In famiglia

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Giorno 359.

“Ma tu l’hai mai visto un lion fish? E i barracuda quanto sono lunghi? Qual’e’ il tuo nudibranchie favorito? Quanto tempo puoi stare sott’acqua con bombole? Perché si chiama Pipe Fish?” E così via per ore ed ore, con l’infaticabile tenacia che solo un bambino può sostenere… Mai avevo visto una passione così viscerale in una creatura sotto i dieci anni. Eppure non sono passati nemmeno tre mesi da quando i piccoli Mario e Chiara Menneas hanno lasciato il cuore della Sardegna, insieme a mamma Rosa e al suo compagno Leonardo, per intraprendere la grande avventura di un lungo viaggio attraverso l’Asia. Una rivoluzione rispetto alla solita routine casa-scuola di Orgosolo, con momenti anche difficili a volte. La nostalgia degli amici, delle abitudini, senza i propri giochi, nemmeno la TV, alle prese ogni giorno con lunghi e faticosi spostamenti, con cibo strano e quasi sempre troppo piccante, scoprendo sulla propria pelle cosa vuol dire “clima equatoriale e monsonico” delle lunghe estati indiane. Ma dall’allegria contagiosa, dagli occhi curiosi e vispi, dall’impazienza di vivere di questi viaggiatori in erba, si comprende davvero come nulla abbia potuto arrestare il crescente senso di libertà ed il valore di un’esperienza così unica ed indimenticabile da condividere con la propria famiglia. E pensare che quando sono partiti non sapevano nemmeno nuotare, mi racconta mamma Rosa. Oggi sembrano una coppia di pesci senza lische.

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Mario, nove anni tutti pelle e ossa. Va per la quarta elementare ma a volte parla come un adulto. Davanti a se un brillante futuro da biologo marino. Leonardo gli ha comprato un libro sui pesci tropicali e da allora sono inseparabili. Una curiosità insaziabile lo spinge a volerne sapere sempre di più, quando già adesso e’ in grado di riconoscere più specie di molti istruttori di sub che abbiamo incontrato. Cataloga su un quaderno tutti i suoi avvistamenti, arricchendoli di note e piccole descrizioni, a volte anche in sardo.
Chiara, sette anni e un caschetto di capelli neri sempre in movimento. Va per la seconda elementare e dimostra un talento inaspettato per i tuffi dai pontili. Lei i pesci preferisce disegnarli. Album e matite sottobraccio, si cimenta in variopinti fondali marini e deliziosi ritratti che a turno ci regala. Adotta un cucciolo di Labrador meticcio, grasso e peloso, che si aggira coi suoi fratelli sulla spiaggia. Lo bacia, lo strizza e lo veste con le sue magliette, come fosse una bambola. Lui è troppo pigro per ribattere.

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Mamma Rosa e’ tra le donne più coraggiose che abbia mai conosciuto. Una storia dolorosa alle spalle e la forza di andare comunque avanti. Originaria di Orgosolo, nel cuore della Barbagia, una terra aspra e selvaggia, terra di banditi, di Graziano Mesina, Grazianeddu per gli amici. Un posto dove lo stato e’ spesso assente, e la forza delle tradizioni e’ ancora ben radicata. Ma quando quel mondo le diventa troppo stretto, decide di lasciare la Sardegna con i figli piccoli, e provare a spezzare le catene da cui si sente intrappolata.
Leonardo e’ un dottore viaggiatore. Acuto, paziente, sempre interessato ai vari aspetti delle cose. Grande amante del mare, di pesca subacquea e di mille altre cose. Ci parla della Sardegna con l’orgoglio ed l’obiettività necessaria per raccontare una terra dalla cultura antica, ma allo stesso tempo chiusa su stessa. Ci insegna come fare il formaggio, come allevare le api, ma soprattutto ci inizia ai segreti dell’orto sinergico, una vera rivoluzione nella produzione di verdura fai da te, in cui non vediamo l’ora di cimentarci.
Mauro di Trieste, trentanove anni, gli ultimi venti passati a fare il cuoco giramondo. Non fa parte della famiglia, ma sono sei mesi che si trova qui a Kadidiri, per svernare sulla spiaggia del Lestari. Un uomo tenace, testa calda a volte, ma con una sua precisa e rigorosa morale. Ci svela i segreti del pane fatto in casa e ci coinvolge in una interessante giornata di pesca, dai risultati incredibili. Si baccaglia Penelope, graziosa greca in viaggio con la catalana Mireia. A sua volta cerca di sfuggire alle avances piuttosto esplicite di una trichecona belga che lavora nel resort accanto e che ogni sera si aggira speranzosa intorno al suo bungalow. I misteri della caccia…

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La giornata di pesca organizzata da Mauro nei pressi dell’isola vulcano di Una Una e’ un’esperienza memorabile. Come sempre, non sono un’appassionata di pesci morti, li preferisco vedere già grigliati, ma devo ammettere che la tecnica di caccia in cui si cimentano Aka e Mauro e’ davvero affascinante. Scendono in apnea, anche fino a venti metri di profondità, armati di fucili ad elastico a dir poco primitivi, si arpionano al fondale con piedi prensili che sfidano il principio di Archimede, e nascosti dietro una roccia in prossimità della parete che scende verticale, aspettano le prede passare. In pochi minuti la barca si riempie di cadaveri lucenti. Il più grande sfiora i venti chili ed è decisamente più in carne di Chiara. Leonardo all’inizio fatica a stare al loro ritmo, ma e’ dura competere con un nativo Bajo ed un triestino professionista. Noi gli nuotiamo intorno curiosi, e fastidiosi, osservando ogni loro mossa o più spesso intralciandole. Quando finalmente anche Leo infilza il suo pesce, l’orgoglio di Mario e Chiara esplode con una gioia contagiosa. E finalmente il pranzo e’ servito…

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L’incontro con questi nuovi amici e’ stata senza dubbio la parte migliore dei dieci giorni passati alle Togian Islands, una manciata di isole vulcaniche sparse nell’enorme golfo di Tomini, a nord est di Sulawesi, l’antica isola di Celebes. Un luogo ancora oggi difficilmente raggiungibile, con poche strutture turistiche, dove si possono avvistare i rarissimi Coconut Crab, i granchi da cocco, e i pittoreschi villaggi galleggianti dei Bajo, gli zingari del mare, oggi più dediti al turismo, che alla tradizionale pesca di ostriche e cetrioli di mare. Ma nonostante i colori impeccabili, il verde lussureggiante della giungla, le minuscole spiagge bianche, l’azzurro cristallino del mare ed i tramonti infuocati, questo arcipelago non entrerà di diritto nella nostra top five delle isole da sogno… Purtroppo e’ così, ma è risaputo che a furia di girare si diventa pretenziosi…

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