Into the wild

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Giorno 259.

A cento metri dalla guesthouse, formiche grosse come il mio dito mignolo ci tagliano incuranti la strada in formazione da battaglia. Sono enormi, rosse ed aggressive. E sono solo formiche, cioè gli essere più innocui che mi appresto ad incontrare in questo trekking di due giorni al Parco di Gunung Leuser. Mi sto già chiedendo chi me l’ha fatto fare. Gli stramaledetti oranghi si potevano comodamente vedere al centro di reinserimento di Bukit Lawang, dove due volte al giorno vengono sfamati con frutta fresca, a beneficio loro e dei turisti che pagano per assistere alla scena. Ma Fede ci tiene troppo all’esperienza into the wild e, vista la mia reticenza, si è anche offerto di andare da solo, proponendomi l’opzione di aspettarlo per due giorni al villaggio di Ketambe, graziosamente alloggiata in un bungalow con terrazzino vista fiume, in compagnia di blatte invadenti che accampano un diritto di precedenza sull’uso del bagno. Ma il mio orgoglio non avrebbe mai potuto tollerare l’idea. Così eccomi qui, con le mie ghette anti sanguisughe ben annodate sopra i pantaloni, tanto strette da bloccarmi la circolazione al punto che presto avrò le gambe in cancrena, zainetto in spalla pieno di cortisonici e spray repellente, coltellino svizzero in tasca, perché da piccola ero fan di Mc. Giver e non posso fare a meno di credere che un coltellino può sempre salvarti la vita.

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La nostra guida lascia la strada principale e ci indica di seguirla attraverso un sentiero che non e’ affatto un sentiero, perché un sentiero dovrebbe prevedere almeno un agile passaggio a chi deve per forza percorrerlo, mentre questo si potrebbe definire al massimo un passaggio invaso dalla giungla, dove la vegetazione cresce appena un po più rada. La foresta e’ tanto fitta che anche il cielo sembra verde e non si riesce a vedere che a pochi metri di distanza. Ci inerpichiamo su per la montagna e dopo dieci metri siamo già completamente marci. Vedo il sudore evaporare dalle nostre magliette in nuvole di fumo. L’umidità e’ del duecento per cento e l’aria ti assale con quell’odore di humus e foglie morte che ricorda un po’ l’autunno nei boschi, ma molto più selvatico. La guida ha un bel passo da stambecco e ogni tanto si ferma per lasciarci respirare. Ne approfitto per liberarmi dalle sanguisughe che inesorabilmente stanno risalendo sopra le ghette, lungo i pantaloni, alla ricerca di uno spicchio di pelle nuda cui attaccarsi. Fede le guarda con stupita curiosità e quasi vorrebbe sperimentarne il morso, ma ovviamente non sarà lui il fortunato.

L’incontro con gli oranghi si rivela un’emozione in grado di dissipare ogni tensione residua. La guida sa dove cercare e ci imbattiamo in mamme con i cuccioli, giovani esemplari che giocano e si inseguono, maschioni dalla faccia larga che ci scrutano dall’alto. Passiamo la giornata ad inseguire intere famigliole che si spostano agili tra le fronde, sempre in cerca di cibo. Spesso per non perderli ci mettiamo a correre tra le felci, scavalcando radici o usando tronchi caduti come ponti improvvisati. Li vediamo prepararsi il nido per la notte ed assistiamo anche ad una scena di accoppiamento con ululati degni di un film porno. L’emozione più grande la proviamo quando un grosso maschio, spezzatosi il ramo cui era aggrappato, atterra a pochi metri da noi. Solo in quel momento, mentre lui ci squadra indeciso, comprendiamo le sue dimensioni impressionanti. La guida ci fa segno di stare indietro e dopo un lungo minuto passato a fissarci, l’organo si allontana nella giungla.

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Raggiungiamo il campo affamati e sporchi. Fede come al solito e’ scivolato diverse volte ed e’ una maschera di fango, come Shpalmen. In fretta ci infiliamo i costumi pronti per un bagno rigenerante nelle acque fresche del torrente. Solo allora scopro con orrore una grossa sanguisuga golosamente attaccata alla mia chiappa destra, dove si sta evidentemente nutrendo da diverse ore viste le notevoli dimensioni. Mi riesce impossibile mantenere il controllo ed evitare la patetica scena della straniera in bikini che saltella sulla riva del fiume, strillando al marito di occuparsi della faccenda. Nel frattempo le guide si godono divertite lo spettacolo.

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La tenda e’ un colabrodo piena di buchi, peggio di uno scolapasta. Una certa apprensione mi assale al pensiero di tutti gli ospiti indesiderati che questa notte potrebbero strisciarci attraverso. Mi infilo dentro il saccapelo chiudendo tutte le cerniere e in un attimo divento un insaccato, il classico prosciutto all’italiana. Se ci fosse una serratura le darei pure un giro a doppia mandata, ma sarebbe comunque inutile, perché non sono i ladri che vorrei tenere lontani… Il saccapelo e’ umido ed emana un’aroma di muffa mai lavata, che va a mescolarsi all’odore di tutti gli escursionisti che ci hanno già dormito dentro. Estorco a Fede la promessa di accompagnarmi se nel cuore della notte dovesse scapparmi la pipi, ma per azzerare il rischio cerco comunque di non assumere liquidi. La notte passa scomoda sul fondo duro della tenda, immersi nei rumori nuovi della giungla.

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Cominciamo la giornata con banane fritte a colazione, ci laviamo i denti nel ruscello e mi becco un’altra bella sanguisuga tra le dita dei piedi, ma me ne accorgo quasi subito questa volta. Fede sembra quasi geloso. Poi si parte per un nuovo giro esplorativo. Rientriamo nel pomeriggio al villaggio, entusiasti degli avvistamenti fatti e personalmente sollevata per aver sfangato anche questa, il fatidico trekking nella giungla, rivelatosi alla fine meno spaventoso del previsto. Perché il vero pericolo alla fine ti aspetta in agguato quando meno te lo aspetti, mentre stai comodamente seduto al tavolino di un ristorante e ti senti perfettamente al sicuro. Allora per esempio, uno scorpione agguerrito potrebbe sbucare dal pavimento della cucina, comparendo all’improvviso a pochi passi dai tuoi piedi nudi. E mentre tu stai li fermo a guardarlo ipnotizzato e non riesci a muovere neanche un muscolo, la signora del ristorante si gira anche lei, lo vede e, con la massima disinvoltura, lo abbatte a colpi di padella. Dopodiché torna a cucinare, come se niente fosse, e te lo lascia li spiaccicato sul pavimento. Non ci diciamo una parola, Fede ed io, ma contemporaneamente alziamo i piedi e li incrociamo sotto il culo, al sicuro, sulla sedia…

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  1. Richy coglie ogni occasione per indossare i suoi stivaletti di gomma antipioggia…Istinto di sopravvivenza….forse in una vita precedente anche lui ha avuto a che fare con scorpioni e sanguisughe. Un abbraccio da qui dove le formiche son piccole come dovrebbero essere e gli oranghi piu’ pericolosi indossano giacca e cravatta e ti Dan del lei.

  2. Madonna Giuly io sarei già morta…..e nn solo di paura! di fame di sete e di sonno! nn sarei in grado di sopravvivere a tutti questi eventi! siete grandi…un bacio a tutti e due….Elena e Mike

    • Anche io a volte temo di non sopravvivere a tutte queste avventure, poi me la cavo sempre meglio del previsto.. Quando mi capitano penso sempre a Giorgia, a cosa direbbe, a cosa farebbe lei al mio posto e cerco di vederne il lato ironico..

  3. Oddio, ho fatto quello stesso trekking 20 anni fa quando ero in Indonesia. Stesse storie, sanguisughe, e scorpioni. Le foto sul fiume sembrano uguale al punto dove mi sono fatto il bagno quella prima sera. Che ricordi. E mi ricordo anche di aver dormito non in tenda, ma sotto una plastica come quella nella vostra foto e vedere la guida svuotare un sacco di sale attorno a noi. Quando gli chiesi il perché, mi disse: per allontanare gli scorpioni…. Buona Notte :-/

    • Ciao Roberto.. Ma che ridere! Probabilmente e’ davvero lo stesso posto, perché sono molti anni che organizzano questo trekking nel parco.. la nostra guida ha detto faceva questo lavoro da quindici anni e ne aveva trenta!! Comunque loro dormivano ancora sotto la tenda di plastica… per i turisti si vede che nel tempo si sono muniti di una tendina da campeggio, anche se in pessime condizioni..

  4. Ragazzi sono passati mesi da quando siete passati per casa nostra e da allora non manco di pensarvi durante il vostro lungo e bellissimo viaggio. Sono molto felice per voi e devo essere sincero estremamente gelosoooo. Bravissima Giulia che hai superato tante paure! Un abbraccio Matteo

    • Ciao Matte!! Anche noi vi pensiamo spesso, perché abbiamo passato davvero delle belle giornate con voi a Pechino!! Saremo in Indonesia per tutta l’estate, se vi capita di fare un giro, fateci sapere, mi raccomando!
      Un grande abbraccio

  5. Nice to see you, guys, again. This is Vladimir, we met in Derawan island.
    Are you still alive? :))) I am always surprised how positive and optimistic you both are. I’m looking for an Italian dictionary to translate all this. Since that I’m watching you 🙂 Good luck and, by the way, excellent pictures.

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