Open Water… e speriamo che il finale sia diverso..

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Giorno 268.

“Dopo l’istante magico in cui i miei occhi si sono aperti nel mare, non mi è stato più possibile vedere, pensare, vivere come prima”, così diceva il grande oceanografo francese Jacques-Yves Cousteau.

La prima volta che i nostri occhi si sono aperti e’ stato sui magnifici fondali Filippini, allora lo snorkeling sembrava bastarci. Ci siamo ingolositi a Derawan, il paradiso delle tartarughe, ma i tempi non erano ancora maturi. Adesso e’ tardi per tornare indietro, perché ormai siamo addicted, ed e’ giunto il momento di provare qualcosa di più forte. Senza contare che sarebbe da stupidi passare sei mesi in Indonesia senza fare nemmeno un’immersione….

In teoria, il brevetto da sub Giulia c’è l’avrebbe già, anche se le servirebbe una bella spolverata visto che non pratica da quindici anni, mentre io in acqua sono sempre stato a mio agio. Recuperiamo in giro anche due libri usati per il corso base, PADI Open Water, così iniziamo a leggerli per farci un’idea di quello che ci aspetta. Insomma, nessuna scusa, appena un po’ di apprensione, perché a giudicare dal libro, cose terribili aspettano in agguato i novizi: narcosi da idrogeno, iperestensione polmonare, sindrome da decompressione…va bene che non bisogna sottovalutare niente, ma così voi la gente la terrorizzate a morte… Passo la notte a chiedermi se sia una buona idea, in fondo siamo sempre andati alla grande con lo snorkeling, che bisogno c’è di infilarsi in una muta da palombaro, farsi scoppiare un timpano se non riesci ad equalizzare, respirare da un compressore manco fossi moribondo al Seattle Grace Hospital? Mi sveglio convinto di lasciar perdere, ma con mia grande sorpresa Giulia si e’ intestardita a tutti i costi. Bella lei, che ha già fatto dieci immersioni in passato, facile così… ormai pero’ non posso tirarmi indietro, così, con la morte nel cuore, accetto. E poi sento che questo e’ il posto giusto, Iboih Beach, Pulau Weh, Sumatra. Troviamo una scuola di sub che ci garba parecchio, la Scuba Weh, gestita dai simpatici Mus e Pon, che incredibilmente ci procurano un istruttore italiano, forse l’unico in tutta Sumatra.

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Con la sua passione, Alberto Martino da Como spazza via i miei dubbi esistenziali, e mi convince che la cosa e’ più facile e sicura di quanto sembri a prima vista… Il mattino dopo ci ritroviamo insacchettati come mortadelle ad affrontare le prime prove con la bombola a 4 o 5 metri di profondità. Giulia fa la saputella, visto che proviamo cose basilari per “una che in teoria il brevetto ce l’avrebbe già “. Così mi tocca sopportarla mentre cerco di imparare come togliermi e rimettermi la maschera sott’acqua, respirare con la bombola del compagno, staccarsi i pesi ed il BCD… Quando Alberto decide che siamo sufficientemente pronti e addestrati a non fare grosse cazzate, finalmente ci porta davvero sotto, per la prima volta a 12 metri. Dopo 3 secondi sono già innamorato. Il mondo sott’acqua si muove al ritmo del tuo respiro, non ci sono rumori se non quelli delle tue bolle, gli stessi pesci sono infinitamente più rilassati rispetto a quando li avvicini facendo snorkeling, probabilmente perché ti scambiano per un loro simile, solo più grosso ed impacciato. Imparo ben presto che le caratteristiche fisiche di cui andavo orgoglioso sul campo da calcio, le gambe muscolose e potenti ed i polmoni capienti, nel mondi dei sub sono un handicap: sono pesante, brucio molto più ossigeno, e la mia scorta d’aria dura molto meno di quella di Giulia, maledetta lei e la sua cassa toracica da canarino…comunque nel complesso me la cavo. Dopo tre giorni passiamo l’esame finale e siamo finalmente sub abilitati.

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I ragazzi della scuola ci offrono un’immersione gratuita la mattina dopo, e noi decidiamo di farne un’altra ancora nel pomeriggio per ottenere l’abilitazione a scendere fino a 30 metri… specializzati in Deep Water, che fa molto più figo… Durante la notte però’, le tenebre mi raggiungono. Probabilmente a causa di qualche sforzo fatto sulla barca (carica le bombole, scarica le bombole) inizio a sentire male al polso, al gomito ed alla spalla…niente di grave, non fosse che il maledetto libro del corso indicava questi malesseri come sintomi della pericolosissima sindrome da decompressione… Vado in bestia, muoio e risorgo almeno un paio di volte, e passo la notte ad ascoltare cosa mi dice il mio corpo, preparandomi al peggio… In realtà non mi dice assolutamente nulla e quando al mattino mi ritrovo ancora in vita e sano come un pesce, il cervello invece, lui si’, mi dice “sei proprio un coglione”…

Raccolgo le forze residue e mi preparo per andare di nuovo sotto, anche grazie alle rassicurazioni di Alberto, che a stento non mi ride in faccia…visto che le possibilità di avere problemi a seguito di un’immersione sono pochissime, sicuramente meno che avere un incidente sulle strade di Sumatra, infestate da mezzi che stanno letteralmente insieme con lo spago, guidati da autisti pazzi, secondo i quali Fernando Alonso e’ una mezza sega, e decisi a dimostrare la propria superiorità superando in curva qualsiasi cosa si muova. Comunque meglio così, perché questa volta vediamo squali del reef, tartarughe ed altri grossi pesci di cui Alberto ci dirà poi pazientemente i nomi: bumphead parrotfish, sweetlips, murene giganti e leopardate, seppie, polipi, pesci scorpione ed infiniti altri. Alla sera, tornati al bungalow, ci ritroviamo a pianificare i nostri successivi spostamenti in Indonesia anche in funzione dei siti migliori per il diving… forse questa volta il morbo ha preso proprio noi…

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  1. Ciao Fede e Giulia, mi hai fatto sorridere e ricordare che anch’io ho avuto le tue stesse paure quando ho fatto il corso sub….ma poi il fascino sottomarino mi ha regalato tante emozioni!! Ora sono impegnata tutti i giorni con i mercatini, speriamo di lavorare cosi finita la stagione posso…..viaggiare!!! Un abbraccione e tante belle cose!! marina

    • Sicuramente dopo sei immersioni in croce, come abbiamo fatto noi, non si è proprio sub provetti, ma cercheremo di coltivare questa nuova passione meravigliosa e costosa allo stesso tempo.. Al ritmo di due immersioni al giorno finiremmo i soldi nel giro di tre mesi!! Tieni duro coi mercatini.. Baciiii!!!

  2. Se mia figlia Francesca leggesse questa pagina proverebbe un’invidia, ma un’invidia…lo so, lo so! Mi ha raccontato del fascino che sprigionano certi fondali…si come ti senti sott’acqua, in un mondo bellissimo, silenzioso, naturale…io penso vi direbbe : “Raga, come vi capisco!!!!”
    Lasciatevi ammorbare, godetevi il virus e…. buone immersioni! besos a los dos! 😉

    • Ci vorrà ancora un po’ di pratica prima di goderci l’esperienza al cento per cento.. Fede passa la maggior parte del tempo a cercare di risparmiare ossigeno muovendosi il meno possibile, io a controllare lui che non rimanga senza!! Per il resto, una meraviglia…

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