A ciascuno il suo

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Giorno 182.

Arriviamo a Manila che sono passati sei mesi giusti dalla partenza. Dopo un interminabile viaggio in autobus alle solite temperature polari (ma i climatizzatori non si rompono mai?), ad accoglierci troviamo probabilmente la camera più schifosa mai vista fino ad ora, un ristorante pseudo cinese che ci offre cibo immangiabile oltre che costoso, ed una passeggiata serale involontaria in uno dei quartieri a luci rosse più malfamato di tutta l’Asia. Nell’insieme, la peggiore giornata dall’inizio di questo viaggio, ma che ci spinge ad alcune considerazioni su cosa voglia dire viaggiare a lungo con un budget limitato in paesi in via di sviluppo, tanto per essere politically correct.

Non e’ mia intenzione dilungarmi su quanto sia bello e figo vedere posti meravigliosi ed insoliti, conoscere gente eccezionale, gustare cibo etnico tutte le sere, fare esperienze indimenticabili e bla bla bla. Questo, chi ha voglia di leggerci, lo trova sui nostri post specifici. Qui voglio parlare di cosa vuol dire VERAMENTE viaggiare come backpackers duri e puri.

Vuol dire dormire spesso in letti piccoli e scomodi, su materassi che hanno già esalato l’ultimo respiro da diverse primavere, sudando come bestie in stanze loculo, prive di finestre.
vuol dire incontrare a volte coinquilini sgraditi o indesiderabili, come russi rumorosi che cantano ubriachi, scarafaggi che si infilano tra i tuoi vestiti, topolini che rubano il tuo cibo, vicini di camera che ti fottono l’iPod.
Vuol dire fare i propri bisogni in cessi maleodoranti, con gli scarichi che non funzionano, spesso alla turca, quando non sono che semplici buchi nel terreno. Per la cronaca, Giulia sono sei mesi che non si siede, ma si sa, le donne sono fatte così.
Vuol dire non poter mangiare quello che vuoi, ma quello che trovi…e può andarti bene oppure male a seconda dei casi, con il rischio strisciante di un bella diarrea del viaggiatore che non ti abbandona mai…
Vuol dire viaggiare per ore ed ore su autobus, treni o barche. Quasi sempre scomodi, troppo freddi o troppo caldi, con vicini di posto sudati o poco puliti, soprattutto se si tratta di polli o maiali. A volte non c’è spazio dentro, ed allora ti accomodi sul tetto. Ma questo e’ abbastanza romantico. Le strade piene di buche e gli autisti con ispirazioni suicide un po’ meno…
Vuol dire sentire la nostalgia dei propri amici e della propria famiglia il giorno di Natale.
Vuol dire non poter vedere la tua amata Juve fare a pezzi i campioni del Chelsea in una notte magica di Champions League.
Vuol dire indossare sempre gli stessi vestiti (ma questo a me non pesa), anche se sono sporchi (e questo mi pesa un po’ di più..).
Vuol dire affrontare quasi costantemente i propri tabù e le proprie paure, cercando di superare ogni giorno i propri limiti.
Vuol dire arrabbiarsi quando i mezzi di trasporto sono introvabili o in ritardo mostruoso, perché spesso non partono finché non sono completamente pieni…e noi che ci lamentiamo per un oretta di ritardo sul rapido Taranto-Ancona, magari in seconda classe…
Vuol dire avere a che fare con i procacciatori di clienti più furbi ed imbroglioni della terra, che le studiano tutte per riuscire a separarti dai tuoi preziosi euro.
Vuol dire avere voglia di una partita a poker fino alle sei di mattina con quei quattro sciamannati che so io, e non poterla organizzare.
Vuol dire non esserci quando alla tua amica nasce una bellissima bimba, o quando qualcuno a cui tieni ha bisogno di te.
Vuol dire perdere tutte le tue abitudini, non avere più chiavi, macchina, cellulare, doccia calda, nemmeno una tisana della buonanotte.
Vuol dire non avere una domenica pomeriggio di ozio sdraiati sul divano davanti alla TV, guardando la tua serie preferita.
Vuol dire non avere una casa, un luogo dove rifugiarti se hai avuto una giornata storta.
Vuol dire che la tua casa e’ uno zaino di dodici chili che ti porti sulle spalle come una lumaca, e che ogni grammo in più ti costa una goccia di sudore. Così impari a rinunciare al superfluo, a tutte quelle cazzate inutili di cui ci si circonda solo per soddisfare i propri impulsi consumistici e addormentare le proprie frustrazioni quotidiane con un po’ di shopping.
Vuol dire non riconoscere più la tua immagine allo specchio, le poche volte che ne trovi uno, e ritrovarsi a chiedersi dov’era stata finora la persona che oggi ci vedi riflessa…

Tutte queste belle parole per dire che non sono solo rose e fiori, e che non e’ sicuramente uno stile di vita adatto a tutti, checche’ se ne possa pensare quando il lavoro stressa e la routine annoia. Finché ci pensi da casa tutto ti sembra un idillio, facile da raggiungere, semplice come respirare, ma la realtà della strada e’ un attimino più dura e variegata. Dietro ogni singola spiaggia da sogno, dietro ogni bellissimo panorama ci sono spesso decine di ore di viaggio su mezzi sgangherati attraverso strade infami e magari un paio d’ore di cammino sotto il sole tropicale. Ma forse sono proprio queste le situazioni che rimangono piu impresse e ti fanno sorridere quando ci ripensi. Quelle che in fondo ami di più, nonostante tutto. Quelle che ti fanno sentire vivo ed orgoglioso di aver fatto questa scelta, che noi rifaremmo cento e cento volte. “A walk on part in the “, piuttosto che “a lead role in a cage”. A ciascuno il suo.

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  1. Chiedo scusa a Flora, Roberto e Renata, ma ho cancellato per errore i vostri commenti!!! Sono già stata abbondantemente sgridata da Fede per la mia goffaggine..

    • No problem, pero’ da aggiungere al vostro blog: “Vuol dire portare avanti, cavi del telefono, chiave usb, caricabatteria telefono cellulare, caricabatteria ipod, caricatore fotocamera, ricordare le password per una vasta gamma di siti web, cercare di capire la connessione di ogni wifi, essere in attesa di un download o upload senza fine e la sensazione di non essere mai veramente disconnesso per più di qualche giorni alla volta.” Ecco una sfida per voi: 30 giorni. Nessun gadget, nessuna connessione, nessun uso di elettronica, computer, login e logout di qualsiasi tipo, tranne foto e in caso di emergenza. That’s really being away! :-))

      • Lascia perdere Roberto.. Non fomentare cattive idee, Fede me lo dice già da un pezzo, ma io non credo di essere ancora pronta.. Ho persino i libri da leggere sull’ipad.. Anche se so già che ci toccherà farlo quando saremo in qualche isola sperduta in Indonesia..

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