Invasioni barbariche

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Giorno 211.

Alle Filippine la Pasqua conta più del Natale, come insegna l’ortodossia cattolica. Facciamo tappa per la notte a Cebu il venerdì santo, e ci troviamo di fronte ad una situazione per noi quasi surreale, che si potrebbe paragonare al 25 dicembre in Europa: negozi chiusi, trasporti fermi, nessuno per strada. Di fatto, la città e’ un deserto.

Il giorno dopo arriviamo sull’isola di Malapascua, una piccola Mecca per i subacquei di tutto il mondo, e uno di quei luoghi che più o meno tutti quelli che abbiamo incontrato in giro ci hanno raccomandato. Per questo motivo, quando ci troviamo catapultati in un delirio di turisti filippini che si godono la Pasqua sulle piccole spiagge dell’isola, in un tripudio di barche ancorate ad un metro dalla riva, la delusione e’ forte. Non esiste nessuna possibilità di trovare una sistemazione vicino al mare, sullo stile Thai per intenderci, a meno che non si vogliano pagare prezzi quasi europei. Il caldo e’ soffocante, ed io in particolare passo la prima notte quasi a sciogliermi nell’acido.

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Per nostra fortuna, passate le vacanze la situazione migliora decisamente. Le masse scompaiono e scopriamo qualche spiaggetta isolata con acque cristalline, oltre alla solita escursione di snorkeling, che si rivela interessante, eccezion fatta per una corrente fortissima che tutto spinge, come un fiume in piena, e più nuoti e più stai fermo. Osiamo anche un temerario tuffo da una scogliera alta 12 metri, consigliataci dal nostro barcaiolo di fiducia. Mi lancio senza pensarci, meglio levarsi il dente in fretta, anche perché vista da sopra l’altezza e’ abbastanza “suggestiva”. Giulia ci mette circa 10 minuti prima di decidersi al grande passo, incitata anche da alcuni divers che stazionano nei dintorni, mentre io la osservo preoccupato da sotto…dice che deve concentrarsi, ma credo che in realtà le tremino le gambe. Alla fine si esibisce in un tuffo a picco con stile perfetto, applausi a scena aperta anche per lei.

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Ma per due gourmet come noi, i veri momenti topici sono costituti dalla cene da Angelina, ristorante aperto da una coppia di italiani che naturalmente sforna il miglior cibo dell’isola, e forse delle Filippine intere…pizze con forno a legna, spaghetti al nero di seppia, grigliate miste, pane fatto in casa…dopo quasi sette mesi, ne avevamo una voglia matta e passiamo le giornate pensando al menù. A tavola poi non mancano i momenti di ilarità mentre osserviamo il disgusto di una turista locale alle prese con un tomino di capra ricoperto di prezzemolo o una coppia di filippini che avanza con disinteresse alcune fette di prosciutto crudo, che noi ci saremmo mangiati con gli occhi…come sempre i coreani danno il proprio contributo alla nomea che li precede, srotolando goffamente i saltimbocca prima di assaggiarli e poi tentando di assumerne il contenuto per suzione… Il culmine lo raggiungono due ragazze del Nordeuropa che ci fanno letteralmente inorridire quando decidono di devastare degli ottimi spaghetti ai frutti di mare, inondandoli con dello schifosissimo ketchup….mah, forse sentono la nostalgia di würstel e crauti, barbare che non sono altro!!!

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