Dolce vita al Toba Lake

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Giorno 283.

Quando ci affacciamo dall’alto mi sembra talmente grande che per un attimo penso di trovarmi di fonte al mare aperto. Il paesaggio si apre verde e rilassante, in un susseguirsi di montagne ripide che si tuffano nell’acqua chiara, di un bel color smeraldo. In realtà quella che scorgo di fronte a me non è affatto l’altra sponda, ma la riva di Samosir, la gigantesca isola che occupa il centro del cratere. E’ ciò che resta della vetta di una montagna alta più di mille metri, collassata su se stessa e oggi parzialmente sepolta nelle acque placide del lago. Osservo la meraviglia della natura cui ci si riferisce quando si parla del Danau Toba, un’immane a caldera, la più vasta del mondo nel suo genere, dove l’acqua dolce si è posata abbondante, fino a formare il più grande lago di tutto il Sud-Est asiatico. Un vero e proprio gioiello naturale, a mille metri sul livello del mare ed a una manciata di chilometri a Nord dell’Equatore.

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Tale meraviglia non nasce per caso. Se ogni pianta qui è in fiore tutto l’anno la ragione è da ricercare nella ricchezza della terra e nella combinazione di elementi che ha partecipato alla sua formazione. Le rive rigogliose del lago sono in realtà le sponde di un supervulcano addormentato, esploso oltre 70.000 anni fa. L’eruzione del Toba è stata classificata come una delle più catastrofiche della storia “recente” della terra, i cui effetti furono tali da sconvolgere il pianeta, trascinandolo in una sorta di micro-glaciazione. Dal cratere furono espulsi oltre mille chilometri cubici di ceneri e rocce, una quantità sufficiente a seppellire un’area pari a quella di un continente con uno strato dello spessore di diversi metri. La temperatura terrestre crollo’ di diversi gradi, mentre la nube di cenere e gas scatenò una notte perenne che durò anni. Questi sconvolgimenti climatici provocarono la morte di gran parte della flora e della fauna del pianeta. E anche per l’uomo le cose non andarono affatto bene. Si stima che, a causa del freddo e della scomparsa di risorse alimentari, riuscirono a sopravvivere solo poche migliaia di individui, spingendo la specie umana sulla soglia dell’estinzione. E’ quello che in gergo scientifico si chiama un collo di bottiglia evolutivo. Se siamo ciò che siamo, insomma, e’ anche grazie al vulcano Toba.

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La pace e la tranquillità regnano incontrastate in questo luogo incantato, tanto che oggi riesce difficile immaginare di trovarsi in quello che doveva sembrare più o meno il centro dell’inferno. Ma il Danau Toba non e’ stato solo questo. Culla della civiltà Batak, l’area ospita ancora numerosi villaggi tradizionali di questo antico popolo, oggi minoranza etnica, un tempo liberamente dedito al cannibalismo. Quando arrivarono gli olandesi convertirono le masse al cristianesimo, soppiantarono le antiche e sgradevoli abitudini culinarie, spingendo i Batak verso nuove tradizioni, meno rischiose e più digeribili. Pare infatti che l’affascinante architettura delle abitazioni tradizionali, celebre per i tetti a forma di chiglia rovesciata, tragga ispirazione dalle navi dei coloni. Le case sono costruite a incastro, interamente in legno, e rifinite con elaborati disegni tribali. I villaggi sembrano più che altro quartieri, dove una decina di abitazioni si fronteggiano su file parallele. Al centro si trova una specie di grande cortile in terra battuta, scenario delle piccole grandi attività della vita quotidiana, area di parcheggio per enormi SUV o antenne satellitari decisamente fuori tema, parco giochi per frotte di bambini che scorrazzano privi di qualsiasi tipo di sorveglianza. Anche le chiese e le tombe non sfuggono a questo ardito stile architettonico. Oggi la cultura Batak è uno strano e interessante mix fra antiche credenze animiste, marionette travestite con copricapi batik e chiese missionarie. Ovviamente le loro abitudini culinarie sono cambiate, finché arrivarono i turisti e con essi il nuovo grande business dei funghi allucinogeni. No grazie, non voglio provare, ma come te lo devo dire?

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Lungo le rive di Tuk Tuk, il centro turistico di Samosir, si trova un fitto insieme di strutture alberghiere di ogni livello, ben amalgamate con la natura circostante, sempre in tema con l’architetture tradizionale, quasi completamente vuote. Il villaggio e’ la scenografia surreale di una cittadina fantasma che ha vissuto un percorso turistico completamente opposto rispetto a quello di altre località del Sud Est Asiatico, diventate infrequentabili a causa dell’invasione di turisti. Il boom scoppiò qui molti anni fa, quando le rive del Toba erano una delle top ten fra gli hippies anni 70 e successivamente location ideale per party festaioli negli anni 80/90, ma ad un certo punto qualcosa e’ cambiato (la guerra, il terrorismo, lo tsunami…), i viaggiatori hanno iniziato a preferire altre mete e gli alberghi si sono svuotati, lentamente. Oggi l’atmosfera e’ così piacevole e rilassante che i pochi visitatori cadono in un sonno profondo e molti di loro, partiti con l’intenzione di fermarsi solo qualche giorno, finiscono per soggiornare sul lago intere settimane.

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Anche noi rimaniamo vittime del torpore ozioso, che si consuma tra una nuotatina e un guacamole. Non andiamo al museo, allo spettacolo di marionette, alle sorgenti solforose, però visitiamo la fabbrica di tofu, come incidente di percorso nel nostro programma di “non fare”. A stento troviamo la forza di noleggiare un motorino per circumnavigare l’isola e fare qualche sporadico tuffo nel lago usando una liana come Tarzan, direttamente dal bungalow, neanche la forza di affrontare le scale. Si sta così bene: la gente e’ placida e cordiale, i bufali si rotolano nel fango mattutino, la frutta abbonda, il vento si alza sempre al pomeriggio, alcuni bambini però fanno il dito quando ti vedono passare, ma cosa ci vuoi fare? L’unica cosa che manca al lago Toba è un mostro che lo renda di nuovo famoso, anche se forse è meglio così…

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  1. Ahhh…. yes, absolutely wonderful. I remember the quiet times and falling asleep for long hours, cuddled through the sound of the lake. Che ricordi!

  2. Bello, Bello, Bello tutto, come lo racconti e come fai capire a noi che siamo già in Indonesia che non possiamo non provare questa esperienza. Ti capiamo benissimo quando dici che decidi di non far niente. Che bella sensazione !!!!!!! Baci

    • Ciao Gino e Manu, ho visto che siete a Bali adesso e che non vi riposate mai!!! siete sempre super attivi.. abbiamo letto con interesse le puntate su Giava, visto che anche noi vorremmo andare a vedere il Bromo, e le miniere di zolfo.. Che programmi avete dopo? Un bacio a entrambi

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