Alla ricerca di Kurtz

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Giorno 246.

«Un fiume possente che sulla carta si snodava come un gigantesco serpente, con la testa nel mare, il corpo ripiegato su un immenso territorio, la coda perduta nel cuore del continente…..Il serpente che mi aveva incantato». Joseph Conrad.

Siamo nell’est Kalimantan. Ed è sulle torbide acque del Mahakam River, in un’atmosfera che sembra uscita da “Cuore di Tenebra”, che ha inizio il nostro viaggio alla scoperta di un fiume remoto, immerso in un paesaggio in gran parte incontaminato, sulle tracce di ciò che resta di un popolo antico, i Dayak tagliatori di teste, e di uno stile di vita da sempre indissolubilmente legato allo scorrere dell’acqua.

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Raggiungiamo in bus la cittadina di Kota Bangun e ciondoliamo sulla strada, sotto lo sguardo dei curiosi, in attesa del battello salpato stamattina presto da Samarinda, con cui risaliremo verso l’interno, fino al villaggio di Long Bangun, il punto massimo raggiungibile in questa stagione con il servizio pubblico. Sono approssimativamente trenta ore di navigazione, guasti permettendo, per percorrere oltre i due terzi di questo fiume dalle ampie curve, largo almeno cento metri, che come una vera e propria autostrada d’acqua rappresenta l’unica via per raggiungere i villaggi che stiamo cercando.

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Quando lo vedo aggirare l’ansa del fiume, la prima cosa cui penso e’ a un grosso scatolone di carta che galleggia a fatica, pronto a sciogliersi in qualunque momento. Il battello arranca lentamente come uno scarafaggio controcorrente. Solo l’imbarco si rivela più ostico del previsto, e non siamo ancora partiti. Una passerella larga dieci centimetri oscilla sotto il mio peso attraverso un’acqua fangosa, le cui profondità mi sfuggono.. Ci piazziamo sul terrazzo, sopra la cabina di pilotaggio, e ipnotizzati ascoltiamo il silenzio della massa d’acqua che scorre lenta, mentre il sole tramonta. Una schiera di personaggi dai volti segnati si raccoglie presto intorno a noi, e Fede stringe subito amicizia. Sono gli operai delle miniere di carbone che ritornano dalla licenza. Li scarichiamo di notte, sulla sponda del fiume, nei pressi di qualche stazione aggrappata al margine dell’ignoto….

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Sul battello si gira solo scalzi, come da buona educazione, così mi ritrovo a zigzagare tra gli avanzi di cibo sparsi un po ovunque sul pavimento. L’immondizia si lancia direttamente dal finestrino, senza separare nemmeno la carta dalla plastica. Ogni tanto si vedono vere e proprie maree di rifiuti che implacabilmente scendono verso valle, segno che un po’ di educazione ambientale non farebbe male da queste parti. Attraverso le cucine dove donne velate si adoperano a sfornare tutto sommato dei buoni pasti, scorgo un uomo lucido di sudore dormire in un cantuccio vicino al motore, in un frastuono infernale, ma e’ quando raggiungo il bagno che con infantile curiosità mi ritrovo ad osservare un foro quadrato praticato sulle assi di legno del pavimento, attraverso il quale vedo ribollire le acque allegre del fiume. Inutile chiedersi come si usi, impareremo presto che questo e’ lo stile Dayak.

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La sistemazione che ci attendere per la notte assomiglia alla terza classe del Titanic. Forse peggio. I passeggeri giacciono tutti insieme su una lunga fila di materassini ammuffiti, mai lavati dalla notte dei tempi. Alcuni hanno il lenzuolino della Juve e Fede si sente subito a casa. Il fumo libero rende l’ambiente nebbioso, mentre gli uomini organizzano una bisca e le madri cercano di ninnare bambini bercianti senza sonno, facendoli oscillare vorticosamente dentro culle improvvisate con pezzi di stoffa appesi ad un chiodo del soffitto. I finestrini spalancanti e le luci accese nel cuore della notte attirano all’interno ogni sorta di insetto, non che c’è ne sia bisogno, visto che gli scarafaggi già ci ronzano intorno e i topi rosicchiano avidamente la nostra colazione, ma questo lo scopriremo con gioia solo il mattino seguente. Mi avvolgo saldamente nella mia felpa col cappuccio, chiudo gli occhi e cerco di farmi cullare dalla corrente… Ancora ventisei ore e ci siamo…TO BE CONTINUED…

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  1. Ciao ragazzi ,sono la moglie di Cipullo che bello leggervi !!!! Ma non vi invidio !!!! aprezzo il vostro spirito d’avventura e la vostra grande curiosità .
    Le cose che scrivete sono emozionanti mi fate vivere un pochino le vostre emozioni BRAVI continuate !!!!

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