Archivio mensile:aprile 2013

Lost

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Giorno 238.

Sull’isola che non c’è una donna dalla pelle scura di nome Marsi ride forte fra denti candidi. In un inglese stentato, parla di se stessa solo in terza persona, e gestisce una pensione di tre camere sull’acqua cui ha dato il nome composto delle tre figlie, Pinades, cioè Pini, più Nadia, più Destri. La sera tutta la famiglia scende in campo e gioca a volano contro il vicinato. Fanno da pubblico lunghi filari di pesce secco che, steso al sole, pazientemente osserva.

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Tutte le notti, un uomo di nome Udin aspetta in spiaggia, avvolto in abiti pesanti per sfuggire l’umidità dell’attesa. Va a caccia di tartarughe e le aiuta a partorire, in un travaglio di fatica strisciante e di buchi nella sabbia, sotto il peso di un guscio da cento chili. E poi nasconde le uova per mesi, fin quando la vita e’ pronta a schiudersi. Allora apre la strada a decine di piccoli esseri in corsa libera verso il mare. Vi assisto come a un privilegio e non resisto all’emozione di sfiorare una di quelle creature indifese, per scoprire una sorprendente forza vitale che si dibatte sul palmo della mia mano. Il richiamo istintivo dell’acqua.

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Sull’isola che non c’è nessuno capisce l’inglese, ma tutti chiacchierano con te volentieri dando per scontato che tu comunque intenderai quello che ti stanno dicendo. I bambini corrono nudi e scalzi sulla sabbia dell’unica strada che attraversa il villaggio. E ti chiamano, e ti salutano, mentre cuociono un pesciolino ancora vivo su una griglia improvvisata. Nell’afa del pomeriggio la gente si stende a pisolare all’ombra delle case, mentre in giro scorrazzano indisciplinate bande di marmocchi urlanti che si rincorrono liberi da ogni controllo e da qualsiasi pericolo. La sera si ritrovano, come a un evento, per guardare un film chiassosamente insieme. Qualcuno lo manda in videoproiezione sul muro d’una casa, peccato che sia in cinese con sottotitoli indonesiani, quando la metà di loro e’ troppo piccola per capire, figuriamoci per leggere.

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Al tramonto si consuma il rito del torneo di Beach Volley, dove uomini che si sentono donne, sfidano fra battute piccanti altri uomini che si credono uomini, e che per orgoglio maschile sentono di dover assolutamente vincere contro la squadra omosessuale del villaggio, ma che puntualmente escono sconfitti da una spudorata superiorità tecnica. Come sia accaduto non so, ma mi ritrovo in campo nella squadra dei gay, scelta a tutti i costi dal capitano Eki, un Mimi’ Ayuara indonesiano soprannominato la regina dell’isola. Crede di essersi appena aggiudicato una stella straniera, ma scoprirà presto di aver acquistato un biglietto scaduto, una penalty zoppicante che evita la sfera come se fosse infuocata. Persa in uno slancio di buona volontà, mi sbuccio a sangue un ginocchio e ripenso a tutto il tempo sprecato in corsi di pallavolo, nella speranza di acquisire una coordinazione che non padroneggerò mai nella vita.

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L’isola che non c’è e’ lontanissima da raggiungere, e quando ci arrivi piove tutte le sere, ma in una luce argentata che regala tramonti irreali e cascate arcobaleno. La luna piena rivela atolli di sabbia durante la bassa marea che di giorno si trasformano in lingue di spiaggia abbaglianti su cui passeggiare lontano, in mezzo all’oceano, e sentirsi un puntino nel mare, oppure Mose’ su una secca.

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Ogni giorno scopriamo un mondo sommerso che luccica nelle scaglie variopinte di migliaia di pesci, e ti rende facile capire e immaginare perché la vita sia iniziata proprio qui, da queste vastità liquide in continuo movimento. Decine di tartarughe giganti mangiano lattughe nel prato d’acqua proprio sotto il nostro bungalow, mentre noi praticamente ci dormiamo sopra. In un lago salato sull’isola accanto, le meduse proliferano a migliaia, ma senza pungere, e quando ci fai il bagno accanto solleticano il tuo corpo, regalandoti la morbidezza inattesa di un contatto che fin da bambino ritenevi proibito. Il rift sprofonda negli abissi con una ripida parete di coralli, un salto di duecento metri che si perde nel blu profondo, tanto intenso da far vertigine.

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E poi c’è un Greg entusiasta che parla con donne dal viso sbiancato perché vuole imparare la lingua. Fa un sacco di foto, ispeziona la spiaggia con la pila e aiuta a raccogliere uova di tartaruga. In un pomeriggio di bassa marea si mette a nuotare tutto intorno all’isola, come un satellite farebbe con il suo pianeta. Perché lui è il classico tipo che non può vivere senza aver provato tutto. Mentre John si fa tagliare i capelli da un Udin improvvisatosi barbiere, sale sulle palme in caccia di cocchi come farebbe un bambino del villaggio, e nel tentativo si scortica le braccia, ma non si lamenta perché parla poco e ama sperimentare la vita con una calma invidiabile per i suoi vent’anni. E la sera, coi russi Yulia e Vladimir, si cena tutti assieme da April, il ristorante più rustico dell’isola, dove un uomo accucciato usa un ventilatore per arieggiare la grigliata di pesce.

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Ci sono luoghi che ti entrano nel cuore e prendono posto prepotentemente nella tua mente. Pensieri felici circondati dall’acqua, dove solo l’orizzonte e il mare segnano un confine. Nell’oasi del mio cuore ci sono infinite facce, come i lati di un cerchio. Perché poi non esistono luoghi perfetti, ma solo persone e situazioni che li rendono tali. Se questo luogo esistesse davvero per me sarebbe l’isola di Derawan……

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Benvenuti in Indonesia!

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Giorno 233.

Le operazioni di sbarco e imbarco al porto di Tawau si svolgono in un clima da bolgia dantesca. Sotto un sole cocente, uomini sudati come bestie spostano sacchi e scatole enormi come formiche impazzite, dal traghetto al molo, dal molo al traghetto, senza sosta. I passeggeri sono pochi, e’ più una transumanza di merci che di esseri umani. Le condizioni del barcone sono davvero poco rassicuranti, per cui ci prepariamo al peggio, infilando alla svelta tutte le nostre cose di valore nella borsa impermeabile… siamo pronti al naufragio.

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Dopo quattro ore di navigazione arriviamo sorprendentemente incolumi a Tarakan, la nostra prima tappa in Indonesia, provincia del Kalimantan Orientale. Isola del Borneo. Cerchiamo alloggio insieme a Greg, un ragazzo francese conosciuto in nave. Le sistemazioni economiche sono poche, e quelle poche sono occupate. Merda. Poi ci imbattiamo in Uri. Per nostra incredibile fortuna e’ una delle uniche due couchsurfers della città, e si offre di ospitarci a casa sua, dove vive con la sorella e il di lei marito, oltre ai nipoti, quattro bambini tra i tre ed i dodici anni. Il maggiore, nonché unico maschio, Fandy, e’ un ragazzino di un intelligenza e di una sensibilità artistica fuori dal comune. Parla fluentemente inglese, cosa piuttosto rara da queste parti, dipinge e suona il piano. Le due sorelle di mezzo, la contrario, sono vivacissime bestiole selvatiche, di una bellezza disarmante, che saltano gridano e corrono, mettendo a dura prova l’innata pazienza del fratello. Ma la più piccola, Amira, e’ un vero terremoto perenne, che ci disintegra le orecchie per due giorni con la sirena di un camion dei pompieri giocattolo. Greg ed io decidiamo una notte di sottrarle le batterie di nascosto, visto che la simpatica bimbetta ha il vizio di svegliarsi alle quattro di mattina e mettersi a giocare con il suddetto. Svegliando anche noi…

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Giulia condivide il materasso con Uri, mentre io e Greg ci spartiamo il pavimento della stanza in cui la sorella di Uri, ostetrica, riceve le donne incinte, con tanto di ferri del mestiere in bella vista. Praticamente, dormiamo in sala parto. Ci intrufoliamo nella vita quotidiana di questa famiglia stupenda ed ospitale. Decisamente un approccio poco convenzionale a questo nuovo paese, che fin dal primo momento si rivela essere di gran lunga il più accogliente di tutti quelli visitati fino ad ora, probabilmente anche in relazione al fatto che i turisti sono pochi e la gente mantiene una spontaneità che altrove e’ andata via via perdendosi. A Tarakan siamo gli unici stranieri in circolazione, e l’effetto bancomat umano e’ piacevolmente inesistente. La maggior parte dei turisti che si recano in Borneo, del resto, preferisce visitarne la parte malese, più organizzata in termini di trasporti e infrastrutture, ma decisamente meno interessante. Molti altri trascurano le aree periferiche dell’arcipelago indonesiano, a vantaggio delle regioni più famose in occidente, tipo Bali. Anche se dopo l’11 settembre e gli attentati di Bali stessa dell’anno successivo, il numero dei viaggiatori e’ drasticamente calato in tutto il paese. Non dimentichiamo che stiamo parlando del più grande e popolato stato musulmano del pianeta. Meglio per noi comunque, che possiamo godere dell’ospitalità disinteressata di questo magnifico popolo.

Con Uri e le sue amiche passiamo due giorni illuminanti per quanto riguarda la vita reale Indonesiana, tra una partita a Badminton nel cortile di casa, qui un passatempo superpopolare, e una passeggiata al parco locale dove vengono protetti alcuni esemplari di scimmie Nasiche. Ci dedichiamo anche al Karaoke, nel quale le ragazze eccellono. Io mi esibisco in una versione poco memorabile di My Way, mentre Greg osa addirittura cimentarsi in un pezzo indonesiano di cui ignora totalmente parole e musica. Giulia per l’ennesima volta tace, ma forse e’ meglio così…

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Il momento topico si rivela essere la festa per la nascita della figlia di amici, un battesimo casereccio, al quale naturalmente siamo invitati come ospiti d’onore. Pranziamo seduti sopra un tappeto al centro della sala, sotto lo sguardo curioso della nonna dell’infante, vestita completamente di nero che in terra d’Islam non è simbolo di lutto, ma di festa. Durante l’omaggio alla piccola neonata, ci si scambiano inchini e saluti, mentre le buste con le offerte scorrono di mano in mano, fino a scivolare elegantemente in una Louis Vuitton laccata di vernice rossa, sapientemente custodita dalla zia della piccola festeggiata. Intanto la musica, effetto party, rimbomba nel vicolo, ma non c’è traccia d’alcool, siamo tra muslim…

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Uri e sua cugina si presentano agli amici tutte velate e con abiti molto casti, salvo poi andarsi a cambiare per l’uscita pomeridiana. Anzi, la cugina, madre di due figli, ha addirittura atteggiamenti civettuoli nei confronti di un Greg meravigliato e compiaciuto, visto che la ragazza, senza velo e con gli shorts, e’ anche piuttosto carina. Ci chiediamo cosa ne penserebbe il marito, scherzando con il nostro amico sulle conseguenze tragiche che potrebbe avere un suo gesto audace…per sua fortuna la serata si conclude con un nulla di fatto, il gelosissimo marito non saprà mai nulla del sottile corteggiamento, ed il suo machete resterà nel fodero.

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Iniziamo anche a scoprire alcune prelibatezze locali, di cui la mia preferita e’ senza dubbio lo shake d’avocado con ghiaccio, latte condensato e sciroppo al cioccolato. Provare per credere. A Tarakan pianifichiamo la nostra prossima tappa, l’isola di Derawan, che sembra essere un posto paradisiaco…

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Un naso da far invidia

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Giorno 230.

La loro sfortuna più grande, forse, è di essere meno famose degli oranghi, decisamente più brutte, e lontanissime da raggiungere. Nel Sabah occidentale, stato malese che occupa la fascia nord del Borneo, vivono ancora alcune migliaia di esemplari di Nasiche, una rarissima specie, splendidamente orrida, quasi sconosciuta in Europa. Ma le grandi scimmie proboscidate sono davvero tra le creature più insolite e curiose che si possano incontrare. Impossibili da vedere in uno zoo occidentale a causa di un apparato digerente dal delicatissimo equilibrio che consente loro di nutrirsi esclusivamente di semi e foglie autoctone, questi unici primati dall’incredibile naso a penzoloni possono vivere solo qui, in Borneo, e noi non vogliamo perdercerle.

Le incontriamo all’alba di una luminosa giornata di sole, lungo il fiume Kinabatangan. Scivoliamo controcorrente su acque di un bel color caffellatte, tanto fangose da sembrar quasi dense. Continuo a pensare che non ci farei il bagno dentro per tutto l’oro del mondo e intanto, nella mia fervida immaginazione sempre a caccia di pericoli, si susseguono immagini di coccodrilli pazientemente in agguato, che pregano affinché il nostro fragile barcotto si inabissi come il Titanic, urtando contro qualche insidioso tronco galleggiante. In ogni caso il fondo si sta già riempendo d’acqua, non ci sarà mica un buco li sotto da qualche parte? Fede ignora le mie domande e si concentra sul panorama. Mi spiega che siamo circondati da una sottile striscia di foresta primaria, una delle piccole oasi incontaminate che resistono nell’era delle piantagioni, da quando la palma da olio e’ diventata il nuovo oro liquido malese.

Come una bambina richiamata all’ordine, cerco di rilassarmi, di ignorare i piedi bagnati nell’acqua che inesorabilmente sale, e di godermi la foresta. Mi concentro sul canto degli uccelli, un frastuono rilassante e quasi surreale nell’immane silenzio del mattino. Intorno a noi solo verde che si arrampica su altro verde, un groviglio inestricabile di piante e rampicanti che tentano di sfiorare il cielo nella fame di luce. Purtroppo non ci sono elefanti in vista, ma splendide varietà di uccelli sconosciuti e un solo innocente coccodrillo che fugge al nostro arrivo.

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Poi finalmente incontriamo le vere star. Intere famiglie di proboscis monkeys che si rincorrono fra le piante, giocano, mangiano o si spulciano a vicenda. Le femmine sono delle vere Genoveffe, col naso affilato rivolto all’insù. Indispettite si girano di schiena, celando i piccoli stretti al ventre. I maschi, invece, sono giganteschi, dalle dimensioni quasi umane, con grasse pance rigonfie di pelo, come barilotti avvolti nel gilet. Controllano i nostri movimenti con occhi vigili, dietro mastodontici nasoni molli che, mi dispiace dirlo, li rendono davvero brutti. Le chiamano scimmie con la proboscide, ma non posso fare a meno di puntualizzare che, più realisticamente, sembra un grosso fallo appiccicato in piena faccia. Sembrano uscite da uno spot pubblicitario di una marca di preservativi. Un’idea che potrebbe far invidia a Rocco Siffredi…

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Singapore, vado a Singapore…

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Giorno 226.

…cosi cantava Giuni Russo negli anni ottanta. Oggi e’ una metropoli frenetica, dove tutto funziona come un orologio svizzero. Un’isola-stato perfetta, organica, elegante, pulita. La metropolitana sfreccia silenziosa chiusa dietro porte di plexiglas, le palme si susseguono in file disciplinate ai bordi delle strade, la gente abita in palazzine multicolor, nelle varie tonalità Ziguli’. Non una cartaccia per terra, neanche l’ombra di un cicles spiaccicato sull’asfalto.

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Cartelli a lettere cubitali minacciano ad ogni angolo sanzioni da migliaia di dollari.. se mastichi chewing-gum, se fumi nel dehor, se attraversi col rosso, se non tiri l’acqua quando vai al cesso… La popolazione e’ multietnica: cinesi, indiani, malesi e occidentali. Tutti convivono senza alcun contrasto, non è permesso. Cammino per strada terrorizzata, ho paura di sbadigliare senza la mano davanti. E poi ho importato clandestinamente un pacchetto di Brooklyn filippini, uno di quelli grossi, da cento pezzi.. Li sento scricchiolare dentro la borsa, nella loro scatola di plastica, e ad ogni passo temo che qualcuno mi scopra…

I singaporesi, sebbene vivano in una delle città più sicure del globo, sono ossessionati dalla sicurezza. Per strada e nella metro spuntano cartelli del tipo “Se vedi un soggetto sospetto, non esitare a denunciarlo alla polizia”, con tanto di fumetto in cui un uomo si trasforma in lupo. Svariati cartelli invitano ad entrare nell’esercito, importantissimo per la difesa della patria o per fronteggiare i fantomatici, ma forse temibilissimi, invasori malesi.

Con 35 gradi all’ombra ed un umidità che te ne fa percepire dieci in più, osserviamo invidiosi eleganti uomini d’affari aggirarsi per le vie del centro in giacca e cravatta, senza una goccia di sudore, quando noi grondiamo letteralmente acqua. Sostiamo di fronte alle entrate delle banche o dei supermercati per respirare una boccata d’aria condizionata a sedici gradi. Come sempre ci capita in questi ambienti, siamo quelli messi peggio, appiccicosi individui in ciabatte, fuori luogo fra abiti di Prada e borse Louis Vuitton come se piovessero. Speriamo che almeno per il nostro look umido e impresentabile non si comminino sanzioni.

Ci sistemiamo a Little India, dove la gente sembra uscita da un set di Bollywood. Indiani scuri e baffuti sfoggiano orgogliosi jeans a zampa e camicia stirata, il profumo delle spezie invade strade impeccabili, asettiche, la gente fa la coda per usare i bagni pubblici, anziché orinare per strada. Nessuno ti chiama, nessuno ti tocca, prezzi fissi sulle bancarelle del mercato, la contrattazione e’ disdicevole. Ma qualcosa dell’indisciplina tipica del sub continente indiano contagia l’aria di questa metropoli perfetta. Qualcosa trasuda dal modo caotico di attraversare la strada, dall’abitudine di accucciarsi per terra ad ogni angolo, dal brusio umano della gente ammassata in piazza.

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La Marina, il cuore moderno della città, si specchia nella laguna come il plastico di se stesso, manca solo la teca di vetro per la polvere. Tre enormi grattacieli reggono un transatlantico di vetro acciaio che ospita l’albergo più esclusivo della città. Il teatro e’ un durian metallico, l’osservatorio un guscio d’uovo. Il simpatico leoncino Merlion sputa acqua da una gigantesca fontana. Incarna contemporaneamente il gadget più venduto e la foto più ambita tra i turisti coreani, onnipresenti…

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A Orchad Road gli immancabili centri commerciali sono grandi come intere città. E si intrecciano nel sottosuolo, come labirinti dove gli stranieri non fanno altro che vagare, alla ricerca dell’uscita giusta. Avvistati due monaci aranciati aggirarsi sperduti davanti ale ventine di Cartier.

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A Chinatown tutto e’ più facile, basta seguire la scia di lanterne rosse fra le bancarelle traboccanti cineserie di ogni tipo che emanano quell’odore inconfondibile di plastica al petrolio. Il quartiere e’ un bon bon di casupole e templi ricostruiti ad hoc, che manco in Cina se ne vedono di così curati. Una vera Gardaland ingolla turisti, ma a noi che ci frega… anche a Singapore siamo in perenne caccia di cibo.

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SINGAPORE – INFORMAZIONI PRATICHE
DORMIRE:
Inncrowd Hostel – 20 SGD per persona in dormitorio da 12 posti, con AC e colazione inclusa – il posto e’ situato nel quartiere indiano. Offre camere pulite con bagni in comune. Il personale e’ molto simpatico e l’ambiente cosmopolita.

Filippine – Informazioni Pratiche

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SANTA JULIANA
FARE:
Escursione al cratere del Vulcano Pinatubo, anche se da un paio di mesi e’ proibito fare il bagno nel lago. Un vero peccato perché, dopo la camminata sotto il sole, le sue acque cristalline paiono terribilmente invitanti. Sulla via del ritorno si può visitare un villaggio Aeta, un’esperienza davvero autentica.
DORMIRE:
Bognot Homestay – 400 pesos a persona in camera da quattro, con colazione inclusa – questa graziosa casetta adattata ad accogliere turisti e’ l’unica accomodation in tutto il paese. Si servono ottimi pasti casalinghi cucinati su richiesta, al costo di 100 pesos. Il titolare organizza escursioni private al vulcano, ma per chi vuole risparmiare qualcosa e’ sufficiente rivolgersi all’ufficio turistico per dividere una jeep con i numerosi visitatori che raggiungono il sito in viaggio di giornata.

VIGAN
FARE:
Una passeggiata nel centro storico in stile coloniale, per chi vuole osare anche in calesse. E’ l’unica città delle Filippine a vantare qualcosa di “storico” da visitare.
DORMIRE:
Green R Hotel – 700 pesos doppia con bagno e A/C – grande albergo nella piazza del mercato, camere standard, ma piene di zanzare.
Granpa’s Inn – 630 pesos doppia senza bagno – ricavato in una vecchia casa coloniale restaurata, offre camere ariose e una buona cucina a prezzi non proprio economici.

PAGUDPUD – SAUD BEACH
FARE:
Probabilmente una delle spiagge più belle delle Filippine che offre tramonti indimenticabili. E’ ancora poco conosciuta dal turismo straniero, mentre è molto amata dai locals, dunque da evitare durante le grandi festività, tipo Pasqua eccetera.
DORMIRE:
Villa Carlina – 1000 pesos doppia con bagno – ottime camere all’interno di complesso nuovissimo a due passi dal mare, anche se i prezzi raddoppiano durante le festività. Il padrone e’ un tipo simpatico e molto ospitale.

TABUK
FARE:
Niente, a parte evitare la dengue.
DORMIRE:
Golden Berries Hotel – 1200 pesos doppia con bagno e A/C – prendiamo la camera più economica a disposizione, niente di eccezionale a dire il vero, ma inserita in un complesso di gran lusso, con piscina, giardino e ristorante.

TINGLAYAN – LUPLUPA
FARE:
Escursione al villaggio di Buscalan per incontrare l’ultima tatuatrice tradizionale, oggi ultranovantenne, ancora in attività. Per chi vuole osare, il tatuaggio si pratica a mano usando le spine di una pianta locale. Il simbolo tradizionale, diffuso fra i discendenti dei cacciatori di teste, e’ la scolopendra.
DORMIRE:
Riverside Inn – 500 pesos doppia senza bagno – camere semplici, ma pulite. Il proprietario Otmar e’ un simpatico tedesco che racconta volentieri la vita e la storia della comunità. I pasti, su richiesta, si consumano a tavola con tutta la famiglia.

SAGADA
FARE:
La vista alle Hanging Coffins, le bare sospesa, non richiede più di un mezzo pomeriggio, ma il top da non perdere e’ l’escursione nelle grotte. Due i percorsi offerti, con diversi livelli di difficoltà. La Cave Connection e’ davvero tosta, dalle quattro alle cinque ore di discesa, per un dislivello di oltre centocinquanta metri dentro la montagna, attraverso pozzi e passaggi da brivido. La guida e’ fondamentale, altrimenti il rischio di perdersi, o finire sfracellati in qualche crepaccio, e’ piuttosto elevato.
DORMIRE:
George Guesthouse II – 500 pesos doppia con bagno – appena fuori dal centro, offe camere semplici e luminose, con una bella vista sulle montagne circostanti.

BANAUE
FARE:
Punto di partenza per un trekking di qualche giorno attraverso le risaie più belle che abbiamo mai visto. A qualche chilometro dal paese si trovano alcuni scorci panoramici degni di nota, raggiungibili a piedi o noleggiando un tricycle.
DORMIRE:
People Lodge – 500 pesos doppia senza bagno – le camere al piano superiore, in legno, sono decisamente migliori e meno umide di quelle al pian terreno. Hanno muri molto sottili, perciò c’è da sperare di non avere vicini troppo rumorosi.
Sanafe Lodge – 200 pesos a persona camera da otto senza finestra – nel complesso il Lodge e’ di ottimo livello, le camerate hanno il bagno e l’acqua calda, resta il problema umidità per le camere al piano inferiore.

BATAD – CAMBULO – PULA
FARE:
Trekking di tre giorni e due notti in mezzo alle risaie. I villaggi sono raggiungibili soltanto a piedi, dopo una prima tappa di avvicinamento in Jeepney o in Tricycle da Banaue. Un piccolo zainetto con il necessario per cambiarsi e dormire e’ sufficiente, perché in loco si trovano facilmente cibo e acqua, anche se a prezzi maggiorati, soprattutto l’acqua. La guida non è necessaria, contrariamente a tutto quello che cercano di farci credere in albergo a Banaue, dove a tutti i costi ci vogliono vendere un pacchetto completo. Non è facile perdersi se si segue sempre il sentiero principale ed in ogni caso lungo le terrazze si trovano spesso bambini o contadini cui chiedere indicazioni. Batad e’ sicuramente il posto più affascinante, ma anche il percorso tra Cambulo e Pula regala scorci mozzafiato. Le tappe sono tutte in salita e piuttosto faticose, perché l’umidità sfinisce.
DORMIRE:
BATAD – Hillside Inn – 400 pesos doppia senza bagno – la tradizionale struttura in legno offre camere semplici, ma pulite. Il ristorante ha la terrazza panoramica più stupefacente mai vista.
PULA – A casa di Carmen – 200 pesos a persona – unica sistemazione possibile e non facile da trovare poiché priva di indicazioni e situata appena fuori dal villaggio, perciò e’ meglio chiedere indicazioni. Carmen e’ una vecchia signora che cucina egregiamente ed offre sette letti puliti in una grande stanza con bagno in comune. Doccia fredda ovviamente, e con il padellino.

MANILA
FARE:
Una città da evitare. Noi la usiamo come tappa alla ricerca di un bancomat che non abbia commissioni aggiuntive sui prelievi. Gli unici senza costi in tutte le Filippine sono quelli della HSBC, poco diffusi ovviamente, ma in città se ne trovano un paio nel quartiere finanziario. Poi grandi centri commerciali superaccessoriati e supercondizionati.
DORMIRE:
Friendly Guesthouse – 695 pesos doppia senza bagno e senza finestra – probabilmente la più economica in tutta la città e per questo una delle più frequentate dai backpackers. Cambiamo due stanze perché la prima sera finiamo in un loculo dove il muro gira tutto intorno al letto, senza neanche lo spazio per posare a terra lo zaino. La seconda sera ci rifiutiamo categoricamente e la nuova camera e’ molto più spaziosa. I bagni in comune, per quanto abbastanza nuovi, puzzano terribilmente, però il terrazzo sul tetto con cucina a disposizione e’ un piacevole angolo dove trovare riparo dal caos della città e cucinarsi finalmente un piatto di spaghetti.

CORON
FARE:
In paese non c’è nulla, a parte il porto. Le escursioni in barca sono obbligatorie per lo snorkeling più bello delle Filippine. Le agenzie offrono tutte gli stessi tour A-B-C-D, agli stessi prezzi, ma la Nice in Paradise aggiunge pranzi a buffet a base di pescioni grigliati, granchi e calamari giganti che danno veramente un valore aggiunto alla giornata. Bellissimo il tour alle tre spiagge, peccato non poterci dormire se non a costi proibitivi. Per gli appassionati di wreck-diving ci sono anche numerosi relitti da esplorare.
DORMIRE:
Sea Breeze Lodge – 350 pesos doppia senza bagno – posto tranquillo a gestione familiare, appena dietro il celebre e super frequentato Sea Dive Resort. Qui le camere però costano meno della metà, anche se il vicino di stanza, un turista filippino, alla fine ci ha fregato un costume da bagno e un IPod.

EL NIDO
FARE:
Anche qui le escursioni sono obbligatorie, in barca per i siti più lontani, in kayak per le spiagge sull’isola di fronte. Lo snorkeling e’ bello ma forse non ai livelli di Coron, mentre il paesaggio di spiaggette sparse tra i picchi carsici e’ molto suggestivo. Io nuoto vestita perché a tratti ci si imbatte in colonie di migliaia di meduse. Obbligatoria almeno una cena con grigliata di pesce al grande mercato notturno del villaggio.
DORMIRE:
Bacuit Lodge – 600 pesos doppia con bagno – per una camera economica e’ necessario spostarsi alcune vie all’interno del villaggio rispetto alla “spiaggia”, perché in paese una spiaggia c’è anche se sporca, piena di alghe e di barche parcheggiate. La nostra sistemazione e’ nuovissima, pulita e confortevole, ma si deve rinunciare alla vista-mare.

PORT BARTON
FARE:
Qui la spiaggia va un po’ meglio, ma per le immagini da cartolina e’ sempre necessario affidarsi alle escursioni in barca. Tramonti mozzafiato.
DORMIRE:
Elsa’s Place – 500 pesos doppia senza bagno – i bungalow vista mare come sempre sono più costosi, ma le camere sono pulite, luminose e dotate di zanzariera e balconcino.

SABANG
FARE:
Mare stupendo soprattutto sulla spiaggia poco a nord del paese. Bellissima l’escursione in barca nel fiume sotterraneo, ma sconsigliata a chi teme i pipistrelli. Per i permessi di accesso al sito, il ticket si può acquistare a Puerto Princesa, prenotando la visita in anticipo, oppure direttamente al porto di Sabang, ma sempre e solo per il giorno successivo, quindi è necessario passare almeno una notte al villaggio.
DORMIRE:
Mary’s Cottages – 600 pesos bungalow con bagno – e’ l’ultimo in fondo alla spiaggia, lontano dal porto e dall’invasione di turisti coreani. I bungalows sono spartani ma immersi in un bel giardinetto e dotati di zanzariera e terrazzino vista mare. L’elettricità e’ erogata solo poche ore al giorno.

PUERTO PRINCESA
FARE:
Noi siamo stufi, ma anche qui si possono fare escursioni interessanti a spiagge e lagune segrete. In paese invece non c’è granché.
DORMIRE:
Manny’s Guesthouse – 600 pesos doppia senza bagno – il posto e’ carino, a gestione familiare, con cucina a disposizione e un’ampia area comune. Fa un po’ caldo nelle camere.

CEBU CITY
FARE:
Il posto migliore dove passare la giornata, al riparo da traffico e smog, e’ l’Ayala Center, un enorme centro commerciale con parco interno, fontane, supermercato e ristoranti. Per il resto, meglio ripartire il prima possibile.
DORMIRE:
La Guardia Hotel – 700 pesos doppia con bagno e A/C – camere standard, pulite, ma la sistemazione nel centro vecchio della città lascia alquanto a desiderare, soprattutto di sera e’ meglio non andare in giro fino a tardi.
La Florentina – 800 pesos doppia con bagno e A/C – graziose camere in rosa con arredamento in stile italiano per l’alberghetto sito proprio accanto all’Ayala Center, nella zona più moderna della città.

SIQUIJOR ISLAND – SAN JUAN
FARE:
Affittare un motorino per visitare l’isola. Interessanti le spiagge sulla costa orientale e le cascate, dove un bagno e’ veramente d’obbligo. Meno interessante lo snorkeling ai santuari marini, soprattutto dopo essere stati a El Nido e Coron. Impossibile invece rilassarsi in spiaggia perché i sandflies uccidono. Anche i tramonti uccidono, di bellezza.
DORMIRE:
The Sylvia’s – 600 pesos doppia con bagno – la camera non è vista mare perché su una collina appena nell’interno, ma e’ molto spaziosa e accogliente. Il complesso e’ nuovissimo, con piscina ed offre anche bungalow sulla spiaggia, attrezzati con cucina, al doppio della cifra. Il ristorante e’ senz’altro il migliore trovato in tutte le Filippine e i prezzi accessibili.

APO ISLAND
FARE:
Nuotare per ore in mezzo alle tartarughe giganti e’ un’esperienza indimenticabile.
DORMIRE:
Ronor’s Homestay – 500 pesos doppia senza bagno, colazione inclusa – Ronor e’ una simpatica vedova che offre camere in legno al piano superiore della sua abitazione. E cucina da dio. L’elettricità viene erogata col contagocce e sull’isola non c’è acqua, quindi attenti a non sprecare.

MALAPASCUA ISLAND
FARE:
Per i divers e’ una tappa fondamentale per immergersi e nuotare con gli squali volpe. I coralli invece sono tutti morti, per colpa della indiscriminata pesca con le bombe degli anni passati. Da non perdere una pizza al ristorante Angelina, oppure gli spaghetti al nero di seppia.
DORMIRE:
Hiltey’s Hideout House – 500 pesos doppia senza bagno – anche qui bisogna togliersi dal lungomare per una sistemazione economica. Il complesso ha un bel giardino, dove si trovano le stanza piu costose, mentre quelle economiche sono un po piu appartate, ma pulite e con un ampio terrazzo.

BANTAYAN ISLAND – SANTA FE
FARE:
Sugar Beach e Paradise Beach sono senza dubbio le spiagge più suggestive dell’isola, tutte vicino a Santa Fe. Il resto non offre molto, tranne per gli appassionati di combattimenti tra galli.
DORMIRE:
Payag N JK – 500 pesos doppia con bagno – a due passi dalla spiaggia, il complesso di nuova apertura offre camere accoglienti, stile Ikea, con terrazzino e cucina in comune.

TACLOBAN
FARE:
Nulla, solo una tappa lungo la via di ritorno verso Manila.
DORMIRE:
Royal Suites – 750 pesos doppia con bagno e A/C – appena accanto alla stazione dei minivan, e’ un grande albergo che offre camere standard, abbastanza pulite.

SORSOGON
FARE:
Nulla ,solo una tappa lungo la via di ritorno verso Manila.
DORMIRE:
Asia Novotel – 680 pesos doppia con bagno e A/C, per dodici ore – alla fine siamo capitai in una catena con stanze ad ore, ma la camera e’ veramente ottima.

DONSOL
FARE:
Purtroppo non abbiamo visto gli squali balena, nonostante una costosa uscita in barca. Sono ormai due anni che gli avvistamenti in queste acque sono sempre più rari. Per chi volesse vederli e’ meglio provare a Oslob, sull’isola di Cebu, dove le bestiole di oltre quindici metri sono nutrite quotidianamente dai barcaioli che li attirano col plancton. Sicuramente un’esperienza meno suggestiva, ma almeno l’incontro e’ assicurato!
DORMIRE:
Shoreline Resort – 600 pesos doppia con bagno – camera dignitosa, con giardino e ristorante che offre piatti molto cari, ma nei pressi del centro marino tutto e’ parecchio costoso. E’ la stanza più economica che riusciamo a trovare.

LEGAZPI
FARE:
Un’escursione in quad nel letto del fiume fino alle pendici del Vulcano Mayon rompe il culo, ma lo spettacolo e’ davvero suggestivo
DORMIRE:
Sampaguita Tourist Inn – 400 pesos doppia con bagno – la camera e’ piccola e vecchiotta, ma è l’unica disponibile in tutta la città per via di un congresso. La cosa veramente preoccupante e’ il cartello, affisso all’esterno all’edificio, che avvisa la clientela che la palazzina e’ ad elevato rischio incendio.

NAGA
FARE:
Nulla, solo una tappa lungo la via di ritorno verso Manila.
DORMIRE:
SOGO Hotel – 603 pesos doppia con bagno e A/C, per dodici ore – ennesima stanza ad ore, con luci rosse, specchi dappertutto e fil porno gratuiti in TV…. La catena e’ meno bella dell’Asia Novotel, ma è proprio adiacente alla stazione degli autobus, quindi per noi molto comoda.

CLARK
FARE:
Noi aspettiamo l’aereo, ma per gli appassionati del genere la cittadina, sede della ex base militare americana, e’ la più rinomata per la prostituzione femminile, insieme alla vicina Angeles.
DORMIRE:
SOGO Hotel – 820 pesos doppia con bagno e A/C, per dodici ore – come sopra.

NOTE:
– Cambio febbraio/aprile 2013: 1 Euro = 53 Pesos circa.