Aspettando la neve…

Standard

Giorno 128.

Marco e Daniela sono due campioni, di quelli veri. Sono i primi che incontro in carne ed ossa e mi fanno una certa impressione. Lui è rasato, con bicipiti alla Braccio di Ferro ed ha tatuaggi bellissimi su tutto il corpo. Si è classificato quarto ai campionati mondiali di Thai Boxe ed oggi e’ allenatore della nazionale. Lei ha capelli cortissimi, piercing e due rose del Borneo tatuate sulle clavicole che sottolineano la sua femminilità sportiva. E’ stata campionessa europea, sempre di Thai Boxe. Ma non lo dicono, non si vantano come faremmo noi italiani, perché loro sono svizzeri, mica comuni tamarri. Lo scopriamo solo dopo due giorni di frequentazione e rimaniamo letteralmente a bocca aperta. Ancor di più quando ci raccontano che la notte di capodanno il loro bungalow e’ bruciato insieme ad altri dieci a causa di un fuoco d’artificio sbilenco, lanciato dallo stesso proprietario della guesthouse, che in una sola notte ha perso tutto.

20130116-214504.jpg

Ci incontriamo appena entrati in Cambogia, all’incrocio dove l’agenzia di viaggi che detiene il monopolio dei trasporti con il Laos lascia i derelitti che attendono la coincidenza per Banlung, non prima di averli spennati con prezzi quasi europei. Aspettiamo per quattro ore in qualche luogo imprecisato in mezzo alla campagna cambogiana, dove l’unico passatempo per i locali pare essere il gioco d’azzardo. E proprio qui, nel bel mezzo del nulla, si materializza l’immagine più surreale ed indimenticabile di tutto il viaggio. Un bambino di neanche un anno viene trascinato avanti e indietro dalla madre, seduto dentro una slitta improvvisata, ricavata in una tanica di plastica. Un pezzo di cartone che funge da schienale lo aiuta a tenere la posizione e ogni volta che la povera donna si ferma lui irrimediabilmente piange. Nulla sarebbe se non fosse che in mezzo a quella strada ci sono trenta gradi all’ombra, rendendo l’idea della slitta quantomeno insolita ed il pigiamino trapuntato a fiori della donna decisamente fuori luogo, oltre che scoordinato.

20130116-215138.jpg20130116-215611.jpg

Quando finalmente l’autobus si manifesta ci trova rapiti dal gioco dell’oca in cui duellano all’infinito i pigri personaggi che popolano il crocevia. Le tre ore di viaggio che ci restano si rivelano un vero massacro. I mezzi di trasporto cambogiani fanno quasi rimpiangere i pick- up laotiani, per quanto strapieni di verdura e galline. Solitamente ci sono due bocchettoni per l’aria condizionata, puntualmente rotti, che come voragini ti sparano sedici gradi di ghiaccio proprio sopra la testa. A questo si aggiunge la tremenda musica pop scagliata a tutto volume, con tanto di videoclip artigianali che girano sullo schermo a ciclo continuo, contro cui non ci sono rimedi, nemmeno i tappi. Ma questa volta ci toccano pure i sedili di seconda classe, quelli che quando il bus e’ già pieno si ricavano infilando nel corridoio centrale dei minuscoli sgabelli di plastica, senza schienale e con le gambe talmente molli che ad ogni sobbalzo collassano sotto il tuo peso. Mi rannicchio su me stessa come una foglia secca, con la testa che ciondola in mezzo alle ginocchia e cerco di auto ipnotizzarmi, ma non riesco a dimenticare di aver pagato 24 dollari per questo sgabello.

A Banlung cercano di rifilarci due biciclette al tetano senza freni e senza cambio. Ci rifiutiamo categoricamente e ci avviamo verso il centro a piedi in cerca di un altro mezzo di trasporto. Troviamo due gazzelle in discrete condizioni con cui raggiungere il Boeng Yeak Laom, a pochi chilometri di distanza. Il lago, perfettamente circolare, sorge al centro dell’antica caldera di un vulcano ormai estinto, immerso in una vegetazione punteggiata da enormi alberi dal tronco bianco e pallido come la neve. Qua e la sono disseminati cartelli che suscitano la nostra ilarità: si affitta di tutto, dalle stuoie alle capanne per allestire picnic, ma i piu curiosi sono quelli che esortano gli avventori a non raccogliere o giocare con le mine! Le sponde rimbombano di risate e grida di bambini. Siamo finiti qui durante uno dei tre giorni di festa nazionale indetti ogni anno in occasione della liberazione del paese dal terribile regime degli Kmer Rossi, avvenuta il 7 gennaio 1979, ed il lago con le sue acque immobili e cristalline e’ una delle mete preferite per le gite fuoriporta. Facciamo un tuffo da un pontile isolato, ma subito si raccoglie intorno a noi una piccola folla di curiosi, forse richiamati dalla vista dei bagnanti occidentali. Cerco pudicamente di avvolgermi nel pareo fiorato per non attirare troppo l’attenzione, ma anche così la nostra pelle candida da’ parecchio nell’occhio. I cambogiani fanno il bagno infilati dentro giubbotti salvagenti catarifrangenti, sotto i quali sono completamente vestiti.

20130116-215031.jpg

20130116-215051.jpg

Manco a dirlo, sulla via del ritorno, Fede buca per l’ennesima volta la gomma della bici. Arranca in salita, avvolto in una nuvola di terra rossa. Arriviamo in città al tramonto con i piedi più sporchi che si siano mai visti e non riesco a scacciare il sospetto che su di lui aleggi qualche sorta di malocchio.

20130116-214516.jpg20130116-214547.jpg

Annunci

»

  1. Ciao.
    Sono Pier, il vostro cugino di entrata, come dicono in Sardegna…
    Intanto saluti da Lisa e dai ragazzi.
    Mi sono messo a seguirvi, nelle pause di lavoro, e ho coinvolto, in questo, moglie e figli. Sono contento che vi seguano soprattutto loro, i figli, e spero che il racconto del vostro viaggio accenda in loro il sacro fuoco della curiosità e della voglia di ampliare i loro orizzonti, ad oggi, ma credo sia l’età, limitati a scuola (per obbligo), calcio, playstation, minchiate varie, e patatine assortite (più che altro desiderate).
    Tutti noi, fin dal primo vagito, iniziamo un viaggio misterioso che dovrebbe, in teoria, condurci a capire qualcosa di più della nostra essenza e a farci sentire parte di qualcosa di più grande, meravigliosamente più grande. Moltissimi non fanno che pochi metri; altri fanno migliaia di chilometri, magari stando sempre fermi nello stesso posto, senza averci capito granchè; altri ancora pensano di aver già capito tutto e non partono nemmeno. Voi avete scelto un interessante mix di chilometraggio pressochè illimitato e, soprattutto, di profonda attenzione al nutrimento che vi arriva dai profumi, dai volti, dai sorrisi, dai colori dei luoghi e delle persone che visitate, incontrate e annusate nel vostro viaggio.
    Bravissimi! MI piacete un casino. Vi ammiro e vi invidio un po’
    Il contatto con la diversità, di luoghi, di colori, di volti, di lingua, di profumi penso infatti sia la strada per dare un senso ad ognuno dei nostri personalissimi viaggi individuali; forse è proprio questo il segreto, per non finire anestetizzati a maledire chi ci ha fatto: cercare nel percorso dell’altro, nella condivisione del percorso dell’altro, il significato del viaggio che stiamo affrontando noi.
    Quante risposte troveremo: poche; quante domande ci porremmo; moltissime.
    Ma proprio qui sta il bello.
    Un abbraccio
    Pier
    17 gennaio 2013

    • Ciao Pier, ci fa molto piacere che ci segui con interesse, e soprattutto che cerchi di inculcare nelle nuove leve il cosiddetto “travel bug”…noi italiani in questo siamo più lenti, i nordici a 18-19 anni iniziano già a girare il mondo…
      La nostra idea di viaggio ci porta a stare a contatto con le persone, ed i momenti più interessanti sono senza dubbio quelli in cui questo contatto diventa più diretto, superando le barriere linguistiche e culturali. Allora ti accorgi che questo benedetto “altro”, in fondo non è poi tanto lontano da te, e che al di la’ di un diverso modo di parlare e di mangiare, di un diverso colore della pelle, hai sempre di fronte gli occhi di un uomo. Questa “scoperta”, fatta giorno per giorno, te la porti dentro ed e’ una della eredità fondamentali di un viaggio che si rispetti. Non so se si tratti di una risposta ad una qualche domanda esistenziale, ma di sicuro ti rende una persona migliore. E non è poco…

      Vi abbracciamo
      Fede e Giulia

      P.S….potreste portare i ragazzi in viaggio, abbiamo incontrato diverse famiglie con figli della loro età e ci sembra davvero una bellissima cosa…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...