Natale nella grotta

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Giorno 113.

La canoa e’ tanto piccola da sembrare una foglia che scivola sul fiume. Il Caronte che ci guida indossa una camicia da boscaiolo a scacchi rossi, e ha un’enorme torcia piazzata sulla fronte, al posto del terzo occhio. Poi la montagna ci inghiotte e inizia il nostro viaggio nella pancia della balena.

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Le Grotte di Khonglor sono sette chilometri di buio, attraverso una galleria scavata dal fiume nel cuore della montagna. Mi sento nervosa come la prima volta che sono salita sul trenino della casa stregata. Allora avevo sei anni e stringevo forte la mano a Deep. Oggi ne ho trentadue e tremo come una foglia, anche se continuo a ripetermi che è solo freddo. Sicuramente e’ un Natale alternativo. Mi immagino già i titoli dei giornali: scomparsi il giorno di Natale nelle grotte laotiane, cercavano il presepe vivente, ma finiscono inghiottiti dal centro della terra…e non sono mai bei pensieri questi. Fede, dal canto suo, sono due giorni che continua a ripetermi che nella grotta vivono ragni grossi venticinque centimetri, serpenti d’acqua e dio solo sa cos’altro. Spero che lo mordano.

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Il viaggio dura un’ora e non so bene come descriverlo. Sono più sensazioni che immagini quelle che mi frullano per la testa, anche perché all’interno l’oscurità e’ totale. L’unica luce proviene dalla torcia del barcaiolo, perché la nostra pila e’ talmente scarica da proiettare solo un piccolo alone che va a morire a pochi metri di distanza. Una corrente fredda soffia nella galleria anche se l’aria e’ densa e umida. Sento il peso della montagna sulle spalle, mi schiaccia sul fondo del sedile, ma forse sono solo claustrofobica. In alcuni tratti il tunnel si stringe tra enormi massi e stalattiti, in altri si apre in saloni immensi, alti più di cento metri e larghi fino a cinquanta, dove il suono dell’acqua si perde verso l’alto come nella cupola di una cattedrale. Alcune rocce ricche di minerali brillano come neve al sole nel fugace momento in cui la luce della torcia si riflette sulla pietra, ma subito ripiombano nel buoi. Poi lo vedo e mi viene un tuffo al cuore: il tronco contorto di un albero trascinato dalla corrente ci aspetta in agguato in mezzo al fiume, come lo scheletro di un drago marino. Rilassati, non c’e’ vita qui dentro. Guarda, nemmeno un pipistrello. Goditi il viaggio, mi ripeto come mantra…

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Costeggiamo lingue di sabbia e superiamo delle piccole rapide. Grattiamo il fondo un paio di volte e quando il barcaiolo ci dice di scendere dalla canoa per risalire un tratto di fiume a piedi, penso di non farcela. Entrando in acqua, prendo Fede per mano e sento che anche lui e’ a disagio. Poi la luce del giorno si fa strada in lontananza e mi sembra bellissima. Sbuchiamo dall’altro lato e sono sollevata come se avessi attraversato le Miniere di Moria a nuoto. Giusto il tempo di una boccata d’aria, una bibita al villaggio e poi si risale per il viaggio di ritorno. Stessa strada dell’andata, anche se la seconda volta mi sembra un po’ meno buia…

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  1. Magico Laos! Buon Natale ragazzi! Paesaggio affascinante e anche vario quello laotiano. Fa ancora tanto caldo? a metà novembre l’umidità sul Mekong era esasperante. Dove andrete ora? Ciao dalla zia Paola

  2. Ancora una emozionante descrizione dell’esperienza vissuta…racconto fantastico, Giulia!
    Che bella la sensazione di poter affrontare più serenamente dopo averlo sperimentato, quello che prima ti creava disagio.. non lo conoscevi ma, dopo averlo vissuto, hai visto che non è pericoloso, anzi è quasi surreale, onirico per come si presenta…cambia completamente lo stato d’animo e questo ti permette forse di godere meglio e assai di più, quanto di bellezza, armonia, magia quel luogo o quella situazione o quella circostanza racchiude in sè!
    Vi auguro – in questo 2013 – di vivere con questo spirito, tantissime altre belle esperienze nella magica terra in cui vi trovate!
    Buon anno, ragazzi… 😉

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