Risse a Capodanno

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Giorno 119.

Te li vedi davanti, aperti a metà e privati delle viscere, legati ad uno stecco di legno e ben arrostiti, sventolati da uno sciame di donne che assalgono gli autobus ed i pick-up ad ogni fermata. Il topo di foresta allo spiedo e’ indubbiamente una delle prelibatezze del Laos. Non ci siamo ancora decisi ad assaggiarlo, Giulia lo trova rivoltante ed io non sono riuscito a vincere le resistenze culturali radicate nella mia mente. Saranno le zanne ancora in vista, o le zampine con tanto di unghie, o la coda, ma c’e’ qualcosa che non mi convince…I locals, invece, sembrano trovarlo delizioso: li tastano con le mani per selezionare i migliori esemplari in vendita, e spesso ne fanno scorta per il viaggio o come regalo alle famiglie impazienti. Io non posso nascondere una certa soddisfazione, nel vedere come coloro che hanno rosicchiato il mio preziosissimo succo al mango siano caduti vittime di questa ecatombe di roditori. Meno esotici e spettacolari, ma altrettanto diffusi per alleviare gli scomodi trasporti lungo le strade del Laos meridionale, sono i polli e gli uccelletti alla griglia, oltre ai manghi verdi speziati e alle baguette modello francese farcite con burro dolce.

Dopo le grotte di Khonglor, su uno di questi mezzi scalcagnati abbiamo raggiunto la principale città del sud, Pakse. Qui abbiamo deciso di affittare una motoretta per quattro giorni, questa volta con le marce perché ormai sono un pilota professionista, e farci un giro per l’altopiano di Bolaven, tra cascate, templi e piantagioni di caffè. Scorrazziamo su strade di terra rossa e foriamo due volte. Il nostro obiettivo finale e’ il gruppo di cascate collettivamente chiamate Tad Lo. Nel vicino villaggio ci sono alcune guesthouse economiche dove potremo trovare un po’ di gente con cui trascorrere il Capodanno, per non essere solo io-e-te, tu-ed-io… Facciamo amicizia con Tracey e Chris, una coppia sudafricana piu’ o meno della nostra eta’ in procinto di trasferirsi in Nuova Zelanda, oltre che con Ben e Kiani, una quasi coppia di ragazzini australiani, lui sveglio ed intelligente, lei dolcissima ma con una forte tendenza alla deriva verso i luoghi più oscuri della mente. Con loro organizziamo la serata più attesa dell’anno, anche se non da noi: una cena al ristorante della Mama, che serve cibo a cinque stelle a prezzi da bancarella e pancake grossi come pizze.

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Trascorriamo l’ultimo giorno dell’anno dedicandoci ad un trekking intenso lungo il fiume per risalire le tre suggestive cascate ed assistere alla scene di vita quotidiana nei villaggi che le costeggiano. Il sentiero non e’ ben tracciato, e finiamo per perderci almeno quattro volte, anche se alla fine il senso dell’orientamento di Giulia riesce a condurci comunque a destinazione. Arranchiamo affaticati come bestie in mezzo a campi arsi dal sole che ci ricordano la savana. Cespugli di spine ci graffiano le gambe e vengo pure attaccato da un esercito di formiche rosse, mi spoglio nudo e urlante, mentre Giulia cerca di scacciarle dalla mia schiena. Siamo partiti senza nemmeno una bottiglia d’acqua, sotto il sole cocente del mezzogiorno. Al primo villaggio siamo già in preda alla calura, al secondo, cadiamo vittime di allucinazioni da sete, ma niente, non si vende acqua in bottiglia da queste parti. I locali bevono nel fiume, ma hanno anticorpi grossi come pantegane loro, per noi occidentali dallo stomaco delicato vorrebbe dire cagarella assicurata e per questo viaggio ho già dato, così cerchiamo di resistere. L’ascesa all’ultima cascata si rivela un’arrampicata quasi verticale che ci stronca le gambe, troviamo in cima due francesine con la puzza sotto il naso, comodamente giunte a cavallo del loro motorino…anche noi abbiamo un motorino parcheggiato in guesthouse, ma siamo più tosti ragazze, ce la siamo fatta a piedi, verrebbe da dire…. Mendichiamo loro un po’ d’acqua, le ragazze ci squadrano come se avessimo la lebbra, ma alla fine non ci lasciano morir di sete, seppure a malincuore.

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Piu’ tardi, gli effetti della festa e dall’alcool si fanno sentire anche a queste latitudini: il nostro vicino di tavolo laotiano, che ha iniziato a bere whiskey alle 6 e mezza di pomeriggio, inizia a perdere paurosamente aderenza, collassando addormentato sulla sedia. Anche la Mama e’ alticcia, e barcolla tra i tavoli e la cucina senza capire una mazza delle ordinazioni…per fortuna qualcuna delle sue duecento figlie non ha bevuto e riusciamo a cenare alla grande. Alle otto e trenta la situazione degenera, il Lao Lao (whiskey di riso, per i non iniziati…) inizia a produrre gli effetti più deleteri, ed in mezzo alla strada si scatena la prima rissa della serata, tra alcuni locals ubriachi. Per stroncarla deve intervenire nientepopodimeno che la rediviva Mama, la quale fa uso per riuscirci della propria influenza senile, da queste parti ancora piuttosto rispettata. Nessun ferito comunque, i laotiani non picchiano troppo duro, a quanto sembra, nonostante siano appassionati di Thai box. Per continuare la serata ci troviamo a dover scegliere tra una festa locale, dove tre sbandate danzatrici occidentali piuttosto stagionate sculettano tra laotiani lussuriosi, ed un più tranquillo falò nel cortile di una coppia mista ispano-laotiana ed i loro ospiti. Scegliamo quest’ultima ipotesi, più consona alle nostre aspirazioni. Forse sbagliando, perché proprio qui ha luogo la seconda (quasi) rissa della serata che mi vede, mio malgrado, involontario protagonista. È mezzanotte meno cinque quando, per motivi non ancora precisati, un ragazzo spagnolo molto stupido e molto ubriaco inizia a prendersela con me, che naturalmente non sto zitto e quindi veniamo quasi a contatto. Mi sento forte perché lui barcolla e basterebbe una spintarella per buttarlo nel fuoco, e poi il mio nuovo amico Chris e’ un sudafricano di uno e novanta per novanta chili. Per fortuna riesco a mantenere il mio proverbiale sangue freddo e con l’aiuto degli altri ragazzi, quasi tutti nordici e piuttosto sconcertati da tanto fervore mediterraneo, riusciamo a riportare il pazzo a più miti consigli, salvando così in extremins la serata. Nonostante l’imprevisto, la festa e’ divertente, brindiamo a Beerlao ed all’una ce ne andiamo tranquillamente a nanna, stanchi per il trekking, ma soprattutto contenti di aver sfangato un altro Capodanno. Questa volta, almeno, non faceva freddo.

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  1. Come diceva Giovanni ” di ciuc furb a gneè gniun ” (come è difficile scrivere in piemontese)
    hai anche tu trovato il tuo. Spera sempre di avere al tuo fianco un marcantonio di 90 Kg.
    Auguri di buon anno da tutti noi .Vi abbraccio.

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