly with goodness, if
    It weren’t so artificial,
    Such a deliberate step backwards
    To create an object:
    Books; china; a life
    Reprehensibly perfect.

  4. Pingback: Cina – Informazioni Pratiche « Animeprave

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