Sua maestà, il granchio..

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Giorno 134.

Una sola ragione ci spinge a raggiungere Kampot, nel sud della Cambogia. Il granchio.

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La cittadina sorge sull’estuario del fiume Teuk Chhou e nei vecchi palazzi anneriti di muffa conserva tracce di un remoto sfarzo coloniale, quando godeva di fama come nota stazione balneare tra gli ex padroni francesi. Oggi sembra una città fantasma, il mercato notturno e’ mezzo vuoto, lunghi viali a doppia corsia convogliano un timido traffico verso enormi rotonde su cui troneggiano statue di frutti tropicali giganti. La ricerca di una panetteria si rivela ardua e quando finalmente la troviamo, scopriamo che non è un negozio, ne un chiosco, nemmeno una bancarella, ma una vetrinetta, posta accanto ad una catasta di legna, con quattro panini polverosi dentro, rinsecchiti da troppo sole. Un cane ci osserva, perplessi, dall’altro lato della strada in sella al suo motorino.

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Affittiamo uno scooter per raggiungere il villaggio di Kep. Lungo la strada ci perdiamo dietro uno sciame di scolari in bicicletta. Qui non funziona come nella parte occidentale del mondo, dove mammina e papino ti scortano fin dentro il cortile, parcheggiando il SUV nell’aiuola. I bambini pedalano chilometri per raggiungere la scuola, soprattutto quelli dei villaggi. Spesso usano biciclette alte il doppio di loro, senza rotelle ovviamente, da cui non toccano nemmeno il suolo coi piedi, tanto che per fermarsi devono saltare giù dal sellino ed evitare di cadere. I più poveri sono scalzi, ma questo e’ l’unico particolare che li distingue dai benestanti, perché tutti usano la divisa, cosa che ci affascina moltissimo in senso filosofico. Sarebbe interessante veder rispettare questa regola anche da noi, in modo da annullare, anche solo parzialmente, le differenze sociali che traspaiono dai diversi abiti indossati dagli adolescenti. E con notevole risparmio per le famiglie, che non dovrebbero più comprare costosissimi vestiti firmati per far stare i figli al passo con i compagni all’ultima moda.

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Il mercato dei granchi di Kep e’ uno dei più rinomati del paese per gli amanti dei succulenti crostacei. Che poi non è un vero mercato, almeno non come te lo aspetti. Perché i granchi non sono in mostra sui banchetti, come la frutta o la carne. Sono conservati vivi e vegeti dentro ceste di bambù galleggianti ancorate alla barche dei pescatori, a pochi metri dalla riva, in cui vengono archiviati per taglia: S, M ed L. Una lunga fila di ristoranti con terrazza sul mare-mercato offre ai visitatori irresistibili ricette a base di pesce in tutte le salse. La migliore e’ quella al pepe fresco di Kampot, che proviene direttamente dalle immense piantagioni nell’entroterra ed è davvero eccezionale. Ordiniamo il nostro piatto ed osserviamo il cuoco mandare una ragazzina a pescare i nostri granchi direttamente in mare. Scavalco la balaustra e la osservo contrattare. E loro sono li che mi guardano impauriti dentro i loro gusci screziati di viola. E mi fanno quasi pena. Ma al primo assaggio, me ne dimentico subito..

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  1. Ciao ragazzi,noi non ci conosciamo,ma siete due grandi,complimenti e grazie per renderci partecipi delle vostre esperienze di viaggio(molto utili ).
    approposito io sono il fratello di claudio e amico di paola.buon proseguimento.

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