Lo Sponsor

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Giorni 288-292.

Lasciamo Bukit Lawang sorridenti e fiduciosi, direzione Medan dove ci aspetta un aereo per Jakarta. Abbiamo ancora alcuni giorni sul visto, per cui non ci preoccupiamo. Siccome il volo e’ in tarda serata, decidiamo di prenotare per tempo una camera in città. Scegliamo un ostello tranquillo appena fuori dal centro. Ancora non sappiamo che starà per iniziare una spirale perversa di inconvenienti, incomprensioni ed errori che ci porterà a vivere una settimana piuttosto movimentata. Appena arrivati in ostello infatti scopriamo con orrore di non essere attesi. Spiacenti, fully booked. Pare che una dipendente stordita abbia cannato la data della nostra prenotazione, quindi non vedendoci arrivare hanno dato via la nostra camera. Usciamo inviperiti nella notte, sbattendo rumorosamente il cancello. Perfetto, sono quasi le due del mattino, siamo in una delle megalopoli più grandi dell’Asia e non sappiamo dove andare a dormire. Prendiamo un taxi e ci facciamo portare nella via delle guesthouse economiche…siamo fortunati a trovare un posto decente, anche se ci sono dei lombrichi in camera, e la zona non e’ granché, con locali loschi e centri massaggio aperti fino a tarda notte…ci siamo capiti…

Il giorno seguente lo dedichiamo alla visita dello studio di Durga, un tatuatore locale piuttosto famoso da cui vorremmo farci decorare un po’ il corpo, ma purtroppo in questi giorni non ha posto ed inoltre e’ parecchio più caro di quello che ci aspettavamo…meglio pensarci sopra ancora un attimo, casomai ci si ritorna. Ma e’ mentre passeggiamo senza meta lungo il bazar delle cianfrusaglie pseudo-antiche, che il mio cervello viene attraversato da un fulmine che mi fa sudare freddo….cazzo il visto!! Mi sono appena reso conto che il tempo stringe, la burocrazia per queste cose può essere lenta e complicata ed il weekend si avvicina…così dopo un attimo di panico decidiamo di correre all’ufficio immigrazione più vicino per avere informazioni. E’ chiuso, ma riapre alle due…quando ci presentiamo alla reception veniamo gentilmente rimbalzati, non si entra con pantaloni corti ed infradito, e poi Giulia ha addirittura le spalle scoperte, orrore!! Inizio a sentire qualcosa nello stomaco che mi dice che le cose saranno più complicate del previsto. Tornare a cambiarci e’ escluso, dovremmo attraversare mezza città e l’ufficio chiude alle quattro, troppo poco tempo…così iniziamo a chiedere alle signore che cucinano il nasi goreng sulle bancarelle fuori dall’ufficio se hanno una maglietta da prestare a Giulia, perlomeno lei potrà entrare…alla fine ce ne procurano una, dietro piccolo compenso ovviamente, così dopo aver aspettato mezz’ora sotto un sole cocente, riusciamo a superare i controlli, ed almeno uno di noi e’ dentro…

Le brutte notizie non tardano ad arrivare, perché rinnovare il visto e’ facile, ma si deve avere uno sponsor…avevo letto qualcosa su internet, ma da quello che avevo capito dipende un po’ dagli uffici, non esiste una legge chiara che valga per tutti. Comunque, in questo ufficio niente da fare, senza qualche amico indonesiano che garantisca per noi non ci estendono il soggiorno. Perfetto. Torniamo in ostello e mi dedico ad una ricerca approfondita su internet. La questione dello sponsor emerge in tutta la sua assurdità su vari forum di viaggio: in alcuni uffici non e’ richiesto, in altri basta presentarsi con il primo pirla preso per strada che sia disposto a firmare due carte per te, in altri uffici addirittura non sono disposti a rinnovare il visto nemmeno se ti presenti con Maometto in persona a farti da garante…e non solo, nello stesso ufficio a volte il trattamento dipende dall’ufficiale in carica in quel momento. Una vera roulette russa insomma… Comunque Jakarta, secondo le esperienze di altri viaggiatori, non sembra il posto migliore in cui cercare fortuna…leggo in giro che alcuni ci sono riusciti senza inconvenienti nella città di Solo…e’ nel nostro itinerario, ma a dodici ore di bus…oppure 50 minuti di aereo, se riesci a trovarne uno economico per il giorno successivo…in questo caso siamo fortunati, ed il mattino dopo siamo in volo…un po’ preoccupati perché e’ mercoledì ed il visto ci scade sabato, ma siamo ancora fiduciosi.

Appena sbarchiamo a Solo ci fiondiamo all’ufficio immigrazione, con zaini e tutto…le cose sembrano mettersi bene, un ragazzo gentile ci spiega che ci vuole si’ uno sponsor, ma che va bene chiunque, anche un dipendente della nostra guesthouse. Ci dice quindi di tornare nel pomeriggio appena ci siamo sistemati, di portare con noi il nostro nuovo amico, ed in due giorni la pratica e’ archiviata…bene, le cose si mettono bene. Ci sistemiamo in un alberghetto del centro, convinciamo il proprietario a farci da garante, lui si lava si cambia e si profuma, perché sa come funzionano gli uffici governativi nel suo paese, ed alle due in punto siamo di nuovo in pista con tutti i nostri documenti, pronti ad affrontare nuovamente il leviatano. Ci accorgiamo che l’ufficiale in carica e’ cambiato, adesso c’è un cicciotto piuttosto giovane con la faccia da leccaculo…in fronte ha scritto a caratteri cubitali PIANTAGRANE… Lo stronzetto inizia a tirare fuori ogni genere di scusa malsana, che il nostro visto non e’ estendibile, che il nostro sponsor non va bene, che non siamo nel database e balle varie…io inizio ad indispettirmi, perché ho studiato come funziona e capisco di trovarmi di fronte al classico burocrate ottuso che vuole far bella figura con il capo per la propria inflessibilità. Contro ogni logica ed ogni regola, respinge la nostra richiesta e ci invita poco cortesemente a lasciare l’ufficio. Non mi faccio allontanare dalla security prima di aver espresso chiaramente cosa penso di lui, cioè che e’ un idiota che non sa le regole e che non sa fare il proprio lavoro… Giulia e lo “sponsor” mi guardano terrorizzati, già mi vedono sbattuto in qualche cella indonesiana…per fortuna non succede, e vengo solo allontanato in malo modo.

Sono incazzato nero. Ma il tempo stringe, urge trovare una soluzione. Ormai non possiamo più rinnovare in tempo, con il maledetto weekend che incombe, per cui siamo costretti a lasciare il paese. Tornare di nuovo a Kuala Lumpur o Singapore non ci garba, e poi quei voli costano un occhio..ad un certo punto ho un’illuminazione: Timor Est. E’ da qualche anno uno stato separato dall’Indonesia, e scopro che ci sono voli economici da Bali…solo che dobbiamo raggiungere Bali e sforare il visto di un giorno…pagando una tassa questo non dovrebbe essere un problema, per cui prenotiamo un bus notturno ed il pomeriggio seguente siamo in viaggio per l’isola del surf. Qui passiamo un pomeriggio in spiaggia a farci massaggiare dalle mani sapienti di una signora, ed il mattino dopo siamo di nuovo in ballo, destinazione Dili, la capitale della neonata Repubblica di Timor Leste.

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Paghiamo 20 profumati dollari di multa per l’overstay, e ci sistemiamo in aereo, dai che forse e’ andata. Ma ci sbagliamo. Mentre siamo in volo il tempo volge al peggio, una tempesta tropicale in piena stagione secca ha investito la regione, l’aeroporto di Dili e’ inagibile per cui siamo costretti ad una sosta d’emergenza a Kupang, nella parte indonesiana dell’isola di Timor. Giulia e’ terrea, già in volo alle prime turbolenze mi supplicava di farla scendere, come se fosse facile. Quando atterriamo e’ finita, si impunta e inizia a dire che lei su quell’aereo non avrebbe rimesso più piede e via dicendo…le ricordo che siamo in uno spazio internazionale senza visto, un po’ come Edward Snowden, e che in qualche modo siamo obbligati a risalire. Quando finalmente il tempo sembra migliorare, mi sembra ragionevolmente rassegnata… Si riparte, la spingo sulle scale mentre chiedo lumi a un attendente. Questo mi dice che non dovrebbero esserci problemi, di regola la visibilità minima richiesta e’ di 10 km, al momento siamo solo a 6 km, ma il pilota si sente coraggioso… evito di comunicare a Giulia questo piccolo dettaglio…..

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