Il giardino delle luci

Standard

Giorno 161.

Kuala Lumpur o KL come viene chiamata dai suoi abitanti, è una capitale moderna dal nome confuso, che significa “confluenza fangosa di fiumi”. Centro minerario di stagno, fondata da un manipolo di cinesi e presto divenuta una delle più fresche capitali asiatiche, nasce tra due fiumiciattoli, avvolta da una foresta verdissima che la circonda e si insinua tra le piazze e le strade, plasmando un ambiente particolarmente armonioso. E’ una città che stupisce per l’ordine, l’efficienza dei mezzi di trasporto, in cui il progresso dirompente viaggia a velocità tripla rispetto alla vecchia Europa, ma che allo stesso tempo, convive in armonia coi venditori di strada ed il baccano dei mercati all’aperto, come nella migliore tradizione asiatica.

20130217-213333.jpg20130217-212736.jpg

20130217-213638.jpg20130217-213643.jpg

Chinatown e’ una via stretta, avvolta in una cupola di plexiglas, sovraffollata da ristoranti e tavolini, bancarelle e tarocchi, il tutto gestito da malesi, bengalesi, pakistani e qualche cinese di seconda generazione che vende mazzi di peluches… e poi come sempre è invasa dai turisti. Vengono tutti qui, a cercare la Cina che non c’è più. Perché i cinesi ormai hanno fatto il grano e si sono trasferiti nel cuore pulsante della città, il Golden Triangle, paradiso dei mega schermi e dei centri commerciali, dove l’Asia lascia spazio all’occidente.

20130217-213146.jpg20130217-213151.jpg

Il capodanno cinese impazza intorno a noi nelle danze dei dragoni e nel fumo dei petardi, ovattato dagli aloni colorati di migliaia di lanterne di carta che dondolano nella calura notturna. Nei templi c’è la fila per offrire incensi e mandarini a grassi Buddha con i baffi, mentre alcuni mendicanti indiani aspettano pazienti, seduti fuori dai cancelli con la scodella in mano, che i fedeli cinesi escano, confidando nella generosità di un diverso credo.

20130217-212439.jpg20130217-212447.jpg

20130217-212458.jpg20130217-212543.jpg

A Little India le strade sono pulite e i semafori funzionano. Ristoranti e bancarelle offrono tikka e tandori, basmati e cheese nan, ma in giro niente mucche e niente cacche. Il subcontinente indiano e’ vicino, ma non e’ mai stato così lontano. La sera ci trasferiamo a Merdeka Square, la grande piazza dell’indipendenza che sorge sopra il vecchio campo da cricket, eredità inglese. Il palazzo del sultano splende nel blu dipinto di blu, mentre tutto il mondo gioca con girandole fluorescenti davanti a un mega schermo che proietta a ciclo continuo partite di calcio d’oltreoceano, che nessuno si fila.

20130217-212636.jpg20130217-212642.jpg

20130217-213633.jpg20130217-212744.jpg

E’ sabato pomeriggio e girovaghiamo tra gli Shopping Mall del Golden Triangle, area di ritrovo della rampante gioventù malese. All’interno di questi surreali non luoghi, dove si vive di luci al neon e offerte speciali, si può mangiare, andare al cinema, tirare con l’arco, camminare su piastrelle di gelatina viola o scoprire che qualcuno ha avuto l’incredibile pensata di incastrare, tra il sesto e l’ottavo piano, un enorme parco dei divertimenti, dove l’ottovolante si avvita fra le scale mobili e il giro della morte ti stordisce di vetrine…

20130217-212826.jpg20130217-212832.jpg

Sopra tutto questo svettano le lucenti Petronas Towers, le torri gemelle della compagnia petrolifera malese, dove il potere non dorme mai. Viste da sotto danno il capogiro: due gigantesche strutture in vetroacciaio lucido, dalle fattezze molli e tondeggianti, ma allo stesso tempo irte come spighe di vetro grigio, un po’ barocche, un po’ arabeggianti, che si allungano sul cielo malese come parti erranti di un’astronave spaziale abbandonata. Di notte scintillano nel surreale giardino di luci e grattacieli, avvolte in un’aurea affascinante.

20130217-213043.jpg20130217-213047.jpg

20130217-213052.jpg20130217-213057.jpg

Noi saliamo sulla Menara Tower, la torre di Star Trek. Entriamo in ascensore e nel tempo di un respiro siamo in cima: a quasi 400 metri d’altezza il panorama e’ impressionante. La città ci svela un cuore colorato e multietnico, dove strambi grattacieli sbucano qua e la, tra mercati e giardini, proprio accanto a enormi spazi infestati da catapecchie di lamiera.

20130217-213242.jpg20130217-213249.jpg

Annunci

»

  1. Contrasti ambientali e sociali fortissimi da cui emerge ancora una volta, ahimè l’ennesima, che il denaro è il perno di tutto e che da esso arriva la potenza, non quella vera…ma comunque sempre di potenza sitratta!!!
    Tutto il mondo è paese davvero!!!
    Grazie, grazie, grazie per la vostra bella testimonianza!
    Buena continuacìon en vosotro viaje….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...