Per un pugno di dollari

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Giorno 126.

L’uomo sbatte forte i pugni sul tavolo e con occhi spiritati mi urla “scio”, manco fossi un cane o un animale randagio. Cerco di mantenere il controllo di me stessa e di manifestare tutta la mia determinazione. Gli faccio segno di no, con un dito, sperando che non ne veda il tremolio. Le mani mi tremano quando sono arrabbiata, e’ una cosa che detesto, da sempre. Per l’ennesima volta gli spingo sotto il naso il passaporto, speriamo di non aver tirato troppo la corda. Siamo incappati in uno degli innumerevoli episodi di corruzione, che per piccola o grande che sia, rode come un tarlo i governi di mezzo mondo. La polizia di frontiera tra Laos e Cambogia esige due dollari per timbrare i passaporti agli stranieri. Senza uno straccio di ricevuta ovviamente, ne tantomeno una mini circolare appesa al muro della baracca che segna il confine, anche con un timbro falso, anche solo due righe scritte a mano, niente che renda la menzogna più credibile. L’uomo li prende e li infila nel cassetto, a fine giornata divide coi colleghi. Il nostro senso di giustizia emerge con violenza, sappiamo già che finiremo col pagare, ma venderemo cara la pelle. Ci rifiutiamo con ostinazione, invocando la ricevuta, la circolare, i nostri diritti, l’ambasciata, un avvocato. La conversazione si scalda, mentre guardiamo con sdegno i quaranta occidentali davanti a noi che hanno pagato senza battere ciglio, alimentando allegramente l’ignobile mercato. Intasiamo la coda, dietro di noi qualcun altro inizia a sollevare la medesima protesta. Ora siamo in sei, l’uomo dei passaporti si fa sempre più paonazzo, benché non ci rivolga più la parola e faccia finta di ignorarci, mentre cerchiamo di convincerlo a fare il suo lavoro. Il porco dell’agenzia di viaggi, che gestisce come un monopolio tutte le linee verso la Cambogia, si avvicina e con candore ci chiede perché non vogliamo pagare la modica cifra di due dollari e levarci il problema. Bisognerebbe prendere uno per picchiare l’altro, il ladro che difende l’usuraio. La sua agenzia si è fatta pagare 24 dollari a testa per un tragitto che avrebbe dovuto costare al massimo la metà. Facile fare i furbi quando non ci sono altri mezzi di trasporto, a parte l’autostop. Continuiamo ad insistere finché l’uomo esplode ed inizia a gridarmi contro, ovviamente con me osa perché sono una donna. I nostri compagni di lotta a due a due ci abbandonano, versando l’obolo. Rimaniamo soli mentre l’autobus minaccia di partire senza di noi. L’uomo sfoglia le pagine dei nostri documenti alla ricerca della più piccola imperfezione che possa incastrarci. Si appunta i nostri numeri su un foglio. Perfetto forse ora ci arresterà, così apriamo il portafoglio e rinsaldiamo l’amicizia a suon di bigliettoni. Bisogna saper perdere. Mentre attraverso la frontiera, non posso fare a meno di pensare a come sarebbero andate le cose se tutti i nostri compagni di viaggio si fossero impuntati. Il bus non avrebbe certo potuto lasciarci tutti qui, non dopo aver pagato 24 dollari. Ma invece eccoli la, seduti all’ombra di in un chioschetto intenti a bersi una cocacolina fresca. Osservo la lenta trasformazione del turista in bancomat umano e temo che se la meriti.

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  1. BLEAH!!! la nausea che mi affligge (causa influenza) è salita a 1000, dopo aver letto la pagina…questo esempio di illegalità è così ben descritto da far venire il nervoso e il voltastomaco anche ai più miti e arrendevoli dei caratteri!
    Certamente si può ridimensionare tutto ma, uno sull’altro, piccoli o grandi, i gesti di abuso e corruzione alla fine hanno creato questo stato di cose, nel mondo… Purtroppo bisogna saper perdere, si, Giulia! E anche più spesso di quanto si creda, purtroppo… perchè è venuto meno lo spirito di ribellione di fronte alla prepotenza e all’abuso di potere….e, se siamo messi così male, certamente qualcosa è mancato nella storia, in quanto ad opportuna ribellione!
    Le grandi rivoluzioni hanno fatto la storia del genere umano ma i piccoli gesti sarebbero stati o sarebbero altrettanto potenti!
    Uomo – bancomat…che tristezza tristissima! Di fronte alla potenza del denaro è ormai obbligo abbasasre il capo? Mi rattristo un po’….

  2. Sono stufa anch’io anche se gestisco il denaro altrui per lavoro. Ne ho la nausea , a volte. Riesco a resistere se utilizzo il mio misero senso dell’umorismo (sempre più miserello). Eppure anche in quei paesi dilaga la corruzione. Chi si salverà? Semplice. Il berlusca!

    • Per colpa del Berlusca siamo lo zimbello di tutti quelli con cui parliamo. Basta dire che siamo Italiani e la prima cosa che ci rispondono e’ “Berlusconi, bunga bunga”.. Se vince di nuovo non so se torniamo..

      • immagino il disagio…ma voi siate fieri essere italiani, popolo di partigiani e valorosi combattenti per la libertà!…lui, il piccoletto non mi/ci rappresenta e io/ noi non siamo lui…uomo di merda!

  3. Se vince di nuovo saranno i laotiani a venire in vacanza da noi. Comunque questi sistemi di corruzione sono insiti nella natura umana e noi italiani siamo maestri nell’utilizzare queste bassezze… Credo nelle generazioni future, nell’instillare in loro un buon senso di giustizia. Ci provo a partire da quei due piccoletti che girano per casa! Tenete duro!

    • Ragazzi, io ho una forte speranza che mi sostiene…che questo nostro popolo italiano – alla fine – si sia reso conto del sudiciume e della schifezza che ci ha portato il piccoletto, psiconano complessato, costretto ad inventarsi il bungabunga per dire che anche lui “esiste”! Sicuramente ci saranno ancora italiani che lo voteranno, ma la maggioranza guarda verso un’altra direzione….io ci credo! Importante che l’altra direzione sia quella fatta dalle persone che riconoscono la giustizia e che la sanno praticare, che sanno governare onestamente…voi, intanto insegnate questo valore inestimabile alle nuove generazioni ..noi vecchietti ve ne saremo grati…voi e loro siete il nostro futuro! Grazie Mamma Silvia!

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