Come in un acquario

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Giorno 186.

Un minuscolo turboelica ci deposita all’aeroporto di Coron dopo un decollo stentato, un’ora di volo sulla verticale dell’oceano increspato dal vento ed un atterraggio traballante in una vallata stretta tra montagne blu che costringe l’apparecchio ad una brusca virata proprio un attimo prima di toccare la pista con le ruote. Almeno, questo e’ quello che ho vissuto io, e non finirò mai di stupirmi di come su ogni volo io sia sempre l’unica ad essere terrorizzata a morte. Ma come fanno gli altri a rilassarsi? Mi consolo pensando che probabilmente siano solo più abili di me nell’arte della dissimulazione…

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Coron e’ un villaggio polveroso e assolato, al centro di una baia costeggiata da mangrovie. La maggior parte delle abitazioni sono ricavate in vecchie case di legno a palafitta su un’acqua nera e densa che puzza di uovo marcio, soprattutto durante la bassa marea. Sullo sfondo troneggia la solita enorme scritta in stile holliwoodiano, mentre un’enorme croce benedice tutti dalla cima del Monte Calvario. Da subito qualcosa non ci torna: nessuna spiaggia tropicale circondata da acque cristalline, niente bungalow vista mare, niente amache stese al sole tra le palme. Non certo è l’atmosfera che mi aspettavo, ma ovunque si respira quell’odor di pesce secco e legno ammuffito che ci rimanda a quel fermento da villaggio di pescatori appena apertosi al turismo.

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Le giornate sono scandite da una sequenza alfabetica di tour in barca, acquistabili nelle varie agenzie, come pacchetto A – B – C – D, più varie combinazioni intermedie fra queste stesse lettere, più alcuni liberi pescatori free lance che si propongono per tour individuali o privati, a prezzi per noi inaccessibili. La classica organizzazione asiatica insomma, tanto amata dal turismo locale, che offre ogni giorno sei diverse destinazioni, con pranzo incluso a cura del pilota, che al mattino fa la spesa al mercato e si improvvisa pure chef su qualche spiaggia attrezzata con capanne da pic nic. Ci affidiamo ad un’agenzia dall’insegna verde pisello, la Nice in Paradise, perché a parità di prezzi promette un sontuoso pranzo a buffet, e noi come sempre in caso di dubbio ci facciamo guidare dallo stomaco.

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Dopo un momento di smarrimento iniziale, necessario per calarsi in questa nuova concezione di mare, ci facciamo tre tour in tre giorni, anche perché altrimenti la vita al villaggio sarebbe di una noia mortale, oltre che assurdamente calda. E devo ammettere personalmente che tutta questa attività, tutto questo fermento di snorkeling e di relitti, di scalate a laghi salati e di nuoto in tunnel sottomarini per raggiungere spiagge nascoste si addice molto al mio carattere irrequieto (non sono propriamente un tipo da lettino in spiaggia) e solleva me e soprattutto Fede dall’ingrato compito di intrattenermi, evitandomi di dover escogitare in continuazione qualcosa per tenerci occupati. Per tre giorni rientriamo a sera stremati ed elettrizzati da un mondo sottomarino fantastico e da scenari da sogno.

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Le spiagge sono bellissime e con tutti i requisiti per farti innamorare di questi mari isolati e lontanissimi, agognati da tanti come simbolo di fughe e di nuove vite da reinventare. La sabbia è bianca e finissima mentre il più intenso degli azzurri, come schizzato via da una tavolozza, da’ colore all’oceano.

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I fondali ci regalano una inaudita varietà di bellissimi coralli, conchiglie giganti fluorescenti e stelle marine perfettamente blu. I pesci tropicali ci sorprendono in mille tonalità di colore che sembrano uscite dalla fantasia di un pittore. L’acqua e’ cristallina ed ogni dettaglio appare talmente nitido che puoi quasi toccarlo e sentirti parte dell’immenso azzurro liquido che brulica di vita.

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Ci immergiamo in questo acquario tropicale con la fantasia di chi inventa un nome per ogni cosa, quando tutto ci appare nuovo e sconosciuto. Così nell’emozione dell’avvistamento nascono un’infinità di nuove specie marine, solo a noi note, grazie ai buffi nomi che gli assegnamo… Tra questi il pesce mango e il pesce stecco…

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Il pesce occhio e quello baffo…

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Il pesce leopardo o gli anemoni albero di natale…

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  1. Giulia, mi ricordi Ursula Andress in un vecchio film di 007 mentre esce dalle
    acque cristalline di non so quale mare…….

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