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Giorno 215.

Dato che ormai siamo diventati centauri provetti, anche a Bantayan affittiamo un super scooter per girovagare l’isola in cerca di qualche baia deserta da cartolina. Dopo una deludente serie di spiagge infestate da immondizia, delle vere e proprie discariche a cielo aperto, ne troviamo un paio veramente belle, Paradise Beach e Sugar Beach. Scatto qualche foto tipo catalogo alla mia felicissima sposa e poi via di nuovo ad imperversare sulle polverose strade locali.

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Le sbagliamo tutte, ed invece di fare il giro lungo la costa e goderci il panorama, ci ritroviamo a vagabondare nell’interno, scansando bambini, cani, maiali e galli ad ogni curva. Poi l’illuminazione. Alle Filippine il combattimento tra i suddetti galli e’ molto popolare, ogni paesino ha la sua fiesta in cui i pennuti si sfidano in lotte all’ultimo sangue. Sembra sadico, ma mi vengono in mente il Pablo di De Gregori, con il suo gallo da battaglia, ed il Colonnello di Gabriel García Marquez, che faceva la fame pur di non dover mangiare il proprio, di gallo, perché l’illusione non si mangia, si alimenta…
Decido pertanto che non possiamo lasciare l’arcipelago senza averne visto almeno uno.

Casualmente ci imbattiamo in una di queste arene improvvisate lungo il percorso, chiediamo informazioni circa l’orario di inizio della contesa alla gente che si appresta ad accalcarsi con bancarelle e gabbie piene di pennuti. Bene, sarà il nostro battesimo del fuoco. Vinco le resistenze di Giulia, che sembra molto contrariata di fronte a questa prospettiva e continua a chiedermi con insistenza se i galli muoiono, se poi quelli feriti li curano, eccetera. Certo, come no, esiste un ospedale attrezzato per gli animali vittime dei combattimenti illegali…povera illusa…la scruto con uno sguardo di compassione per la sua ingenuita’ e purezza di sentimenti e le dico che io ci vado, con lei o senza.

Verso le sei arriviamo all’arena, traboccante di gente eccitata e di uccelli impazienti di entrare in azione. Capiamo al volo il perché delle espressioni “fare il galletto” oppure “non mettere due galli nello stesso pollaio”. Anche l’oroscopo cinese indica i nati sotto il segno del gallo come vanitosi ed aggressivi. La ragione e’ ovvia non appena si osservano le bestiole in attesa, legati sotto le palme, col piumaggio rigonfio che si puntano in cagnesco anche a distanza. Per favorire il divertimento, attorno all’evento si crea un circolo di scommesse incomprensibile, con persone che urlano ed alzano le mani sotto la moderazione di un caporione che sta nel mezzo dell’arena tra i due contendenti ed i loro allevatori/allenatori. E come se non bastasse, ogni pennuto e’ dotato di una lama affilata, lunga centimetri, legata alla zampa. Giulia mi guarda inorridita…non sarà una cosa soft, ma ormai ci siamo le dico…

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Prima di ogni competizione si da il via e tutti iniziano ad urlare contemporaneamente. La logistica con cui si svolgono le scommesse francamente ci rimane oscura, sembra di essere in borsa. Tutti gridano indicando cifre con le dita a destra e a sinistra, come si capiscano tra loro e’ un mistero, ma sembra funzionare. Dopo alcuni minuti cala il silenzio e i galli vengono liberati. In meno di trenta secondi tutto e’ concluso. Il perdente viene portato via dal padrone, gettato insieme agli altri sotto un albero in attesa di finire direttamente sulla griglia. In ogni caso tutti sembrano soddisfatti, tranne Giulia che, ormai incastrata tra la folla e le transenne, non può sfuggire allo spettacolo e finge di guardare. Io stesso provo pena per i poveri galli, e devo ammettere che quando ce ne andiamo mi sento sollevato.

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La sera stessa, tornati alla guesthouse troviamo una sorpresa. Due gattini molto piccoli, abbandonati da mamma gatta al proprio destino ci aspettano miagolanti e semiciechi davanti alla porta del bungalow. Giulia decide di prendersene cura, nutrendoli e pulendogli gli occhi per tre giorni. All’inizio sembra che non ce la possano fare, ma pian piano si riprendono e si ringalluzziscono. Quando per noi e’ ora di andare, si apre la tragedia: il visto sta scadendo e abbiamo di fronte un lungo trasferimento di 5 o 6 giorni per arrivare a Manila, cosa fare dei gatti? Giulia piange disperata e cerca di affibiarli ad una coppia di francesi stagionati, che si fermerà sull’isola per una ventina di giorni. Ma i due non vogliono sentire ragioni, mentre Giulia li insulta in italiano chiamandoli vecchi, acidi e rinsecchiti. Portarli con noi e’ impossibile, non avrebbe senso toglierli da un ambiente tutto sommato tranquillo per poi abbandonarli comunque nel centro della capitale filippina. Ma lei e’ inconsolabile e si affanna alla ricerca di altre soluzioni. Per farla sentire meglio strappo al custode della guesthouse una promessa, non so quanto sentita, di prendersene cura. Considerando lo scarso amore verso gli animali, randagi o allevati che siano, che si riscontra in Asia in generale, stento a credergli.

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Finisce con noi che saliamo sul traghetto e Giulia in lacrime. Per fortuna veniamo deliziati da un karaoke improvvisato che coinvolge una decina di passeggeri locals. Cantano con dedizione commovente canzoni molto tristi, in cui spesso il padre, la madre o il marito muoiono tragicamente. Trattengo mia moglie a stento quando già si sta apprestando a farla finita gettandosi tra le onde…

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