Mekong dream – Il Laos dalla A alla Z

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Giorno 124.

ABITAZIONI A PALAFITTA. Diffuse ovunque nei villaggi e nei piccoli centri abitati. Sotto si parcheggia il motorino, il telaio ed insieme a masserizie di ogni genere si trova sempre un ampio tavolo di assi legno su cui si mangia e si dorme durante la calura estiva. In città domina invece lo stile villetta, nei colori più sgargianti.

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BEERLAO. Gli irlandesi hanno la Guinness, i laotiani questa versione orientale di una classica lager. Buona, anche. Vietato comprare la maglietta con il logo, un turista pseudofricchettone su due la indossa, rendendola davvero troppo inflazionata.

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CORTESIA, il popolo più sorridente di tutta l’Asia. Quando salutano, si portano le mani giunte al petto, fino a sfiorare il mento in un leggero inchino.

DITA DEI PIEDI, rotonde come salsicce, sembrano quasi palmate. I piedi sono corti e tozzi, si allargano talmente tanto verso l’esterno da strabordare dalle immancabili infradito, la calzatura più diffusa.

ELEFANTI. Una volta il Laos era detto il paese da un milione di elefanti. Oggi il numero deve essersi ridotto parecchio, dato che in giro non ne abbiamo visto nemmeno uno. O tempora, o mores!

FORESTE. Ricoprono due terzi del paese e comprendono essenze preziose come il tek o il palissandro d’Asia. Ma sono costantemente minacciate dal mercato del legname e dall’agricoltura praticata col metodo “taglia e brucia”.

GROTTE. Una delle piu’ grandi, quella di Konglor, e’ lunga piu’ di sette chilometri, ma ce ne sono davvero molte altre che possono fare la felicita’ degli speleologi. GONNE. Quelle tradizionali arrivano a mezza gamba e hanno cucito al fondo un bordo ricamato. Quando devono lavarsi nel fiume o dietro casa con un secchio, le donne semplicemente le alzano fin sotto le ascelle tramutandole in succinti parei da bagno.

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HMONG. Forse la minoranza etnica più famosa del paese, la cui componente emigrata in America e’ stata immortalata da Clint Eastwood nel film Gran Torino. Durante la guerra civile la maggior parte di essi ha appoggiato il governo filoamericano, che alla fine ha perso….forse per questo motivo, non sono troppo ben visti al momento..

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IMMONDIZIA. Si accumula ai bordi delle strade in curiosi bidoni di gomma col coperchio, che ricordano i calderoni delle streghe.

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LAO LAP. E’ il piatto nazionale. Un’insalata dal gusto fresco e piccante, realizzata con menta, cipolla, limone ed altre erbe aromatiche, il tutto tritato con carne, pollo o pesce. LAO LAO, il whisky di riso, prodotto anche artigianalmente nella versione piu’ potente, e’ il sovrano indiscusso delle feste notturne laotiane.

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MEKONG. Il solo nominarlo evoca nella mente immagini di motovedette alla caccia dei Vietcong oppure la faccia stravolta del colonnello Kurtz. Oggi questo grande fiume e’ placido come gli abitanti del paese ed offre tramonti mozzafiato.

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NON ENTRARE MAI IN CASA CON LE SCARPE! E’ segno di rispetto e di buona educazione.

ORDIGNI INESPLOSI. Uno degli ultimi regali degli americani. Per bonificare il paese si calcola che ci vorranno circa altri centocinquant’anni. Grazie Washington, di cuore.

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PICK UP. Localmente chiamati “sorngtaaou”, sono il mezzo di trasporto più diffuso. Quando e’ pieno vai sul tetto, oppure ti aggrappi alle sbarre posteriori, in piedi…la versione locale del nostro ” ti attacchi al tram”.

QUATTROMILA ISOLE. Don Det e’ la più famosa, enclave di backpackers da circa un decennio. Il paesaggio fluviale in questo punto e’ splendido, senza automobili, ne’ strade asfaltate. La frenesia e’ un concetto che da queste parti non è ancora arrivato.

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RATTI ALLO SPIEDO. Una delizia locale. In realtà sono topi di foresta, non le pantegane di fogna, cui siamo abituati. Solo per veri amanti del genere “roditori”.

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STICKY RICE. La versione laotiana del pane. È il riso glutinoso dal sapore dolce che una volta cotto sembra quasi colla. Si appiccica alle dita quando per mangiarlo devi farne una piccola polpetta nel palmo della mano. Viene servito in graziosi cestinetti di bambù.

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TRENI. Semplicemente non ci sono. TRAFFICO. Non esiste.

URBANIZZAZIONE bassissima. Piccole città che si estendono su superfici enormi, con le case che non vanno mai oltre il secondo piano. Tutto e’ ampio e dilatato: spaziosi viali a tre corsie praticamente deserti, abitazioni che si alternano a prati e boschetti, piccoli orticelli coltivati in pieno centro. Una concezione dello spazio che trasforma in paesoni anche i centri poco popolati (quindi quasi tutti…).

VIENTIANE. La capitale. In quanti lo sapevano?

ZUPPA AL CURRY CON LATTE DI COCCO. Tanto dolce e cremosa che si potrebbe mangiare perfino a colazione, forse…

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  1. La cosa per me più ripugnante certamente è il RATTO ALLO SPIEDO… (mi vien da ributtare!!!)
    L’immagine più folkloristica? LE DONNE COLORATISSIME, quella più appetitosa il PIATTO DI LAOLANG, la più rilassante il paesaggio senza traffico cioè QUATTROMILA ISOLE, quella che mi dà un senso di pace progfonda, il tramonto mozzafiato sul MEKONG….

    Avete pubblicato un altro emozionante capolavoro, ragazzi!
    Grazie… 🙂

  2. Ricordo tutto benissimo! Il Mekong, le palafitte, i piedi dei Lao, le vecchiette contorsioniste sui pullman, i bimbi in eta’ da pannolino ma abbastanza grandi per camminare a culetto al vento, le gonne laotiane (bellissime! Una e’ nel mio armadio fatta su misura in 10 minuti al mercato ! Ti ricordi Giuly? ) , la birra leggera e fresca e la maglietta Beer Lao che quel turistone di Scassa indossa con affetto e orgoglio insieme a quella di un’altra birra cambogiana! Bello il Laos…delicato ed estremo. Buon ascolto del riso che cresce.

    • Bei ricordi.. quel turistone dello Scassa avrebbe dovuto comprarsi la canotta beerlao.. adesso va per la maggiore!! Anche io ho ancora la mia gonna.. Ma dubito di riuscire ancora a entrarci!!

  3. un abbraccio a voi e al Laos , un paese che mi ha catturata bisbigliando. Sono passati appena due mesi dal mio viaggio, ma attraverso i vostri racconti mi sembra di non averlo mai lasciato. Grazie

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