Un vulcano per principianti

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Giorno 255.

Dopo tanti mesi passati al caldo, con temperature sempre superiori ai 30 gradi, notti appiccicose e ventilatori accesi, aria condizionata bramata e poi maledetta, la prima cosa che pensiamo appena arrivati a Berastagi, 1300 metri sul livello del mare, e’ “cazzo che bel fresco!”.

L’isola di Sumatra e’ famosa per i terremoti, gli tsunami ed i vulcani, ed e’ proprio per scalare uno di questi, il fumante Gunung Sibayak, che siamo qui. Siamo piacevolmente colpiti dai bassi prezzi e dalla buona qualità delle guesthouse, decisamente migliori che in Borneo, e dalla presenza di qualche altro western con cui scambiare quattro chiacchiere e decidere di intraprendere insieme la scalata alla montagna di fuoco, già fissata dai nostri nuovi amici per due giorni dopo. Abbiamo così un giorno di tempo per esplorare la campagna nei dintorni, puntellata di villaggi Karo Batak, una minoranza etnica convertita al cattolicesimo nel secolo scorso, dopo un turbolento passato da cacciatori di teste. Oggi comunque sono molto ospitali, ci aprono tranquillamente le porte delle loro “longhouse”, o case lunghe, abitate tradizionalmente da otto famiglie ciascuna, con quattro cucine condivise, otto letti matrimoniali per i capifamiglia, separati con una tenda dal grande ambiente comune in cui dormono i figli. Ci fermiamo a chiacchierare con i vecchi della casa, che passano il tempo a masticare noci di betel, mentre preparare medicamenti naturali, e si divertono a posare orgogliosamente per le nostre foto con il berretto da vecchio combattente…

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Al ritorno veniamo coinvolti dalla proprietaria della guesthouse, nonché insegnante del villaggio, in una surreale lezione d’inglese con un gruppo di ragazzine locali. Ci divertiamo come pazzi nel rispondere alle loro domande sull’Italia, Avril Lavigne ed i nuovi divi bellocci del cinema internazionale, anche se la mia ignoranza in materia e’ palese, dato che ai film hollywoodiani ho sempre preferito qualche bella pellicola russa, sottotitolata in cecoslovacco…stile Corazzata Potemnik… Gli facciamo vedere qualche foto di casa, delle nostre sorelle, degli amici, della neve in cortile, del carnevale. Ed e’ a questo punto che quando cerco di spiegare il costume di Giulia, vestita da ballerina di can can, l’unica parola in inglese che mi sale alla mente e’ “prostitute”… Loro la squadrano inorridite, mentre lei e’ viola per l’imbarazzo. Forse avrei dovuto immaginare la reazione di dieci ragazzine mussulmane di un villaggio sperduto nel cuore di Sumatra, prima di dire che mia moglie a Carnevale si veste da prostituta…

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Il giorno dopo si parte, le scarpe da trekking, dopo mesi di infradito, ci fanno un male boia, e siamo anche parecchio fuori allenamento. Per fortuna gli altri quattro non sono proprio atleti provetti, uno e’ un sedicente ex spacciatore australiano magro come uno stecco con due occhiaie indescrivibili, accompagnato da una fidanzata tedesca stralunata. In più ci sono una ragazza sino-newyorchese e Jenna, inglese di Manchester grassoccia e tormentata dall’asma. Insomma, inseriti in tale compagnia, facciamo la nostra porca figura.

Il vulcano e’ famoso per essere uno dei più accessibili del paese, per cui l’ascesa e’ piuttosto facile. Tuttavia, in uno dei tratti più impegnativi, la povera Jenna, già attardatasi più volte, cade fragorosamente, ricoprendosi di terra e lividi. Ma l’intrepida decide di continuare, ignara di quello che le riserverà la giornata. In cima godiamo del panorama, respiriamo lo zolfo che esce dalle fumarole, con quel bel colore giallo limone, mangiamo un panino e respingiamo le insistenti offerte di una guida locale sbucata dal nulla, che a tutti i costi vuole accompagnarci a valle per un sentiero alternativo, a suo dire più breve, ma decisamente più difficile. Giulia ed io, attratti dalla prospettiva, abbiamo già deciso di tentar la scorciatoia per conto nostro, seguiti a ruota dall’americana, rivelatesi un bello stambecco, e dalla riluttante coppia mista. Con nostra grande sorpresa decide di aggregarsi anche Jenna. Ma quando la vedo muovere i primi timorosissimi passi giù per il sentiero, capisco immediatamente che sarà una giornata moooolto lunga…

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Il sentiero si rivela il letto disseccato di un torrente che nella stagione delle piogge scorre ripido verso valle. Scivoloso e pieno di rocce traballanti, è sicuramente un percorso bello tosto, spaccagambe e più impegnativo del previsto. I nostri compagni, delle vere facce da culo, si disinteressano completamente delle difficoltà incontrate della nostra goffa amica, così iniziano a scendere senza preoccuparsi troppo del fatto che lei ce la faccia o meno… Per quanto appena conosciuta, ovviamente non ce la sentiamo di abbandonarla al proprio nefasto destino, per cui decidiamo di aspettarla, molto contrariati dal comportamento menefreghista degli altri tre. Giulia cerca di incoraggiarla, mentre io procedo in avanscoperta alla ricerca della via piu facile, non poco preoccupato del buio che incombe. Nei punti più ostici dobbiamo letteralmente calarla giù dal sentiero, ma lei non demorde, dimostrando una tenacia ed un coraggio, che sfidano le sue evidenti difficoltà…. Impieghiamo quasi quattro ore a scendere il sentiero, normalmente percorribile in due. Conquistiamo la valle a passo di lumaca, appena prima del calar del sole, con due ore di ritardo sui nostri amici in fuga. Li troviamo in fondo belli freschi, anzi belli caldi, comodamente spaparanzati nelle vasche termali alimentate dal vulcano. E’ tardi e ci resta poco tempo per un bagno ristoratore. Sono arrabbiato, ma li raggiungiamo lo stesso, mentre mi mordo la lingua per non insultarli. Una sola persona continua a sorridere, ed è una bella soddisfazione vedere Jenna che, di fronte ai loro sguardi imbarazzati, ci ringrazia di cuore per non averla abbandonata sulla cima….

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  1. haha riconoscendomi molto in Jenna…non tanto per la stazza ma per l’imbranaggine nell’affrontare le imperie, sono sicura avidano mi avrebbe lasciato in cima 😉

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