Panda fuori strada

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Giorno 45.

C’e’ chi pensa che un lungo viaggio voglia dire avventura ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette, come se ci si trovasse su di un immenso set di un kolossal hollywoodiano. Mi spiace deludervi, non è così. Esistono anche i “momenti tenerezza”…

A Chengdu esiste un piccolo luogo in cui viene custodito, protetto, nutrito e vezzeggiato un curioso essere, peloso e dalle forme tondeggianti, di cui purtroppo non restano molti esemplari al mondo. Simbolo del WWF, ispiratore di una celebre utilitaria della Fiat, protagonista di film d’animazione, il Panda Gigante e’ stato nostro compagno in una giornata umida dal sapore vagamente autunnale. Siccome, anche i sassi lo sanno, e’ in via d’estinzione (come il Machu Picchu direbbe Giorgia, ma questa e’ un’altra storia…), hanno pensato bene di dedicargli un apposito centro in cui numerosi scienziati si occupano di lui soltanto: curandone l’alimentazione, stimolandone la riproduzione e cullandolo nei primi mesi di vita, quando più che un orso sembra un piccolissimo topolino rosa.

Curioso animale davvero, il nostro amico Panda. In teoria dovrebbe essere un onnivoro con spiccata predilezione verso la carne, in pratica si nutre solo di bambù, e nemmeno di tutti i tipi, ma solo di alcune qualità che seleziona non si sa bene in base a quali criteri. Siccome il bambù e’ un alimento molto povero di sostanze nutritive, ed il panda un animale davvero molto grasso, ogni giorno ne deve mangiare circa il 50% del proprio peso corporeo per non morire di fame. Purtroppo le foreste di bambù stanno scomparendo dalla Cina Centrale, e con esse anche il nostro simpatico orso-gatto…che certo non si batte con tutte le forze per sopravvivere. Ha un ciclo riproduttivo brevissimo e le madri possono prendersi cura di un solo piccolo per volta. In cattività va un po’ meglio, ci sono le infermiere e le incubatrici che se ne occupano, ma sorge un altro problema: i panda maschi proprio non ne vogliono sapere di trombare…e’ l’unica specie animale che cerca pigramente l’estinzione! All’interno del centro, solo uno stallone sembrerebbe in grado di riprodursi in modo naturale, e viene trattato quasi come un eroe, in pratica l’ultimo possessore della sacra ars amandi pandesca. Per gli altri, non resta che l’inseminazione artificiale.

Sono infatti bestie estremamente pigre, probabilmente gli unici animali che non disprezzano la vita in cattività. Mangiano da sdraiati, si addormentano quasi subito in qualsiasi luogo e posizione e anche da piccoli il massimo del divertimento e’ rotolarsi sulla pancia della mamma (che a sua volta dorme, nel frattempo), oppure leccare blocchi di ghiaccio che vengono forniti dal personale del centro per refrigerare le bestiole, che se non altro non sembrano patire il freddo, anzi…20121027-124005.jpg20121027-124054.jpg

Passa la giornata mangiando e dormendo, nel tentativo disperato di risparmiare energie, possibilmente abbarbicato in luoghi sopraelevati per evitare grane e contatti con gli altri animali. Un orso dal carattere mite che anche nella genetica, curiosamente poco mimetica in una foresta di bambù, esprime tutta la propria pigrizia. I suoi occhioni cerchiati dovrebbero agire come deterrente nei confronti di eventuali malintenzionati, evitandogli la fatica della lotta. Curioso che l’aspetto pezzato, che per noi umani da sempre rappresenta la sua caratteristica più amata e accattivante, nella visione pandesca delle cose dovrebbe costituire un’infallibile arma di difesa…del resto, se è praticamente estinto, ci sarà pure un motivo…

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Resta da chiedersi perché un animale del genere sia così amato in tutto il mondo. Forse perché è troppo bello per estinguersi ed allo stesso tempo troppo alternativo, troppo inadatto, troppo goffo e diverso da tutti per poter sopravvivere.

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