Tsunami, nove anni dopo

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Giorno 272.

Terremoto, tsunami…quando, il 26 dicembre 2004 l’Asia sudorientale fu devastata dalla più terribile catastrofe naturale dell’ultimo secolo, ricordo che ero a casa dei miei per Santo Stefano. Non si dimenticano facilmente le immagini in TV, lo sgomento e la tristezza. Essere qui ora, sulla barca che ci riporta a Banda Aceh fa uno strano effetto. Sul ponte, mi immagino l’onda mentre mi avvicino alla città appena sveglia. Alta 30 metri, si abbatte sulla costa, portandosi via 70 mila vite nel centro urbano, quasi 200 mila nella sola provincia di Aceh, la più colpita, già devastata da una trentennale guerra civile tra gli indipendentisti del GAM ed il governo indonesiano.

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Oggi la città e’ rinata, ricostruita praticamente ex novo grazie agli aiuti internazionali, all’impegno del governo ed agli sforzi dei sopravvissuti. Gli abitanti affermano con orgoglio che e’ più bella di prima, con la sua moschea scintillante al centro, uno dei pochi edifici sopravvissuti alla forza micidiale dell’acqua, chissà se per intercessione divina… Il paragone con L’Aquila salta subito alla mente, purtropo impietoso per il nostro paese…e meno male che il “terzo mondo” e’ qui…

Alcune cose sono state lasciate a ricordo di quel giorno, come la famosa barca incastrata sul tetto di una casa, grazie alla quale 59 persone hanno avuto salva la vita, novella arca di Noè. Oppure la nave di 4 tonnellate arenatasi in centro città, surreale attrazione turistica.

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La popolazione e’ cordiale, allegra. La vita ha ripreso a scorrere, anche se la ferita sarà difficile di rimarginare. Dopo lo tsunami, la pace e’ tornata ad Aceh, il GAM ha deposto le armi in cambio di un certo grado di autonomia e della possibilità di applicare sul territorio la legge islamica. In occidente la provincia gode di una brutta pubblicità, visto che in teoria qui vige la temuta Sharyat, ma nella pratica non si percepisce alcuna differenza con gli altri luoghi dell’Indonesia, l’atmosfera e’ rilassata e l’accoglienza riservata agli “infedeli” calorosissima. Le coppietta escono a bersi un succo di frutta, mentre gruppi di ragazze e ragazzi chiacchierano allegri all’ombra delle palme o degli alberi di frangipane. L’alcool e’ vietato, ma pensando a quanto ci istupidisce, non e’ detto che sia un male, anzi. I soldati di Allah, tanto temuti da una certa classe politica, anche nostrana, qui non si vedono.

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