Non ammazzano mica i Carabinieri?

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Giorno 100.

Il Natale e’ arrivato anche ad Hanoi. Alberi psichedelici, pupazzi di neve di polistirolo, stelle di natale di cartapesta… Le vetrine dei negozi sono addobbate a festa, alberghi e ristoranti promuovono i pacchetti per le feste, inventandosi qualunque cosa pur di indurre il turistone occidentale a spendere di più. Un gatto stanco dorme in vetrina, sprofondato nella biancheria intima, dietro a un velo di neve artificiale.

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L’intraprendenza in questo paese e’ il motore che muove l’economia. Nel tentativo di raggiungere i ricchi cugini cinesi, i vietnamiti si conquistano il podio tra i paesi più operosi d’Asia. Con la differenza che qui la maggior influenza occidentale rende l’affarista più spregiudicato, soprattutto quando si tratta di turisti. I cinesi sono più moderati in questo, difficilmente ti fregano apertamente, magari rincarano un po’ le tariffe ma non ti rifilano mai grossi bidoni, perché culturalmente sono un popolo che non ama far brutta figura. Qui invece non hanno ritegno, per qualunque cosa ti sparano cifre folli, senza provare un briciolo di vergogna quando riesci a smascherarli. Appena arrivati ad Hanoi abbiamo diviso il taxi con due ragazzi cinesi conosciuti in viaggio. Giunti a destinazione il tassista e’ stato colto da una fretta improvvisa, mentre il ragazzo cinese si offriva di pagare per tutti, con mio enorme disappunto, visto che già sapevo che il povero innocente si sarebbe fatto infinocchiare. Complice il tassametro taroccato o la scarsa attenzione del nostro amico nello scambiare una banconota da 500.000 con una da 50.000, fatto sta che il tassista disonesto e’ riuscito a farsi pagare dieci volte il costo della corsa dal cinese sprovveduto, che poi pieno di vergogna si è rifiutato di dividere con noi la cifra, sobbarcandosi l’intera perdita.

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I bambini ti salutano e subito dopo allungano la mano per farsi sganciare un piccolo omaggio, anche senza esser mendicanti. Quasi nessuno ti rivolge la parola per il semplice piacere di farlo, soprattutto nelle zone più turistiche, perché un secondo dopo cerca inevitabilmente di vederti qualcosa che non desideri e che non ti serve, ad un prezzo assurdo, costringendoti pure a giustificarti se non lo vuoi comprare. In fondo non è tutta colpa loro: per ogni turista che riesce con fatica a contrattare un prezzo equo, che a volte e’ anche dieci volte più basso rispetto alla richiesta iniziale, ce n’e’ invece uno che cede ignobilmente senza nemmeno provare a ribassare. E questo non vale solo per i souvenir da spedire a casa, che sarebbe il meno, ma anche per l’acquisto della frutta al mercato o per un biglietto dell’autobus, che dovrebbe invece avere un prezzo fisso. Come sempre un certo tipo di turismo “corrompe” le menti, anziché facilitare uno scambio culturale, soprattutto quando si tratta di gruppi organizzati in vacanza nei paesi in via di sviluppo, in cui possono mettere mano al portafoglio in modo spregiudicato e sentirsi benestanti, senza pensare alle conseguenze negative sulla popolazione locale: inflazione galoppante, abbandono degli studi per dedicarsi ad attività commerciali legate al turismo, aumento dei bambini mendicanti e via dicendo. Inoltre l’attribuire allo straniero la condizione di “bancomat umano” rischia di trasformarsi in un boomerang per l’intero settore turistico, perché alla lunga potrebbe portare a preferire altre mete.

Un altro esempio sono le masse di turisti che esportano la tradizione della mancia in paesi in cui non esiste, poiché già vige il regime del prezzo variabile. Ora se contratto mezz’ora per farmi fare un massaggio ad un prezzo ragionevole e finalmente si arriva ad un accordo, quando la signora ha finito non può insistere per avere una mancia pari a quello che sono con fatica riuscita a farmi scontare nella trattativa iniziale, soprattutto considerando che nella maggior parte dei casi la signora in questione non è una dipendente, ma la sorella, la zia, la cugina che partecipa alla gestione familiare dell’attività.

Anche la struttura che accoglie i turisti e’ quasi interamente in mano ad agenzie locali che propongono tour organizzati, il che rende da un lato più facile spostarsi, mentre dall’altro finisce con l’omologare il tutto in un’esperienza a tappe scandite dai punti vendita di souvenir convenzionati. Oltre ad aprire il mercato a speculatori di ogni genere, spesso con una scarsa preparazione professionale. In questo caso però viene almeno offerta la possibilità di scegliere se aderire al tour o meno. Se accetti, sai già che ti ritroverai impacchettato in un minivan con altri venti turisti, che farai una sosta in un negozio di souvenir con prezzi iper-gonfiati, e che la tua giornata sarà scandita dai tempi della tua guida improvvisata. In alcuni casi si può soprassedere a questi piccoli fastidi, in quanto e’ davvero conveniente partecipare ad uno dei pacchetti all-inclusive di uno, due o tre giorni, che ti permettono di risparmiare tempo e denaro, a patto di scegliere accuratamente il tour più economico presente sul mercato, perché una maggiore spesa non equivale ad un servizio migliore, ma nel 99% dei casi, solo ad un maggior guadagno del Tour Operator. E questo lo abbiamo verificato direttamente, quando ci siamo resi conto che alcune persone avevano pagato il doppio o il triplo di noi, pur facendo parte dello stesso gruppo, che vuol dire stesso mezzo di trasporto, stesso cibo, stessa guida e stesso tipo di camera…

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Sara’ che si vogliono vendicare per decenni di guerra e di sofferenze, ma nell’insieme traspare il lato peggiore di un viaggio in Vietnam: la frustrazione che deriva da questi continui tentativi di raggiro non è relativa esclusivamente ai soldi che si possono risparmiare o meno, ma alla fastidiosa sensazione di essere costantemente presi per il culo…che rimane comunque ben poca cosa rispetto ai timori paventati da nonna Armida, che dai suoi novantacinque anni d’età, reputa il Vietnam un paese pericolosissimo, dove addirittura (ed inspiegabilmente…) pare che ammazzino i Carabinieri!!

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  1. A, ma allora tutto il mondo è paese, davvero! …anche qui è decisamente forte la sensazione di essere presi costantemente per il culo dai nostri governanti! Mal comune mezzogaudio, va’! Buonissime feste a los dos… :*)

  2. Ciao. Tutto verissimo. Le vostre sensazioni le ho sperimentate in Birmania, Laos e Cambogia. La contrattazione per portare a casa un articolo che può interessare, un oggetto ricordo, un manufatto (si spera non cinese ma sono veramente pochi quelli autenticamente prodotti nei paesi che ho citato) è veramente sfiancante. A volte trovi il ragazzetto che non ti molla per centinaia di metri, diventa il tuo guardiano, vuole venderti a tutti i costi la sua mercanzia. Ma una strategia l’ha adottata lo zio mauro, e talvolta ha funzionato: ha incominciato a intavolare un discorso con il suo giovane venditore e in un improbabile linguaggio fatto di segni, smorfie, gesti (educati) qualche parole di inglese ove serviva e qualche suono gutturale in dialetto friulano(pare che funzioni) qualche sconto l’ha ottenuto. Ma soprattutto si è divertito. Buon Natale ragazzi. Continuate a raccontarci di voi. Giulia, toglimi una curiosità: dove fai il bucato?

    • La nostra tecnica e cercare di vendere noi qualcosa a loro, ovviamente a prezzi folli.. Rimangono tanto sbigottiti che la maggior parte ride e se ne va.. Ps: Il bucato lo faccio in albergo, hanno sempre una lavatrice..

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