Lost

Standard

Giorno 238.

Sull’isola che non c’è una donna dalla pelle scura di nome Marsi ride forte fra denti candidi. In un inglese stentato, parla di se stessa solo in terza persona, e gestisce una pensione di tre camere sull’acqua cui ha dato il nome composto delle tre figlie, Pinades, cioè Pini, più Nadia, più Destri. La sera tutta la famiglia scende in campo e gioca a volano contro il vicinato. Fanno da pubblico lunghi filari di pesce secco che, steso al sole, pazientemente osserva.

20130511-081723.jpg20130511-081735.jpg

20130511-081848.jpg20130511-100733.jpg

Tutte le notti, un uomo di nome Udin aspetta in spiaggia, avvolto in abiti pesanti per sfuggire l’umidità dell’attesa. Va a caccia di tartarughe e le aiuta a partorire, in un travaglio di fatica strisciante e di buchi nella sabbia, sotto il peso di un guscio da cento chili. E poi nasconde le uova per mesi, fin quando la vita e’ pronta a schiudersi. Allora apre la strada a decine di piccoli esseri in corsa libera verso il mare. Vi assisto come a un privilegio e non resisto all’emozione di sfiorare una di quelle creature indifese, per scoprire una sorprendente forza vitale che si dibatte sul palmo della mia mano. Il richiamo istintivo dell’acqua.

20130511-083011.jpg20130511-104453.jpg
20130511-100216.jpg20130511-100228.jpg

20130511-100238.jpg20130511-100244.jpg

20130511-100257.jpg20130511-100305.jpg

Sull’isola che non c’è nessuno capisce l’inglese, ma tutti chiacchierano con te volentieri dando per scontato che tu comunque intenderai quello che ti stanno dicendo. I bambini corrono nudi e scalzi sulla sabbia dell’unica strada che attraversa il villaggio. E ti chiamano, e ti salutano, mentre cuociono un pesciolino ancora vivo su una griglia improvvisata. Nell’afa del pomeriggio la gente si stende a pisolare all’ombra delle case, mentre in giro scorrazzano indisciplinate bande di marmocchi urlanti che si rincorrono liberi da ogni controllo e da qualsiasi pericolo. La sera si ritrovano, come a un evento, per guardare un film chiassosamente insieme. Qualcuno lo manda in videoproiezione sul muro d’una casa, peccato che sia in cinese con sottotitoli indonesiani, quando la metà di loro e’ troppo piccola per capire, figuriamoci per leggere.

20130511-100610.jpg20130511-100637.jpg

20130511-100703.jpg20130511-081957.jpg

Al tramonto si consuma il rito del torneo di Beach Volley, dove uomini che si sentono donne, sfidano fra battute piccanti altri uomini che si credono uomini, e che per orgoglio maschile sentono di dover assolutamente vincere contro la squadra omosessuale del villaggio, ma che puntualmente escono sconfitti da una spudorata superiorità tecnica. Come sia accaduto non so, ma mi ritrovo in campo nella squadra dei gay, scelta a tutti i costi dal capitano Eki, un Mimi’ Ayuara indonesiano soprannominato la regina dell’isola. Crede di essersi appena aggiudicato una stella straniera, ma scoprirà presto di aver acquistato un biglietto scaduto, una penalty zoppicante che evita la sfera come se fosse infuocata. Persa in uno slancio di buona volontà, mi sbuccio a sangue un ginocchio e ripenso a tutto il tempo sprecato in corsi di pallavolo, nella speranza di acquisire una coordinazione che non padroneggerò mai nella vita.

20130511-100931.jpg20130511-101009.jpg

L’isola che non c’è e’ lontanissima da raggiungere, e quando ci arrivi piove tutte le sere, ma in una luce argentata che regala tramonti irreali e cascate arcobaleno. La luna piena rivela atolli di sabbia durante la bassa marea che di giorno si trasformano in lingue di spiaggia abbaglianti su cui passeggiare lontano, in mezzo all’oceano, e sentirsi un puntino nel mare, oppure Mose’ su una secca.

20130511-102537.jpg20130511-102551.jpg

20130511-102641.jpg20130511-101324.jpg

20130511-101258.jpg20130511-101303.jpg

Ogni giorno scopriamo un mondo sommerso che luccica nelle scaglie variopinte di migliaia di pesci, e ti rende facile capire e immaginare perché la vita sia iniziata proprio qui, da queste vastità liquide in continuo movimento. Decine di tartarughe giganti mangiano lattughe nel prato d’acqua proprio sotto il nostro bungalow, mentre noi praticamente ci dormiamo sopra. In un lago salato sull’isola accanto, le meduse proliferano a migliaia, ma senza pungere, e quando ci fai il bagno accanto solleticano il tuo corpo, regalandoti la morbidezza inattesa di un contatto che fin da bambino ritenevi proibito. Il rift sprofonda negli abissi con una ripida parete di coralli, un salto di duecento metri che si perde nel blu profondo, tanto intenso da far vertigine.

20130511-101220.jpg20130511-101225.jpg

20130511-101243.jpg20130511-101950.jpg

E poi c’è un Greg entusiasta che parla con donne dal viso sbiancato perché vuole imparare la lingua. Fa un sacco di foto, ispeziona la spiaggia con la pila e aiuta a raccogliere uova di tartaruga. In un pomeriggio di bassa marea si mette a nuotare tutto intorno all’isola, come un satellite farebbe con il suo pianeta. Perché lui è il classico tipo che non può vivere senza aver provato tutto. Mentre John si fa tagliare i capelli da un Udin improvvisatosi barbiere, sale sulle palme in caccia di cocchi come farebbe un bambino del villaggio, e nel tentativo si scortica le braccia, ma non si lamenta perché parla poco e ama sperimentare la vita con una calma invidiabile per i suoi vent’anni. E la sera, coi russi Yulia e Vladimir, si cena tutti assieme da April, il ristorante più rustico dell’isola, dove un uomo accucciato usa un ventilatore per arieggiare la grigliata di pesce.

20130511-104752.jpg20130511-104805.jpg

20130511-104834.jpg20130511-104856.jpg

20130511-104942.jpg

Ci sono luoghi che ti entrano nel cuore e prendono posto prepotentemente nella tua mente. Pensieri felici circondati dall’acqua, dove solo l’orizzonte e il mare segnano un confine. Nell’oasi del mio cuore ci sono infinite facce, come i lati di un cerchio. Perché poi non esistono luoghi perfetti, ma solo persone e situazioni che li rendono tali. Se questo luogo esistesse davvero per me sarebbe l’isola di Derawan……

20130511-081914.jpg20130511-101250.jpg

Annunci

»

  1. So you all did make it to Derawan Island…..lovely place from what I have heard and been told and seen in pics as well….hoping to go there some time this year…..:)

  2. un paradiso e si vede che voi siete felici come delle pasque…impressionante la foto in cui fede tiene tra le mani quella che a me sembra una medusa :O

  3. Una poesia di immagini e commenti, questa pagina….degna di quel paradiso in cui state vivendo! Rubo una frase e la pubblico nel mio diario …perdonate il furto, ma è troppo bella, è commovente! Un abbrazccio, raga!

  4. Ragazzi che emozione sentire così tanta felicità in un luogo sospeso nel tempo.. Mi sembra di assaporarne l’intensità! Sorrido e gioisco con voi! Vi voglio bene!!!!

  5. Leggerti ci provoca un orgasmo mentale,riesci con far quasi poetico a descrivere quello a cui pensiamo guardando le foto. Grazie Gino Manu

    • Grazie ragazzi!! Come vedete siamo sempre in ritardo sulla tabella di marcia del blog, ma di sicuro voi meglio di chiunque altro potete capire il perché.. Le giornate volano!! Vi abbracciamo!! Ps. Manu, le tue parrucche di alghe sono meravigliose!!,

  6. Alle volte rimango senza parole nel leggervi, ma solo con un’espressione di stupore e un po’ di invidia.
    Un saluto e un abbraccio,
    Mattia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...