Flores Diving Center

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Giorno 323.

Ci sono persone solide che non si preoccupano mai e non si lasciano influenzare dalle esperienze altrui, il loro motto e’ tanto a me non capita, oppure se non vedo non credo. E poi ci sono persone più impressionabili, che cadono facilmente vittime delle emozioni. Questi soggetti sono talmente permeabili da assorbire le paure altrui fino a confonderle con le proprie. A quel punto superarle e’ una piccola lotta quotidiana…. Ovviamente io sono tra queste.

Il Komodo National Park e’ il paradiso del subacqueo. Esperto. Già, perché i canali tra le isole sono spazzati da terribili correnti, create dalla convergenza tra il più caldo mare di Flores e le fredde acque dello stretto di Sumba. Molti viaggiatori ci hanno parlato della bellezza di questo dive site insuperabile, mettendoci sempre in guardia anche sulle oggettive difficoltà e sulle abilità richieste. Ora io in acqua sono davvero un pesce, ma di quelli piccoli, che hanno paura della propria ombra. Non mi piacciono le correnti, il mare mosso, l’acqua troppo fredda, l’acqua troppo scura. Non gradisco allontanarmi troppo dalla riva, mi fa impressione il mare di notte. Bene, in questa settimana mi caccerò esattamente in tutte queste situazioni, anche se non precisamente in quest’ordine.

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Con Samantha e Seb giriamo tutti i Dive Center di Labuhanbajo alla ricerca di un posto che ci ispiri fiducia, senza mandarci sul lastrico. Ci imbattiamo nella classica procacciatrice gattamorta, una Circe dalla T-shirt attillata che si crede strafiga e si diletta in battute idiote che fanno ridere solo lei e uomini ancora più idioti, che pendono dalle sue labbra mentre cercano di immaginarla senza vestiti. Samantha ed io ci mettiamo solo un momento per inquadrarla, quindi trasciniamo via i ragazzi già quasi ipnotizzati con tanto di bava alla bocca. Si prospetta una lunga giornata.

Poi arriva Chiara di Bergamo, come una ventata di freschezza. Gentile, sorridente, professionale. Ci spiega le varie uscite con minuzie di dettagli, non senza un minimo di terrorismo psicologico sulle difficoltà che si possono incontrare durante il diving nelle acque tumultuose del parco. Dopo aver sentito il racconto di alcuni turisti che, alcuni mesi fa, sono stati letteralmente risucchiati negli abissi da un’improvvisa corrente discendente e trascinati a chilometri di distanza, costringendoli a passare una notte all’addiaccio su un’isola deserta in attesa che i soccorsi li trovassero, mi sento quasi mancare. Ma decidiamo di affidarci al Flores Diving Center e al sorriso rassicurante di Chiara per organizzare tre giorni intensi di immersioni, e di emozioni. Ci accordiamo per cinque dive nel parco, oltre alla fatidica uscita in notturna che mi fa già venire i brividi al solo pensiero. Ma Fede ormai e’ in fissa con la macro e pare che la notte sia il momento migliore per vedere roba piccola.

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Corpi splendenti fluttuano immobili a centinaia, nuotando contro corrente. Come una brava scolaretta seguo in prima fila l’istruttore di turno, emulandone ogni comportamento. Cerco di non divagare in ogni direzione come mio solito, estasiata da tutto ciò che vedo, ma di attenermi ad una rigida disciplina per evitare spiacevoli inconvenienti. Proprio non vorrei essere trascinata via e rovinare a tutti una così splendida giornata. Con Michy, Leonardo e Andromeda, gli istruttori del diving center, si crea da subito un clima complice e allegro. Fede li tormenta interrogandoli sui nomi dei pesci, le attrezzature, i siti migliori, credo che ormai sia diventato un saccente fanatico. Le immersioni si rivelano più facili del previsto, almeno fin quando ti devi solo abbandonare alla corrente. A Tatawa Besar il mare tira talmente forte che non è nemmeno necessario pinneggiare, basta lasciarsi trasportare come sui tapis roulant dell’aeroporto. I coralli arancioni in questo punto del parco sono veramente stupendi, sembrano giardinetti rocciosi curati con amore da un giardiniere d’eccezione. Batu Bolong spunta tra i flutti come un insignificante scoglio col buco, tipo ciambella. In realtà sott’acqua si nasconde una maestosa montagna sommersa che sprofonda negli abissi tra canyon e coralli variopinti. Anche qui le correnti non scherzano. Risaliamo a zig zag lungo la parete protetta dal moto ondoso facendoci largo tra un’infinita varietà di pesci e tartarughe che scorrazzano dappertutto. In verità ce la caviamo alla grande, coi complimenti degli istruttori, e la fiducia nelle nostre capacità cresce di conseguenza. A Manta Point abbiamo la fortuna di assistere a qualcosa di davvero indimenticabile. Appena arrivati un istruttore avvista un gruppo di mante proprio sotto la barca. Così, sull’onda del momento, ci lanciamo tutti in acqua, senza pinne e senza attrezzatura, solo con la maschera. Abbiamo il privilegio di osservare una decina di esemplari che si inseguono in cerchio, esibendosi in una danza giocosa proprio sotto di noi. Il tempo di un minuto, poi tutti in fila si allontanano, scomparendo nel blu. Ed e’ quasi magia.

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Quando il momento del night dive mi raggiunge sono appena un po’ tesa. Mi infilo la tuta umida per non sentire l’aria fresca della sera. Mentre la barca ci porta a destinazione, ripasso mentalmente le istruzioni di sicurezza per non fare casini. Pinneggiare lentamente per non sollevare sedimenti e intorbidire l’acqua, usare segnali luminosi per comunicare, non spegnere mai la torcia e soprattutto evitare di perderla. Seb e’ molto più esperto di noi e si gode la gita, Samantha e’ un essere etereo che non conosce preoccupazioni, Fede come al solito mi deride. Ma quando tutti ci tuffiamo nell’acqua scura scoppia il finimondo, almeno per quanto mi riguarda. Rimango incastrata dietro un Fede egoista che pinneggia alla massima potenza sollevando una nuvola di sabbia che quasi mi impedisce di vedere. Quando cerco di segnalargli il problema invitandolo a movimenti più lenti, lui mi ignora spudoratamente, troppo occupato a correre dietro all’istruttore che mostra al primo della fila pesci addormentati nei buchi, minuscoli gamberetti e colorate nudibranchie. Inutile ricordargli che poi lui dovrebbe fare altrettanto con quelli che lo seguono, i quali altrimenti finiscono per non avvistare nulla. Ma niente, lui ormai non ci sta più con la testa, mentre continua ad avanzare come una siluro a reazione. Magari lo rapissero le sirene! Nel frattempo Samantha mi piomba spesso dall’alto colpendomi sulla testa. A lei non frega nulla del macro, le piace stare a mezz’acqua e giocare col plancton fluorescente. Peccato che io sono sempre sotto di lei. Quando mi ritrovo sola e ultima della fila cerco disperatamente di evitare il buio che incombe inseguendo Sebastian che saggiamente ha deciso di allontanarsi da noialtri, dilettanti allo sbaraglio, per procede in disparte a fatti suoi. Finalmente riesco a vedere qualcosa, a rilassarmi e a godermi l’esperienza. Mio marito, nel frattempo, non si è nemmeno accorto che l’ho abbandonato.

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  1. Ciao ragazzi, mi emoziono sempre leggendovi, come ti capisco Giulia, anch’io quando facevo le immersioni avevo mille paure ma forti le emozioni che provavo!!! Ieri ho fatto il biglietto, partenza il 19 ottobre e ritorno il 13aprile, una 15 di giorni in Thailandia per lavoro, poi vado a Otres in Cambogia ho un piccolo progetto da realizzare, se va male penso di andare in India!!! Un abbraccione marina

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