Dall’alba al tramonto

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Giorno 335.

Il ragazzo spagnolo, che e’ stato l’unico a riuscire a tenere il passo indemoniato di mia moglie, ad un certo punto mi chiede sconsolato : “Ma vogliamo proprio arrivare per primi?”. Perche’ ci sono due modi per ammirare la magnificente alba sul più famoso vulcano d’Indonesia, il Bromo-Tengger: se hai più soldi che tempo, sali in jeep, viceversa ti godi una fantastica camminata di un’ora e mezza in salita, al buio ed al freddo, e lasci che sia la fatica a scaldarti le ossa…

Lungo il polveroso e accidentato sentiero che si inerpica sul fianco della montagna li seminiamo proprio tutti. Di tanto in tanto, lanciamo appena una occhiata giù in basso, al panorama di luci lontane che individuano il paese, come un piccolo presepe addormentato. Sembrano un riflesso in terra di questa immensa via lattea che riluce di un chiarore argentato. Tutto il resto sfuma nel buio, la boscaglia, il cratere, il deserto…ma ora non c’è tempo per pensarci, nemmeno per riprendere fiato, perché Giulia stanotte vuole vincere la maglia a pois.

Staccare il gruppetto di francesi di mezza eta’ e’ stato facile, non ci hanno raggiunti nemmeno quando ci siamo fermati a prendere il caffè da un’improbabile signora infagottata spuntata all’improvviso nel buio della salita. Ma con le due cicliste belghe, non me lo sarei davvero immaginato. L’ultimo a cadere e’ stato l’amico dello spagnolo, rapito dal buio quando la via ha smesso di essere sentiero per diventate percorso per capre. Giulia ci ha messo tutta l’energia di cui poteva disporre una che si e’ alzata alle tre del mattino. Dice che vuole essere in cima per tempo, non vuole sprecare la levataccia. Io sono più serafico, un minuto in meno di alba non ha mai ucciso nessuno, e poi ho sempre preferito i tramonti: la luce e’ più calda, me li posso godere con una birretta e altro, e soprattutto non ci arrivo stremato dopo essermi alzato ad un orario disumano. Se proprio uno vuole fare l’alba, mi dico, meglio non andare a dormire, ma tirar tardi nel paesino di montagna di Cemoro Lawang non e’ un’impresa facile. Comunque ormai ci siamo, e mi adeguo al passo marziale della fanatica che mi sono scelto come moglie.

In cima ci accolgono i furbastri che hanno barato, e hanno affrontato la tappa in jeep. Niente gran premio della montagna per loro, anzi, li guardiamo con aria sprezzante, consci che la fatica renderà la nostra alba più meritevole della loro… Gia’ che ci sono mi scelgo il punto di vista migliore per la classica foto ricordo dell’enorme caldera formatasi millemila anni fa grazie ad un’esplosione epica che ha disintegrato il vulcano esistente lasciando dietro di sé altri quattro crateri. Tra questi il celebre Bromo, che ogni tanto si sveglia e decide di ricordare a tutti la potenza della natura, eruttando ad intervalli regolari e ricoprendo i villaggi circostanti di cenere…

Sono risoluto a non mollare la mia postazione per nessun motivo: il sonno mi trasmette l’effetto carogna, con i gomiti larghi da buon centromediano non lascio avvicinare nessuno, soddisfatto e con un ghigno beffardo sul muso. Ma un attimo prima che il sole sorga, succede l’inverosimile. Giulia decide che da li’ non si vede bene, e inizia a scendere verso un’altra balconata che nella sua mente malata dovrebbe essere la più strategica. Sbracciandoci come due pazzi, comunichiamo a gesti a distanza, cercando ognuno di convincere l’altro a raggiungerlo, con risultati deludenti. Restiamo ognuno al proprio posto, così mi godo l’alba con i due spagnoli che nel frattempo sono arrivati in cima, il solito giapponese e la sua macchina fotografica tipo cannone con tanto di treppiede, ed un pazzo squilibrato che alle 5 di mattina, a 2500 metri e con un freddo cane, ha deciso di uscire in maglietta e pantaloncini. Dopo un po’, raggiungo Giulia più in basso, e devo ammettere che forse la sua vista era leggermente migliore, tipo 100 a 99… Chi vuole, o chi può, trovi le differenze…

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Ci godiamo lo spettacolo con picnic e colazione, facendoci beffe di quelli saliti in jeep, costretti a scappare via veloci, intrappolati nei classici tour superorganizzati con guida al seguito che incalza l’alba da dietro: giusto il tempo di una foto, senza magia, perché il programma non aspetta… Li vediamo sfrecciare sul fondo del cratere in una nuvola di sabbia nera. Parcheggiata la jeep e caricati su cavallini sfiniti già dal mattino sotto il peso di turisti pigri, mentre risalgono le pendici del Bromo fumante in un mare di lava. Così aspettiamo il pomeriggio quando tutti se ne sono andati, e ci godiamo in perfetta solitudine il tramonto, sulla luna. Giulia si diverte a scorrazzare su e giù per le dune scure, reclama foto in ogni dove, sembra una bambina immersa in un paesaggio surreale. Così, dopo il gran premio della montagna, arriva il momento della discesa libera…

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  1. certo che voi ragazzi ne avrete di cose da raccontare e foto da far vedere ai vs.figli….! veramente belle immagini! un abbraccio grande

    • Certo che bisognerebbe anche farli prima o poi sti figli.. Mi sento una vecchia zitella qui in Indonesia.. La maggior parte della gente inorridisce quando scopre che alla nostra veneranda età non siamo ancora genitori!! Qui, a 25 anni ,hanno già almeno tre bambini a testa..

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