Life on Mars – Il Tibet dalla A alla Z

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Giorno 62.

Shangri-La e’ la nostra ultima città tibetana ed e’ una meta ultra-turistica. Deve la propria fama ad un libro scritto negli anni 30 (Lost Horizon, per chi volesse leggerlo….) che tra l’altro non citava nemmeno precisamente questo luogo. Zhongdian, questo il suo vecchio nome, e’ stata in seguito identificata con la mitica città himalayana di cui si narra nel romanzo dal governo cinese, smanioso di creare un nuovo Eden verso il quale convogliare masse di gitanti in festa. Il suo nome e’ stato cambiato nel 2001 e da allora convogli di turisti locali raggiungono questa meta esotica, credendo di assaporare il Tibet. Non e’ naturalmente così, ma lasciamoglielo credere…. Per noi e’ poco più di una città di passaggio, nella quale troviamo un buon ristorante indiano. Per il resto, nulla da segnalare.

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Lasciamo l’altopiano e con esso qualche considerazione generale riguardo al mese abbondante che abbiamo trascorso su Marte.

ARIA. Fredda e rarefatta, difficile da respirare. ALTOPIANO. Ti abbraccia tutto intorno.

BAMBINI. dalle guance rosse e screpolate. Portati sulla schiena, grazie ad un nastro di stoffa, come un rudimentale zaino quelli più piccoli. Perennemente sporchi e con il moccolo quelli più grandi. Ma ti salutano sempre, tutti.

CANI. Liberi e randagi, si aggirano nei dintorni dei mercati della carne, alla ricerca perenne di un boccone. Tutti simili, incroci millenari tra mastini tibetani ed infinite tipologie di bastardini. In alcuni paesi sono più numerosi degli umani. Discorso a parte i mastini puri, razza superiore, per metà leoni.

DRAGONI. A quattro dita quelli tibetani, a cinque quelli cinesi. Dipinti sui soffitti, sui letti in legno, sui portali.

ESCREMENTI. Di yak, di capra, di cane, di uomo. Imbrattano i vicoli di ogni paese o sono stesi a seccare per diventare combustibile da ardere, ma sempre pronti ad attaccarsi alle suole se ti distrai un attimo.

FUNERALI A CIELO APERTO. Strano rituale in un paese in cui il legno per le cremazioni scarseggia ed il terreno e’ spesso troppo duro per favorire le tumulazioni. Così, i cadaveri vengono fatti a pezzi e dati in pasto agli avvoltoi, massimo segno di generosità nei confronti del mondo. Il corpo privo dell’anima e’ ormai un guscio vuoto che deve ritornare a far parte del ciclo della vita. Impermanenza allo stato puro.

GIOIELLI. Incastrati nei capelli corvini delle donne. Lapislazzuli, coralli, opali decorano le cinture strette in vita, sui lunghi abiti scuri.

HIGH ALTITUDE SICKNESS. All’inizio ti distrugge con il mal di testa, ti rende quasi impossibile addormentarti. Dopo un po’ ti abitui, ma ti resta il fiato corto e quella sensazione diffusa di non farcela.

INOSPITALE. Come il paesaggio, IMPLACABILE, che non concede sconti. La vita e’ dura, ma non ci si preoccupa troppo: c’è’ sempre la prossima in cui sperare.

KORA. Intorno a monasteri, stupa, ruote di preghiera. Chilometri spesi recitando mantra per guadagnare meriti da giocarsi nella propria vita futura. Terrificanti quelle strisciando a terra ogni tre passi, anche per circuiti lunghi molti giorni, senza fermarsi davanti a niente, pietre, scalini, incroci stradali.

LAVORI IN CORSO. Senza sosta, tunnel, ponti, palazzi, strade. Un paesaggio continuamente stuprato dall’ottusita’ del potere cinesiano. LHASA. Un miraggio per noi irraggiungibile.

MONACI. Color zafferano, dai berretti gialli, dondolano nelle sale di preghiera al suono ipnotico di tamburi e corni. I più giovani maneggiano costantemente iPod, la maggior parte conduce una vita privilegiata dietro le mura dei propri MONASTERI, dove i lavori più duri spesso li fanno le donne. Ogni tanto qualcuno si da’ fuoco per protesta, redimendo tutta la categoria. MANTRA. Recitati senza sosta, durante le kora intorno ai monasteri ma anche dalle ruote di preghiera montate sui cruscotti delle automobili. MUSICA POP TIBETANA. L’ultimo successo che imperversa in radio e’ “Yallha, yallha, yallha soo..”

NOMADI. Avvolti nei lunghi cappotti dalle maniche penzoloni, capelli intrecciati, coltello nel fodero. Abitano le praterie, in tende nere ricavate con pelle di yak o in “moderni” tendoni di plastica bianchi che di notte si illuminano di lanterne e brillano di fluorescenza. NONNI. Seduti sui gradini fuori casa, incuranti del freddo. Chiacchierano tra loro, pregano, giocano a carte, guardano i nipotini, con le loro facce cotte dal sole e le mani scavate dal vento.

OSPEDALI. File di flebo all’aperto, sale operatorie arrugginite ed incrostate di sangue. Cristo si è fermato a Chengdu.

PRATERIE. Infinite a perdita d’occhio, verdeggianti come l’Irlanda, punteggiate di mandrie al pascolo come margherite. POLIZIA. È dappertutto, in assetto antisommossa alla continua ricerca del famigerato (?) terrorista tibetano.

QUESTUA. Quella effettuata da donne, bambini ed anziani con una mazzetta di banconote da uno Yuan in mano. Si offendono se gli dai troppo poco…valli a capire i mendicanti moderni.

RISCALDAMENTO. Semplicemente, non esiste. Unica salvezza, gli scaldaletto elettrici.

STERRATO. Caratteristica principale delle strade, insieme alle buche, ai dossi, ai guadi improvvisati ed alla polvere. Stelle. Mai viste così vicine.

THANGKA. Coloratissimi, raffinati quelli con miniature in oro. Dipinti da mani pazienti in mesi di lavoro. Non hanno prezzo, e se provi a chiederlo ti spaventi. TSAMPA. Piatto tipico, una miscela di burro, latte, the, una specie di formaggio secco e farina integrale d’orzo, il tutto a crudo, impastato con le mani. Incredibilmente, non è male.

UCCELLI. Neri come i corvi onnipresenti, maestosi come le aquile che volteggiano leggere sulle vette imbiancate, inquietanti come gli avvoltoi che aspettano il loro macabro pasto.

VENTO. Gelido e tagliente, spazza le praterie ricordandoti che l’altopiano non è una terra per freddolosi amanti delle spiagge tropicali.

YAK. Li ritrovi immobili nei prati o sul ciglio delle strade nel gelo del mattino, con il pelo arruffato ricoperti di brina. Impassibili, pazienti e tolleranti, sono l’animale himalayano per eccellenza.

ZAFFATE. Di stufa misto a stallatico, forse l’odore dei nostri bisnonni contadini.

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  1. Le riflessioni che mi hanno colpito maggiormente:
    ….senso di umanità, educazione all’ospitalità, cordialità e affetto…o semplicente la purezza e la spontaneità dei bimbi!
    ….anche qui mendicare è quasi diventato un’arte, un mestiere di vivere/da vivere, un modo di vivere?….
    …altro che riscaldamentro a pavimento, termosifoni, stufa a pellet!!! ma come fate, ragazzi??? io, donna freddolosissima, sarei già morta!!!
    …un pezzo di Europa in Asia, ottimo ritratto con 7 parole chiave….

    Ma che bella questa info in pillole!
    Ps: mi scrivete qualcosa sul thè, sul suo consumo, sul rito? Appena ne avrete l’occasione…grazie!

    • Carino vero? Abbiamo deciso di fare un elenco A-Z alla fine di ogni paese.. Anche se il Tibet non è indipendente politicamente resta un paese distinto culturalmente.. La tradizione del te la inseriremo sicuramente nel riassunto della Cina!!! Un bacio

  2. che avventura state facendo ragazzi!!!!
    alla sera ogni tanto mi piace dare un’occhio alle vostre peripezie per “volare” lontano dalla nostra Asti
    mi raccontate con belle parole quello che occhi assetati di cultura hanno scorto nelle bellezze del mondo.
    un abbraccio

  3. Pingback: Cina – Informazioni Pratiche « Animeprave

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