La nuova Mecca

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Giorno 338.

Schizzo come un gatto tra le quattro corsie che ci portano fuori da Yogyakarta, nel traffico feroce dell’ultimo giorno di Ramadan. Ormai in sella sono una tigre, le insicurezze dei primo tempi sono solo uno sbiadito ricordo. Giulia mi e’ attaccata alla schiena, sembra mia nonna nei suoi continui richiami alla prudenza. Rido sotto i baffi e godo nel procurarle terrore, sadico. Dopo due albe con tanto di scarpinata notturna, decidiamo che al momento può anche bastare così, ed il grande tempio del Borobudur ce lo possiamo anche visitare a giorno fatto. Non che sia un’idea del tutto geniale, andare nel sito archeologico più famoso dell’Indonesia, con Angkor e Bagan uno dei più importanti d’Asia, proprio nel giorno che precede l’Idul Fitri, la principale festività islamica. E’ come andare al Colosseo il sabato di Pasqua. Al tempio c’e’ tutta l’Indonesia, con tanto di famiglie al seguito, gente di ogni tipo ed estrazione sociale. Non so se preferiscono fotografare i Buddha che emergono dalle nicchie, oppure i due bule’ che si aggirano sudati tra le scalinate di roccia nera, lavica.

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Risparmiato dalla furia iconoclasta dei conquistatori musulmani, dimenticato da tutti perché ricoperto dalla cenere del Merapi, il posto e’ un gioiello ben conservato di architettura buddhista. Praticamente, un enorme mandala cosmico. Ci prendiamo la nostra sacrosanta dose di karma positivo e rientriamo, in uno sciame di cavallette impazzite. Alle 6 finisce il digiuno, da stasera si torna a mangiare quando e come si vuole. In astinenza da carne bovina, decidiamo di andare nell’unico posto che ci offre la garanzia di un buon hamburger: così dopo mesi, varchiamo la soglia di un McDonald. Io ordino un triple, per gradire. Il posto e’ strapieno, il più grande paese islamico se ne fotte allegramente delle crociate antiamerikane dei suoi Mujaheddin, e signore con il velo aspettano rigorosamente le 6 per la grande abbuffata, davanti a porzioni extra large di patatine fritte, fredde per l’attesa. Quando la voce del muezzin da’ il via libera, tutti si avventano sul proprio panino. Si mangia, la catarsi e’ compiuta. Allah e’ grande, e il Big Mac e’ il suo profeta

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