La luna e’ qui

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Giorno 23.

Per fortuna il deserto non è solo il circo delle dune di Dunhuang e l’arena non e’ che una parte piccolissima dell’immensa distesa di sabbia e sassi che ci avvolge. Decidiamo quindi di aggregarci all’escursione organizzata dai nostri nuovi amici per esplorare un po’ più in profondità la zona. Così, noleggiamo due fantomatiche Volkswagen Santana, che non credo di avere mai visto in Italia…(ricordano un po’ la vecchia Jetta bianca anni 80 che aveva mio padre quando ero bambino, devo chiedere all’Avvocato se c’e’ un nesso…) e ci avventuriamo nell’aspra solitudine del deserto.

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Prima tappa sono le antichissime Grotte di Mogao, uno dei più importanti siti di arte buddista nel mondo, dove fotografare e’ severamente proibito e le visite sono solo guidate. Ma chiuderanno l’accesso al pubblico a partire dall’anno prossimo, perché il turismo mette a rischio la sorprendente conservazione di questi manufatti vecchi di duemila anni, perciò ci riteniamo comunque fortunati ad essere qui oggi. I reperti sono eccezionali: nel buio di decine di grotte sono custoditi affreschi dai colori brillanti, nelle tonalità del rosso e del turchese, e statue di argilla e paglia raffiguranti il Buddha e antichi monaci che il clima secco del deserto ha mantenuto pressoché intatti. Anche l’area vista dall’esterno e’ suggestiva. I monasteri erano scavati su diversi livelli, nelle linee verticali di un canyon ormai asciutto. Le grotte passano da stanzette di pochi metri quadrati a veri e propri templi che si aprono a sorpresa dietro maestosi ingressi di legno scrostati dal tempo e racchiudono statue sacre alte anche trenta metri.

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Procedendo verso nord i soffici pendii delle dune cedono il passo ad un deserto di graniglia nera, in un paesaggio quasi lunare dove aspre montagne di roccia bruna fanno da controcampo. La strada e’ liquefatta in una lingua di catrame, dritta come una Highway nel deserto del Nevada o del New Mexico, solo che qui non c’e’ nessuna Las Vegas scintillante, ma solo il silenzio più assoluto. È bellissimo. Ad un tratto, la terra inghiotte l’asfalto e la polvere ci aggredisce fin dentro all’abitacolo. Respiriamo sabbia. Visitiamo luoghi con nomi da leggenda, come il Passo della Porta di Giada, un cancello lungo la Via della Seta, oltre che tratti abbandonati ed antichissimi della Grande Muraglia, costruita nel I secolo Avanti Cristo dagli imperatori della dinastia Han, e sopravvissuti pressoché intatti fino ad oggi grazie alla protezione del deserto.

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Ma la vera meraviglia e’ una gemma di cui fino a quel momento ignoravamo l’esistenza, trascurata persino sulle guide di viaggio: lo Yadan Nature Park. Si tratta dell’immenso bacino di un lago preistorico, evaporato 12000 anni fa, che ha lasciato in eredità’ al mondo un paesaggio di sabbia grigia dal quale spuntano migliaia di pinnacoli di roccia chiara, erosi dall’acqua prima, e dal vento poi. E’ un fondale marino in pieno deserto, un posto di una bellezza struggente ed atavica. E noi, con la stessa reverenza di Neil Armstrong, ci posiamo i piedi: la luna e’ qui, e non ce ne siamo mai accorti.

Purtroppo tanta magnificenza viene rovinata dalla solita bizzarra organizzazione cinese. Non è consentito girovagare liberamente, ma veniamo tutti stipati su un pullman con tanto di guida, che tanto per cambiare parla solo cinese. Le pause sono brevi ed in punti prestabiliti, pochi minuti per scendere, fotografare e ripartire. Siamo allibiti. Ci troviamo in uno dei luoghi più straordinari del pianeta, e non possiamo goderne appieno, perché ogni volta che ci allontaniamo più del previsto, il clacson dell’autobus ci richiama all’ordine. La cosa sconcertante e’ che a tutti gli altri la cosa sembra non disturbare. Fede prova anche a litigare con l’autista e la guida, ma a gesti e’ pressoché impossibile capirsi e con rammarico rinuncia.

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Amaramente constatiamo ancora una volta come in un paese in cui la libertà individuale e’ stata soffocata per tanti anni, il pensiero indipendente sia ridotto all’osso. Non possiamo evitare di soffermarci a riflettere sulle due anime contrapposte di questa sconfinata nazione. Da una parte la Cina tradizionale, dove drappelli di persone giocano a Mahjong e a biliardo ai bordi delle strade, gli anziani portano a spasso i nipotini tra gli hutong, in compagnia di cagnetti dal muso asiatico o di grilli canterini, e donne dalle facce antiche vendono di tutto nei mercati rionali all’aperto. E soprattutto dove le persone deviano dal proprio percorso per darti una mano e fanno l’elemosina a cantanti deformi sugli autobus, senza voltarsi dall’altra parte come spesso si vede fare sui treni nostrani. Dall’altra la Cina moderna, quella omologata e massificata nel consumismo più becero ed imbecille, che porta a scimmiottare il Giappone e l’Occidente in una disastrosa perdita di identità collettiva. Un po’ di soldi ed una macchina dell’intrattenimento ben oliata addomesticano ogni popolo, il governo cinese lo sa bene e ne trae vantaggio. Ancora una volta, panem et circenses. Non è roba nuova.
Chi vuole conoscere la Cina, non può evitare di barcamenarsi continuamente tra queste due facce della stessa medaglia.

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  1. Ciao Giulia, sono Meri (Via Rabioglio, primo piano, sotto tua nonna, :-).
    Volevo dirti che state facendo una bellissima esperienza di vita e che vi invidio un sacco perchè anche io adoro viaggiare!!!!!!
    Molto bello questo blog, riuscite a far girare le persone, anche quando si è seduti davanti a un computer….Bravi ragazzi!
    Nel frattempo guardo anche dove siete collocati nel mondo così s’impara sempre qualcosa!
    Se non sbaglio siete vicino al parco Zhangye Danxia ? Ci siete andati?
    Credo che sia molto particolare.

    Un grosso in bocca al lupo per questo splendido viaggio.

    Meri e Robi

    • Ciao Meri, purtroppo non abbiamo visitato il parco geologico di Zhangye. Pensa che la nostra guida non lo citava nemmeno. E non e’ facile avere informazioni quando non riesci a leggere nemmeno i cartelli!! Peccato perché ho visto delle bellissime foto su internet.. E pensare che eravamo vicinissimi.. Ma voi come lo conoscevate questo posto?

  2. Ciao Giulia, immagino che non sia facile recuperare informazione sui posti dove siete e se poi le guide non citano i luoghi da vedere è peggio ancora, anche perchè immagino che la connessione ad internet non sia delle migliori.
    Ti dico, essendo che sono un po’ fanatica di Google Earth, :-), sono andata a vedere dove eravati collocati e ho visto che in zona c’era il parco di Zhangye, in quanto si vede una striscia sul rosso dall’altro.
    Mi raccomando godetevela anche per noi, che dobbiamo prendere ancora il coraggio per mollare tutto e fare un viaggio cosi bello come il vostro….ma la speranza è l’ultima a morire!!!!

    Buona fortuna

    Meri

    • Tutti c’è la possono fare, bisogna solo trovare il momento giusto.. Comunque abbiamo attraversato solo ieri una zona a sud di Xining geologicamente molto simile al parco che mi hai nominato e mi ha fatto molto piacere perché mi dispiaceva non aver visto quello di Zhangye ..Grazie ancora Meri e bell’idea quella di Google Earth!

  3. sai che ho sempre fatto il tifo per voi. Conosco te, Giulia, ma attraverso il vostro blog, incomincio a conoscere anche il tuo compagno di vita, e posso comprendere ancora di più la vostra scelta di fare questa esperienza. Siete due folletti magici. (Mangia. Sei magra)

  4. Pingback: Cina – Informazioni Pratiche « Animeprave

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