Magazzini generali

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Giorno 82.

Dopo oltre due mesi di viaggio, ritengo che l’esperienza di un grande supermercato cinese meriti un momento di riflessione. Dimmi quello che mangi e ti dirò chi sei.

Si accede di solito dal reparto abbigliamento che ti accoglie con quel vago odor di petrolio tipico dell’emporio alla cinese. Tra pelliccette sintetiche, giacche in pelle di plastica e vestaglie di pile che farebbero impallidire il Primark, spicca l’arancione delle scarpe.. trampoli zeppati, in un tripudio di fiocchi e piume di struzzo. I commessi sono in numero dieci volte superiore al necessario, quasi sempre disoccupati, stazionano in gruppetti o giocano al telefonino, ma quando ci vedono entrare, uno si stacca e inizia a seguirci tra le file, cercando di convincerci a comprare, in cinese, un inutile copritazza da cesso in spugna colorata o un massaggiapiedi elettrico. Adesso “meio” lo diciamo noi.

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Il reparto ortofrutticolo e’ uno spettacolo, tutto e’ fresco, ordinato per gradazione cromatica e molto saporito, a dimostrazione che nel transgenico il gusto ci guadagna (?). I prezzi esposti sono al mezzo chilo e vi assicuro che c’e’ voluto un mese per capirlo. Accanto alla verdura si trovano di solito banconi di spezie profumate che si susseguono in piccole colline colorate. Sono una delizia per gli occhi e per l’olfatto, ma non solo, poco oltre si trovano ripiani di frutta secca, uvette, albicocche, cachi e kiwi, e poi funghi disidratati e semi di ogni tipo, noci, fave e mandorle, il tutto a self service, assaggia prima se ti va, imbusta e compra. I cinesi hanno una passione malsana per questo genere di cose, ruminano a ciclo continuo lasciandosi dietro una scia di gusci vuoti. I semi di girasole sono i prediletti da grandi e piccini che se ne nutrono con un’abilita’ acquisita da secoli di sgranocchiamento, tanto che ormai e’ entrata a far parte del corredo genetico collettivo. Il segreto sta nel morso, c’e’ voluto un po’ per impararlo, e pure una sessione di ripetizioni private da Benito, avvezzo a questo genere di cose, dato che anche in Spagna rosicchiano come scoiattoli: afferri il seme tra indice e pollice, tenendolo di taglio, lo infili in mezzo ai denti davanti e dai due colpi secchi uno in punta ed uno in fondo, a questo punto con le dita ti spari il seme in gola, il tutto con una sola mano, da vero professionista.

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Il latte difficilmente e’ solo latte, nella maggior parte dei casi ha un gusto, di solito alla frutta: pesca, prugne o fagiolini rossi, che qui sostituiscono il cioccolato come ripieno favorito anche nelle brioche e nei biscotti. Le marmellate sono gelatine trasparenti in cancerogeni color pastello. Niente polpa, niente semi, niente frutta dentro. Lo stesso vale per i succhi di frutta, al massimo al trenta percento di densità, sono più che altro bibite acquose e zuccherine dalle diverse gradazioni coloranti. Il the ha un reparto a se’ stante con commessa specializzata per la degustazione e la consulenza. Confezionato o sfuso, in foglie o in fiori, a gemme o con l’aggiunta di piccoli frutti che sembrano pomodorini ma sono in realtà prugne, il the e’ la tradizione cinese per eccellenza. Suggestivo souvenir e’ quello compresso in dischi neri della dimensione di un cd con cordicella rossa per appenderlo alla finestra, se vuoi. Il cinese medio beve solo quello, se ne va in giro borraccia al collo come un San Bernardo, tanto ovunque sono disponibili distributori per la ricarica gratuita dell’inseparabile amico termos. Sui treni o sui bus, negli alberghi e nei negozi, nessuno ti nega un po’ d’acqua calda. Ogni tanto si trova pure il grande gioco di società del the, un vassoio in legno intarsiato con tazze, tazzine e teiere come pedine, a forma di scacchi e di animali che puoi comprare anche sfuse ed aggiungerle alla tua collezione personale.

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In Cina si beve acqua calda, e si mangiano (anche) spaghetti freddi. Il reparto gastronomia e’ un tripudio di grilletti traboccanti cibi freddi già pronti. Tofu, carne in salsa o laccata, verdurine sottaceto, i famosi pickled, e noodels di ogni genere e misura rigorosamente freddi e piccantissimi. I prosciutti come i nostri non esistono, sostituiti da cosce di maiale dolciastre e poco stagionate. Il pesce lo prendono direttamente dalle vasche e te lo puliscono ancora vivo ed inquinato. E poi c’è il mondo del secco: anatre disossate e disidratate, pesce secco masticabile, gamberetti aridi da brodo, tanto piccoli da sembrare chicchi di riso. I würstel dolci vanno alla grande, se ne trovano di tutte le misure, da fare grigliati o per insaporire la minestra, come da noi anche qui sono una vera bomba chimica perché dentro c’è di tutto, tranne che quello che ti aspetti, ma non c’è bambino che non se ne mangi almeno uno all’uscita da scuola.

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Non esiste il reparto barattoli, le latte di pelati e di piselli per intenderci, mentre va di moda il sottovuoto come sistema di conservazione dei cibi. Tutto e’ imbustato in pacchetti tipo patatine con finestrella trasparente per vederne il contenuto. Bustine di zampe di gallina a gravità zero, con unghie curate e manicure appena fatta, lingue d’anatra pressurizzate, seppie caramellate a strisce di bassa pressione e dio solo sa cos’altro. I cibi pronti e liofilizzati sono la nuova frontiera del consumatore. L’olio lo vendono a taniche, ovviamente di semi ed esiste uno scaffale infinito di salse scure e oscure che si susseguono a migliaia. Dalla soia, alla salsa di pesce, dall’aceto a quella aromatizzata alle ostriche, salsa piccante e salsa agrodolce, in un tripudio di sapori. Attenzione perché in questa zona, mimetizzato con il sale si trova anche il terribile glutammato monosodico, un esaltatore di gusto dall’apparenza innocua, ma che alla lunga e’ davvero tossico per l’organismo, tutti lo sanno e tutti continuano ad usarlo…

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Il colore e’ ovunque, all’inizio mi destabilizzava ma ora ci ho fatto l’occhio. Il marketing in Cina tende a stordire il consumatore con tinte fluo che abbagliano la vista. Da noi invece, l’acquirente dal palato fino vaga tra gli scaffali ossessionato, alla ricerca di cibi naturali e genuini, dirigendo la sua scelta verso confezioni dai colorini pallidi ed innocui, che tendono a riprodurre il contenuto del prodotto: pacchi di biscotti color grano, zuppe pronte in tetrapack verde cremoso, latte e derivati dalle candide confezioni bianche. Qui funziona tutto al rovescio, il mio latte e’ più buono del tuo, diossina a parte, allora lo sparo nel rosa shocking o nel rosso fuoco, le mie zuppe istantanee sono più saporite, per capirlo il compratore deve solo seguire la scia arcobaleno lungo lo scaffale, dall’indaco al blu cobalto. I biscotti sono verdi, rossi e blu, senza distinzione tra dolce e salato, quelli con pepite al cioccolato di solito stanno accanto al gusto cipolle, formaggio e peperoncino, tutti insieme appassionatamente.

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Il reparto cosmetica e’ uno dei miei preferiti, perché è davvero molto fornito e profuma di buono. Purtroppo quando ci arriviamo Fede si annoia, tra quelle migliaia di boccette e lozioni, ed inizia a tirarmi per il braccio. Le ragazze cinesi invece passano ore tra campioncini prova e commesse che le intortano allo specchio su chi è la più bella del reame. Ci tengono un casino al loro aspetto fisico, intasano i bagni degli ostelli con beauty case che fanno impallidire il povero Avidano, mentre io muoio dall’invidia. Con enorme cura e pazienza maniacale, si ungono con ogni sorta di siero alla ricerca dell’eterna giovinezza, e con ottimi risultati, visto che hanno capelli splendidi e lucenti e dimostrano tutte dieci anni di meno…però non si depilano.

Differenze culturali e abitudini alimentari a parte, il popolo cinese ha un vero culto per il cibo. E la sua cucina e’ davvero ottima. Ogni dieci metri si trova un ristorante specializzato che propone un piatto tipico, quasi sempre fresco e cucinato sul momento. La gente mangia ad ogni ora del giorno e della notte e sempre fuori casa, perché i prezzi sono ottimi e i profumi a volte irresistibili. Al supermercato invece vincono lo scatologico ed un look quantomeno naïf…

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    • Non ne dubito.. Tranci di serpente, tartarughe, cavallucci marini, lingue d’anatra, vendono persino l’ano del maiale, come una prelibatezza!!! Spero che queste cose non arrivino mai nei nostri supermercati!!

  1. Un trionfo di colori, sapori e odori….rimarrei stordita e in difficoltà, dovendo scegliere! Che meraviglia peró la parte vegetale…c’é da perdersi in quei mucchi colorati! Bellissimo…. Ciao ragazzi!

  2. Pingback: Cina – Informazioni Pratiche « Animeprave

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