Xining

Standard

Giorno 29

Va bene, questo sarà un post un po’ noioso, però per chi è così pigro da non avere voglia di a darsi ad informare su Wikipedia, una spolverata di storia e geografia non fa mai male.
Lo scherzetto del tamponamento ci costa tre ore di ritardo. È non perché avessimo particolari danni meccanici, ma perché non si trovava un accordo sull’indennizzo…. di assicurazioni e polizia stradale neanche a parlarne, una volante ci e’ persino passata accanto, ignorando completamente i nostri veicoli incidentati fermi in mezzo al nulla, per cui aspettare ore lungo una strada deserta sembrava a tutti, fuorché a noi, un’ottima idea…
Arriviamo a Xining che è quasi buoi, giusto il tempo di una doccia e quattro rostelle prima di andare a letto.

La capitale del Quinghai e’ una metropoli di più di 2 milioni di abitanti, a 2200 metri d’altezza. Più alta di Sestriere, ma perfettamente in piano. Qui le etnie si mescolano: cinesi Han convivono con musulmani Hui, dagli zuccotti bianchi e le donne velate di pizzo, oltre che con tibetani dell’Amdo, dalle facce cotte dal sole e dalle lunghe trecce nere. La convivenza sembra pacifica, anche se le differenze economiche sono evidenti a prima vista, soprattutto dall’abbigliamento: cinesi ricchi, tibetani poveri, musulmani nel mezzo. La genetica non mente: dai caratteri somatici, i tibetani sono chiaramente gli antichi progenitori delle genti autoctone delle Americhe, del nord come del sud, emigrati millemila anni fa in Alaska attraverso lo stretto di Bering congelato e dilagando da li’ in tutto il continente.

Il centro e’ un immenso bazar dove si vende di tutto, dai pastrani dell’esercito cinese ai lunghi cappotti foderati in lana di pecora dei tibetani, dalle Nike ultimo modello a 20 euro, a capi di moda di dubbio gusto. Ne approfittiamo per rifornirci di giacche in Gore-Tex ed altro materiale escursionistico taroccato a prezzi stracciati, perché fa piuttosto freddo: nei giorni successivi inizierà la salita verso l’altopiano vero e proprio, e vogliamo essere preparati.
La città ci piace, si mangia bene ed in ostello conosciamo gente simpatica. Non facciamo granché, oltre a curiosare tra le bancarelle del mercato e rilassarci.

Ad un’ora di autobus da Xining inizia l’altopiano vero e proprio, e con esso i mezzi di trasporto sgangherati ed i compagni di viaggio più strampalati. In Cina, più ti allontani da Pechino e dalle metropoli, più assapori l’Asia come te la immagini: finiscono i treni a 350 all’ora ed i palazzoni illuminati e compaiono gli autobus a 25 posti, le case di fango ed i contadini con le scarpe sporche di terra.

Quello che abitualmente chiamiamo Tibet, e’ in realtà solo una parte della regione storica con lo stesso nome. Questa si estendeva su di una superficie molto più grande, e comprendeva territori che oggi si trovano inglobati nelle provincie cinesi del Qinghai, dove siamo ora, del Sichuan, dello Yunnan e dello Xinjiang. Apprendiamo a Xining che la Regione Autonoma Tibetana (TAR) al momento e’ off limits per i viaggiatori stranieri. Ci si entra solo con un volo diretto dall’Europa, tramite un tour organizzato attraverso agenzie cinesi autorizzate….robaccia per turisti a cinque stelle (Grillo non c’entra….): insomma, per noi la città Santa di Lhasa rimarrà un miraggio.

Il governo cinese ha iniziato, fin dagli anni sessanta, un’opera di colonizzazione culturale ed economica del Tibet, garantendo benefici agli Han che vi si trasferissero, come sgravi fiscali ed esenzioni dalla politica del figlio unico in atto all’epoca in tutto il territorio nazionale. Queste azioni, unite alla sistematica distruzione dei templi e del retaggio culturale buddhista, hanno contribuito a diluire la grande eredità spirituale dei tibetani, impoverendo e spopolando i monasteri e creando molto malcontento nella popolazione. Oggi Lhasa e’ una città per due terzi Han. Le regioni limitrofe dell’Amdo e del Kham, che già appartenevano alla Cine pre-comunista, e che sono inserite amministrativamente nelle altre provincie, hanno goduto di una sorte migliore. Gli interventi distruttivi delle Guardie Rosse in queste zone sono stati decisamente inferiori, come anche la politica di immigrazione. Questo ha consentito alle popolazioni locali di mantenere le proprie tradizioni culturali e religiose praticamente intatte. Sembra proprio il Tibet che vogliamo vedere, ed è li’ che andremo. Prima tappa la città di Repkong/Tongren, a seconda che la si voglia chiamare alla tibetana o alla cinese.

20121009-203100.jpg20121009-203144.jpg

20121009-203212.jpg20121009-203428.jpg

Annunci

Una risposta »

  1. Pingback: Cina – Informazioni Pratiche « Animeprave

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...