Benvenuti in Indonesia!

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Giorno 233.

Le operazioni di sbarco e imbarco al porto di Tawau si svolgono in un clima da bolgia dantesca. Sotto un sole cocente, uomini sudati come bestie spostano sacchi e scatole enormi come formiche impazzite, dal traghetto al molo, dal molo al traghetto, senza sosta. I passeggeri sono pochi, e’ più una transumanza di merci che di esseri umani. Le condizioni del barcone sono davvero poco rassicuranti, per cui ci prepariamo al peggio, infilando alla svelta tutte le nostre cose di valore nella borsa impermeabile… siamo pronti al naufragio.

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Dopo quattro ore di navigazione arriviamo sorprendentemente incolumi a Tarakan, la nostra prima tappa in Indonesia, provincia del Kalimantan Orientale. Isola del Borneo. Cerchiamo alloggio insieme a Greg, un ragazzo francese conosciuto in nave. Le sistemazioni economiche sono poche, e quelle poche sono occupate. Merda. Poi ci imbattiamo in Uri. Per nostra incredibile fortuna e’ una delle uniche due couchsurfers della città, e si offre di ospitarci a casa sua, dove vive con la sorella e il di lei marito, oltre ai nipoti, quattro bambini tra i tre ed i dodici anni. Il maggiore, nonché unico maschio, Fandy, e’ un ragazzino di un intelligenza e di una sensibilità artistica fuori dal comune. Parla fluentemente inglese, cosa piuttosto rara da queste parti, dipinge e suona il piano. Le due sorelle di mezzo, la contrario, sono vivacissime bestiole selvatiche, di una bellezza disarmante, che saltano gridano e corrono, mettendo a dura prova l’innata pazienza del fratello. Ma la più piccola, Amira, e’ un vero terremoto perenne, che ci disintegra le orecchie per due giorni con la sirena di un camion dei pompieri giocattolo. Greg ed io decidiamo una notte di sottrarle le batterie di nascosto, visto che la simpatica bimbetta ha il vizio di svegliarsi alle quattro di mattina e mettersi a giocare con il suddetto. Svegliando anche noi…

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Giulia condivide il materasso con Uri, mentre io e Greg ci spartiamo il pavimento della stanza in cui la sorella di Uri, ostetrica, riceve le donne incinte, con tanto di ferri del mestiere in bella vista. Praticamente, dormiamo in sala parto. Ci intrufoliamo nella vita quotidiana di questa famiglia stupenda ed ospitale. Decisamente un approccio poco convenzionale a questo nuovo paese, che fin dal primo momento si rivela essere di gran lunga il più accogliente di tutti quelli visitati fino ad ora, probabilmente anche in relazione al fatto che i turisti sono pochi e la gente mantiene una spontaneità che altrove e’ andata via via perdendosi. A Tarakan siamo gli unici stranieri in circolazione, e l’effetto bancomat umano e’ piacevolmente inesistente. La maggior parte dei turisti che si recano in Borneo, del resto, preferisce visitarne la parte malese, più organizzata in termini di trasporti e infrastrutture, ma decisamente meno interessante. Molti altri trascurano le aree periferiche dell’arcipelago indonesiano, a vantaggio delle regioni più famose in occidente, tipo Bali. Anche se dopo l’11 settembre e gli attentati di Bali stessa dell’anno successivo, il numero dei viaggiatori e’ drasticamente calato in tutto il paese. Non dimentichiamo che stiamo parlando del più grande e popolato stato musulmano del pianeta. Meglio per noi comunque, che possiamo godere dell’ospitalità disinteressata di questo magnifico popolo.

Con Uri e le sue amiche passiamo due giorni illuminanti per quanto riguarda la vita reale Indonesiana, tra una partita a Badminton nel cortile di casa, qui un passatempo superpopolare, e una passeggiata al parco locale dove vengono protetti alcuni esemplari di scimmie Nasiche. Ci dedichiamo anche al Karaoke, nel quale le ragazze eccellono. Io mi esibisco in una versione poco memorabile di My Way, mentre Greg osa addirittura cimentarsi in un pezzo indonesiano di cui ignora totalmente parole e musica. Giulia per l’ennesima volta tace, ma forse e’ meglio così…

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Il momento topico si rivela essere la festa per la nascita della figlia di amici, un battesimo casereccio, al quale naturalmente siamo invitati come ospiti d’onore. Pranziamo seduti sopra un tappeto al centro della sala, sotto lo sguardo curioso della nonna dell’infante, vestita completamente di nero che in terra d’Islam non è simbolo di lutto, ma di festa. Durante l’omaggio alla piccola neonata, ci si scambiano inchini e saluti, mentre le buste con le offerte scorrono di mano in mano, fino a scivolare elegantemente in una Louis Vuitton laccata di vernice rossa, sapientemente custodita dalla zia della piccola festeggiata. Intanto la musica, effetto party, rimbomba nel vicolo, ma non c’è traccia d’alcool, siamo tra muslim…

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Uri e sua cugina si presentano agli amici tutte velate e con abiti molto casti, salvo poi andarsi a cambiare per l’uscita pomeridiana. Anzi, la cugina, madre di due figli, ha addirittura atteggiamenti civettuoli nei confronti di un Greg meravigliato e compiaciuto, visto che la ragazza, senza velo e con gli shorts, e’ anche piuttosto carina. Ci chiediamo cosa ne penserebbe il marito, scherzando con il nostro amico sulle conseguenze tragiche che potrebbe avere un suo gesto audace…per sua fortuna la serata si conclude con un nulla di fatto, il gelosissimo marito non saprà mai nulla del sottile corteggiamento, ed il suo machete resterà nel fodero.

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Iniziamo anche a scoprire alcune prelibatezze locali, di cui la mia preferita e’ senza dubbio lo shake d’avocado con ghiaccio, latte condensato e sciroppo al cioccolato. Provare per credere. A Tarakan pianifichiamo la nostra prossima tappa, l’isola di Derawan, che sembra essere un posto paradisiaco…

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  1. Siamo Gino e Manu i due veneziani che hanno mollato tutto. Leggiamo con piacere il vostro blog anche perche’ l’Indonesia sara’ la nostra prossima tappa. Arriveremo a giugno e chissa’ che riusciremo ad incontrarci. Ciao ciao

    • Ciao Gino e Manu!!! Anche noi vi seguiamo sempre e ci fa piacere tenerci in contatto.. Sono contenta che abbiate trovato finalmente una moto, anche alle Filippine.. Speriamo di incontrarci ancora presto!!!

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