Tutti Frutti – La Malaysia dalla A alla Z

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Giorno 162.

ANANAS, mangiato qui rivela finalmente il suo vero sapore, che e’ decisamente molto diverso da quello offerto dai banconi dei supermercati nostrani..

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BANANE VERDI. Piccole, dolcissime e in vendita al prezzo delle patate.

CACHI SECCHI. Molto amati anche in Cina ed evidentemente importati qui dalla grande comunità cinese. Una bomba calorica non giustificata dal clima esageratamente caldo.

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DURIAN, una bomba puzzolente, butterato come una granata o una mazza ferrata. Odora di formaggio andato a male, ma una volta assaggiato il suo cuore giallo si trasforma in una delizia per palati fini. O si odia o si ama, non ci sono vie di mezzo, in ogni caso e’ severamente vietato portarlo in ascensore o dentro la metropolitana. DRAGONFRUIT. Quando il fico d’India sposa il kiwi. C’è ne sono di due tipi, quello bianco con i semi e la variante con la polpa viola acceso, ma per me la sua buccia rosa con creste da drago resta la sua parte più affascinante.

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ESTATE. Qui non finisce mai, non cede mai il passo ad un’altra stagione. Non resta che abituarsi, o chiudersi nei centri commerciali super condizionati.

FRUTTO DELLA PASSIONE. Il nome e’ estremamente evocativo, ma a me non piace per niente. Sembra un piccolo melograno con grossi semi dorati leggermente aciduli, se il frutto non e’ completamente maturo.

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GUAVA, sembra una piccola mela cotogna, verde e bitorzoluta. Di solito si consuma con la buccia, affettato finemente, come accompagnamento a intingoli o decorazione per piatti.

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JACKFRUIT. Un vero gigante dalle dimensioni di un sacco di riso di venti o trenta chili. La sua buccia colore verde scuro e’ ricoperto da una spessa corteccia ricca di spuntoni come il durian, ma meno acuminati. Contiene tanti spicchi gialli dalla polpa densa e dal sapore dolciastro.

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HAPPY NEW YEAR!!! Il capodanno cinese ci prende di sorpresa tra le bancarelle di Chinaown. Una sfilata di draghi scodinzola in una scia di petardi e tamburini, mentre entra ed esce dai negozi. La processione di danze e capriole si ferma di fronte ai piccoli santuari che non mancano mai dentro qualsiasi attività commerciale. La visita dei draghi e’ di buon auspicio per il nuovo anno, giusto il tempo di una foto con il titolare e via si passa oltre…

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INCONTRO DI RAZZE, RELIGIONI E CUCINE. Uno dei paesi più multietnici del mondo e probabilmente anche uno di più tolleranti. La Malaysia di oggi e’ un insolito mix culturale, da scoprire giorno dopo giorno.

LICHIS. La prima volta che l’ho mangiato è stato in un ristorante cinese, ma qui sono un po diversi. I chicchi sembrano legnosi ed hanno una buccia marroncina. Il loro sapore somiglia a quello dell’uva, ma senza il fondo acidulo, hanno un gusto rotondo e delicato, con un seme centrale, levigato e molto grande.

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MANGUSTEEN, unico, inimitabile, non esiste niente del genere. Sembra una piccola melanzana con la buccia spessa e legnosa, al cui interno crescono piccoli spicchi bianchi incredibilmente cremosi e di una dolcezza paradisiaca. MANGO. Acerbo si mangia salato, ma quando è maturo si scioglie in bocca. Il nocciolo all’interno e’ piatto e grosso quasi quanto il frutto stesso. Scivolosissimo da sbucciare, ha una polpa gialla e profumata.

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NON CI SONO TIGRI NE PIRATI!! Era lo scenario esotico che Emilio Salgari immaginava come teatro delle avventure del suo Sandokan, il pirata con lo sguardo indiano del mitico Kabir Bedi. Ma la Malaysia di oggi è molto diversa: la giungla c’è ancora, verde e rigogliosa, così come le spiagge farinose ed il mare blu, ma è nello skyline delle grandi città che si può intravedere il suo futuro. Un Paese che oggi guarda con curiosità e simpatia alle fantasie di Salgari, i cui romanzi sono stati tradotti in malese proprio in occasione del centenario della sua morte.

OLIO DI PALMA. La coltivazione della palma da olio e’ una caratteristica tipica del paesaggio malese. Ha fatto la fortuna dell’economia nazionale e soprattutto delle multinazionali del settore, ma come un boomerang si è ritorta contro il delicato ecosistema tropicale, causando la distruzione di grandi aree di foresta pluviale incontaminata.

PAPAYA, un po’ frutta un po’ verdura, ha un sapore succoso e rinfrescante, che gli e’ valso il soprannome di “melone tropicale”. È la regina delle vitamine ed e’ ricchissima di proprietà digestive ed antiossidanti.

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QUANTO PERSONALE INUTILE NEI LOCALI!! Cinque camerieri per dieci tavoli, tre commessi in un spopolato. Probabilmente il costo del lavoro e’ l’ultima preoccupazione di ogni esercente, perché ovunque il personale supera il numero dei clienti. Tipicamente Asia.

RAMBUTAN. Sembra un riccio di mare, ma la sua peluria e’ innocua e rossiccia. Cela al suo interno un frutto simile ad un grosso acino, dolcissimo, succoso e con un unico seme al centro. Difficile da capire se non si conosce il trucco per aprirlo: una volta impugnato con le mani alle due estremità, va prodotta una torsione in senso opposto con i polsi. Solo così la buccia si romperà nettamente all’equatore, lasciando addentare il frutto in un sol boccone.

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STARFRUIT o carambola. Succoso, dal sapore acidulo, impossibile da pelare, ma una volta affettato avrà davvero la forma di una stella.

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TORRI GEMELLE. Le Petronas sono il vero simbolo della Malaysia. Amatissime dagli abitanti di Kuala, che nei caldi pomeriggi affollano i giardini all’ombra delle gigantesche torri, con picnic improvvisati, mentre i bambini sguazzano nelle fontane completamente vestiti, anche da carnevale.

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UVA. Incredibile a dirsi, ma si trova anche qui, con chicchi grossi come palline da golf. Probabilmente importata dalla Cina, quindi geneticamente modificata.

VELI IN SALDO. Negozi specializzati si concentrano unicamente sulla vendita dell’accessorio più diffuso tra le donne. Teste di manichini dal trucco deciso sfoggiano foulard in tutte le tonalità immaginabili. Non manca la cura del particolare, con una ricca gamma di accessori per abbellire i tessuti, in un tripudio di perline, fermagli e mollette.

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ZOCCOLE. Come sempre anche qui non mancano. Il mestiere più antico del mondo e’ un mercato cinese di ragazze discinte sedute di fronte ad inverosimili centri benessere…

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  1. Che spettacolo, ero allo scuro di tutti questi frutti, il migliore sembra il Durian, chissa che tanfo! Portane almeno uno in italia 🙂

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