Il Terrore della Cina

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Giorno 31.

Il viaggio verso Repkong/Tongren, primo avamposto tibetano che troveremo sul nostro percorso, fila via liscio. Il bus sgangherato che ci trasporta a destinazione non buca, non boccia, non si rompe, per cui in tre orette siamo arrivati. Qui la separazione etnica e’ ancora più evidente. I cinesi occupano i palazzi in calcestruzzo nella parte nuova della città, avvolti in una nuvola di fermento edilizio dove tutto, anche l’inutile per un villaggio di montagna, e’ in perenne espansione. I tibetani continuano ad abitare nelle case di fango e mattoni nella parte vecchia, quella che circonda il bellissimo monastero buddhista, uno dei più importanti della zona.

Il nostro risentimento verso il governo cinese e’ sempre più esasperato, in particolare per via di da due cose: gli esorbitanti prezzi dei biglietti di tutti i siti con un minimo di interesse turistico (anche se a Repkong riusciremo ad entrare nel monastero da una via laterale, grazie anche all’aiuto di monaci compiacenti, beffando le autorità governative) e soprattutto dal fatto che in molte città gli alberghi più economici non sono autorizzati ad ospitare stranieri. Così, dopo essere stati poco cortesemente rimbalzati dalle solite tre o quattro bettole, ci viene indicato un posto altrettanto lurido alla bellezza di oltre 25 euro per notte…i furbetti vogliono forse fregarci? Insulto la tipa alla reception e ce ne andiamo a cercar fortuna altrove, salvo esser costretti a ritornare poco dopo, coda tra le gambe, dalla signorina appena insultata, che comunque non se l’e’ presa…del resto non capendo l’italiano, come avrebbe potuto sapere che le avevo appena dato della troia?

Comunque, io resto incazzato come una biscia, inveisco ripetutamente contro i cinesi, contro il governo ladro e contro la stronza della recepiton. Inizio a pensare a come mettermi a capo di una rivolta anticinese in Tibet, e già mi vedo, novello Garibaldi, entrare a Lhasa tra ali di folle plaudenti….Federico Avidano, Liberatore di Lhasa, Terrore della Cina, Eroe dei Due Mondi…. suona bene….. Quando mancano cinque minuti alla rivoluzione, mentre ci stanno registrando i passaporti, notiamo altri backpackers, passare li’ davanti, ed in un nanosecondo molliamo nuovamente la simpaticona esterrefatta… sono Antti, un ragazzo finlandese, e due amiche cinesi, una forse la futura fidanzata. Queste ci dicono di lasciar fare a loro, e dopo mezz’ora siamo in una camera molto più bella, ed alla metà del prezzo! Un’altra sonante vittoria degli Avidano’s contro il governo fascio-comunista di Pechino. Siccome non potremo essere registrati con la polizia, perché anche questo posto non dispone della fantomatica “autorizzazione”, ci viene richiesto di evitare di metterci troppo in vista…cosa molto difficile dato che per due giorni siamo oggetto costante della curiosità dei locals, soprattutto tibetani, che ci squadrano con lo stesso stupore con il quale noi squadriamo loro…

In città si incrociano frequentemente monaci buddisti nei loro abiti color zafferano e curiosi personaggi locali con i capelli lunghi e le trecce, avvolti nei propri spessi pastrani tribali. Le donne sono bellissime, con le lunghe trecce nere e gli abiti colorati. Repkong e’ famosa perché in un monastero delle vicinanze vengono prodotti i migliori thangka buddisti del mondo, dipinti da veri e propri artisti, le cui opere sono richiestissime in tutto il mondo tibetano, ed iniziano ad essere conosciute anche in occidente. A dimostrazione del minor controllo cinese rispetto alla TAR, all’interno deI monasteri della zona troviamo frequentemente immagini del Dalai Lama, cosa proibitissima a Lhasa e dintorni. Quando, a gesti, spieghiamo ai monaci che abbiamo visto il Dalai Lama stesso in Italia, ci guardano compiaciuti, e spesso si lanciano in invettive contro la Cina che mortifica la loro tradizione culturale. Inutile specificare da che parte stiamo…

A Repkong decidiamo anche di cambiare ancora una volta rotta: invece di scendere fino a Chengdu percorrendo la strada principale, ci siamo messi in testa di prendere quella più lunga, meno frequentata, più accidentata e ad alta quota che scende verso sud-ovest fino alla città di Yushu, attraverso zone in cui la penetrazione cinese Han e’ praticamente nulla, e di cui si dicono meraviglie, sia a livello paesaggistico che culturale. Purtroppo non ci sono mezzi di trasporto diretti, per cui ci stiamo preparando per un Odissea tra valli, montagne e villaggi sperduti…ma se non ora, quando?

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