Italians

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Giorno 195.

La scena è familiare e al tempo stesso sconcertante. Siamo in sette al tavolo di un ristorante, seduti nella luce di un pergolato, in una calda serata di inizio estate filippina. Siamo tutti italiani, tutti presi a raccontarci storie su città sacre indiane, risaie vietnamite e visti pachistani mentre decidiamo se ordinare pasta alle melanzane o pane nero fatto in casa: il classico guazzabuglio chiassoso e gesticolante di italica gente. E’ sconcertante perché, anche se l’atmosfera sembra quella della pizzata del sabato sera con gli amici, in realtà non ci conosciamo affatto. Ma con Claudio ed Anna, Marina e Loredana, e Alberto, finiamo per creare un’allegra combriccola di over trenta, senza figli, per lo più senza lavoro o quasi, incontratasi per caso sulla spiaggia di Port Barton. La serata insieme vola piacevolmente sulle note di una ritrovata spontanea comunicazione, almeno per quanto mi riguarda, perché nonostante gli evidenti miglioramenti conseguiti in sei mesi di viaggio, l’inglese resta per me una lingua ostile, che proprio non riesce a permeare gli strati più profondi del cervello. Scoccano le undici e mezza e come Cenerentola veniamo educatamente sollecitati ad abbandonare il ristorante, evidentemente ben oltre il consueto orario di chiusura. Il villaggio e’ già avvolto nel silenzio di un sonno profondo, mentre due italiani tiratardi strillano nel buio di un porticato. Siamo Fede ed io, distrattamente dimenticati dal proprietario della guesthouse che, andato a letto già da un pezzo, si e’ sprangato dietro il portone principale, lasciandoci allegramente chiusi fuori dalla camera.

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  1. Che bel gruppo italiano, un po’ caciarone ma felice e sorridente! Lo spirito nazionalistico (che sento un po’ in crisi ultimamente, date le vicende politiche italiane e la fatica che si fa ad appartenere ad un paese rappresentato politicamente da persone per lo più confuse, corrotte, poco attente al bene sociale del nostro/vostro futuro) emerge ancora…evviva!

    Quanto all’inglese …Beh, l’inglese…è lingua ostile anche per me! Le mie colleghe di lingua straniera mi confortano sostenendo che, ad una certa età, le lingue non si imparano più ; “Tranquila…è provato scientificamente”, mi dicono! Mah…Ora leggo nel tuo post che anche da giovani (perche tu sei molto giovane) è un po’ difficile impararlo, dunque mi consolo doppiamente…forse ci vuole una predisposizione naturale per questa lingua; a me il francese (nonostante non l’abbia studiato a scuola ) viene meglio, assai… forse per i natali piemontesi e il dialetto che ho sentito parlare fin da bambina! Peccato per l’inglese però, perchè nel mio ultimo viaggio a Budapest ho sperimentato – per l’ennesima volta – che chi non lo parla (almeno quello spicciolo, che a me non entra in memoria, per chiedere informazioni, ordinare cibo,ecc… ) è tagliato fuori e deve farsi capire a gesti, con immagini (oh, beninteso…anche la lingua dei gesti/segni è una bella comunicazione eh! )…Meno male che avevo Liss con me e che lo spagnolo è praticatissimo, certamente più dell’italiano!
    Buon tutto, ragazzi…e buona Pasqua italiana un fuerte abrazo

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