Io canto – Le Filippine dalla A alla Z

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Giorno 220.

AIUOLE. La passione per il giardinaggio contagia un po’ tutti. Dalla villetta, alla più semplice capanna di legno, tutte vantano giardinetti recintati da piante e fioriere in perfetto ordine. Però non si vede mai nessuno prendersene cura. ADOBO, e’ il metodo tradizionale di cottura della carne, pollo, maiale o vitello che sia. Lo spezzatino si cuoce in un intingolo scuro di salsa soia misto a pepe, tanto pepe, che gli conferisce un gusto decisamente molto saporito.

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BALUT. Uno dei piatti più ostici di tutta l’Asia. Si tratta di un uovo d’anatra fecondato, per cui ti ritrovi a mangiare di fatto un feto a diversi gradi di sviluppo. In alcuni casi ha già la piume. Solo per stomaci forti.

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CEVICHE. Chiamato qui kinilaw, e’ uno dei nostri piatti preferiti, di chiara ispirazione sudamericana. Pesce crudo con cipolla, pomodoro e zenzero, marinato in limone e aceto. Il migliore, quello preparato sul momento da due barcaioli con una conchiglia gigante appena pescata, non sappiamo quanto legalmente.

DISASTRI NATURALI. Pare che le Filippine siano il paese al mondo più soggetto a catastrofi naturali. Terremoti, tsunami, frane, alluvioni, eruzioni vulcaniche…non si fanno mancare niente.

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ELEZIONI. Città e paesini sono tappezzati di manifesti dei loschi figuri candidati alla guida del paese. Alcuni sembrano preti, altri hanno un ceffo degno dei peggiori narcos. Il migliore e’ senza dubbio un ibrido tra Hugo Chávez ed il Walter Sobchek del Grande Lebowski. Con tanto di camicia militare.

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FUNERALI CON LA BANDA. Ne incontriamo almeno tre. La bara viene di solito trasportata nel cassone di un pick-up, segue un corteo di parenti, amici e beghine che pregano sotto il sole cocente. E davanti a tutti incede la banda, con tanto di divisa stirata e ottoni tirati a lucido, mentre nell’aria rimbomba il sound della marcia funebre.

GALLI DA COMBATTIMENTO. L’anima latina del paese si riflette anche in questa tradizione piuttosto cruenta. I galli vengono cresciuti, nutriti, vezzeggiati nell’attesa del grande giorno. Vincere o morire, terzium non datur.

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HALO HALO. Il dessert nazional-popolare. Si tratta di un intruglio di ghiaccio, gelato alla crema e al taro, con zucchero, gelatine di pseudo-frutta, fagioli più o meno dolci ed altre prelibatezze indefinibili. Definirlo buono, sarebbe esagerato.

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IGLESIA NI CRISTO. La devastazione culturale portata dagli spagnoli prima, e dagli americani poi, accomuna l’arcipelago in modo piuttosto evidente al Sudamerica. Il fervente cattolicesimo ne è un esempio lampante. Nulla e’ rimasto della religione originaria, se non in pochissime tribù del tutto emarginate. In compenso il paese e’ pieno di chiese.

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JEEPNEY. Sicuramente il mezzo di trasporto più caratteristico dell’arcipelago, e forse dell’Asia intera. Immaginate un pick-up coperto, con due file di panche ai lati, e con il muso tipo camion americano. Le decorazioni esterne costituiscono i veri capolavori, dalle tamarrate con fuoco e fiamme, ai modelli di ispirazione religiosa, con Cristi, Marie ed angeli a profusione, una vera chiccheria.

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KARAOKE. Un’istituzione nazionale. Letteralmente, ogni cento metri si trova un drappello di persone che canta a squarciagola davanti ad un televisore, sulle note di successi pop internazionali e locali. Nemmeno i traghetti vengono risparmiati, così come le nostre orecchie. Il mondo secondo Fiorello.

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LECHON MANOK. La cucina Filippina nel complesso non è niente di che. Il classico pollo allo spiedo, decisamente migliore del nostro, ci ha salvato numerosi pasti. Le varie catene locali si combattono a forza di slogan altisonanti, di cui il migliore ci è sembrato quello del cosiddetto Sr. Pedro: “Once tasted, always wanted”.

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MATRIMONI MISTI. Americani di cinquanta/sessant’anni, di solito brutti e grassi, che si accompagnano con ragazze Filippine sulla ventina, anche piuttosto carine, sono la regola. Sarà una nuova forma di commercio equo e solidale?

NIKNIK. Piccoli bastardi che infestano in massicce quantità la spiaggia di Siquijor. Nascosti nella sabbia, ne escono solo per divorarti le membra, lasciandoti in ricordo decine di puntini rossi che costringono ad epiche grattate per diversi giorni. Talmente fastidiosi che preferiamo le zanzare, molto meno subdole nella propria azione.

ONESTA’. Diciamocelo, i filippini sono persone oneste. Difficile che tentino raggiri o aumenti spropositati dei prezzi, come spesso accade nel Sud Est Asiatico…un esempio che spesso citiamo e’ il classico fruttivendolo di strada, che non ti vende la frutta se non la ritiene sufficientemente matura.

PALLACANESTRO. Sport nazionale, seguito con fervore e amatissimo da grandi e piccini. Non manca mai un campo anche nei villaggi più remoti, dove il vero fico gioca in infradito. La passione non manca, l’unico problema resta per loro sfondare a livello internazionale, avete mai visto un Filippino alto?

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QUANTE ISOLE? 7.107, lo dice Wikipedia.

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RISAIE. Quelle di Batad sono senza dubbio le più belle che abbiamo visto. Un anfiteatro di verde.

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SQUALI BALENA. Dovevano essere uno degli highlights del nostro viaggio nelle Filippine. Per vederli, ci siamo sorbiti ore e ore di autobus, per giorni, pianificando gli spostamenti per arrivare a destinazione nel periodo in cui gli avvistamenti erano più probabili. Da dieci a venti al giorno, dicevano. Fino all’anno scorso, perché al momento questi teneri giganti hanno deciso probabilmente di migrare altrove, lasciandoci a bocca asciutta. E anche parecchio incazzati.

TRICYCLE. Il tuk-tuk filippino, praticamente un sidecar, ricoperto di stickers con motti di ogni tipo.

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UOVA FUCSIA. Un’altra delle prelibatezze locali. La chiamano Salty Egg, ma il gusto sembra piuttosto quello del gorgonzola andato a male.

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VOLLLEYBALL. Mai visto giocare così male. Ci imbattiamo casualmente in un torneo di ragazzine, ed assistiamo ad un incontro comico e quasi surreale. E non si tratta di giocatrici casuali, ma di vere squadre con tanto di divisa. Le normali tattiche di gioco vengono stravolte, il palleggio e la schiacciata abolite, il gioco si riduce ad una sfida a colpi di bagher poco ortodossi e bruttissimi da vedere. Perde il punto chi la tira fuori. Indecente.

ZIO SAM. Le Filippine sono indubbiamente il paese più yankee dell’Asia. Grandi catene di fast food ovunque, motel a ore vicino alle stazioni degli autobus, basi militari americane in disuso, che hanno però come lascito un esercito di signori di mezz’eta’ in cerca di moglie o semplicemente d’avventura. Anche le canzoni in voga sono per lo più americane, ma degli anni 70/80.

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  1. Oggi io voto: AIUOLE – HALO HALO (ma solo per la bellezza della fotografia che nasconde il reale sapore, tanto ben descritto nel testo) – ONESTA’ – ISOLE – RISAIE E UOVA FUCSIA ( anche queste scelte solo per il colore bellissimo e vivace, perchè a me il gorgonziola andato a male fa schifo!!!!).
    Come sempre una completezza di informazioni veramente alla grande e una vera delizia di fotografie, questa pagina!
    Besos a los dos!

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