Hello Mister! – L’Indonesia dalla A alla Z

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Giorno 368.

AUTOBUS – Il mezzo di trasporto nazional popolare completamente gestito da scellerate compagnie private. Quasi sempre si tratta di scassoni arrugginiti, dove si finisce stipati come sardine in sedili da cinque persone per fila, tre più due. Gli orari sono solo indicativi, non si parte fino a quando tutti i posti sono occupati. L’autista avidamente attende l’arrivo di nuovi compagni viaggiatori, col motore rigorosamente acceso, sotto il sole tropicale che cuoce i passeggeri attraverso il tetto di lamiera, con un effetto vaporiera. Altre volte si parte subito per un giro di ricognizione nei quartieri periferici, a caccia di clienti. Il bigliettaio urlatore non smette di segnalare la destinazione finale e, non si sa come, ma molti si convincono a salire, così su due piedi. Dopo diverse fermate porta a porta, si ritorna in stazione. E’ già passata un’ora e si è ancora al punto di partenza. Poi bisogna sempre preventivare almeno due ore extra di viaggio, rispetto a quanto riportato al momento dell’acquisto del biglietto. Contrattare e’ d’obbligo, ma si finirà comunque per pagare più degli altri passeggeri, che sanno il prezzo e non si fanno infinocchiare. La guida e’ atroce ed il clacson non smette mai di suonare, che fa sempre molto Asia. Su questo tipo di trasporti ci si ferma solo per mangiare, solo nei ristoranti convenzionati e sempre agli orari più inverosimili. Per il resto del tempo e’ l’autogrill a salire sull’autobus sotto forma di venditori ambulanti che saltano da una linea all’altra, affollando i corridoi con cibi, odori e oggetti di ogni genere, dal set di coltelli alle cinture. I mendicanti non mancano mai, sia nella versione tradizionale che quelli camuffati sotto le vesti di cantante o musicista. Poi ci sono quelli col sacchetto, soprattutto donne, che patiscono e vomitano a ripetizione, senza battere ciglio, senza osare nemmeno chiedere una sosta. Si liberano lo stomaco nel loro inseparabile sacchettino con una sonorità di conati rumorosi e violenti. Ma nonostante tutto, i passeggeri in questione non rinunceranno a bere o magiare qualsiasi tipo di schifezza, continuando inesorabilmente a peggiorare la propria situazione.

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BAHASA INDONESIA – Forse la lingua più facile del mondo, senza tempi, plurale, genere…basta imparare le parole e metterle insieme per intavolare semplici discorsi con la gente del posto. E’ stata inventata dopo l’indipendenza, mixando qualche dialetto locale con un po’ di inglese e olandese, rendendo possibile l’unificazione culturale, oltre che politica, di un arcipelago piuttosto eterogeneo. Dopo cinque mesi mastichiamo qualche parola, il necessario per viaggiare e avere un punto di contatto con la popolazione locale, che quasi sempre ignora l’inglese completamente. Quando ci sentono bofonchiare nella loro lingua ridono come matti e, sopravvalutando le nostre conoscenze, iniziano spesso a parlarci a raffica, dando per scontato che comprenderemo ogni singola parola.

CALCIO – Tutti pazzi per il football, ogni bambino e’ Messi, Rooney, Cristiano Ronaldo o Vucinic. Agevolati anche dai prezzi bassissimi delle magliette, tutte rigorosamente taroccate. No global inside…

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DRAGHO DI KOMODO e DUGONGO – Vincono sicuramente il premio per gli animali più bislacchi incontrati in questo viaggio. Il primo e’ un lucertolone di tre metri e ottanta chili, con la saliva infetta che può uccidere un bufalo in pochi giorni (e a maggior ragione un uomo…), che vive solo su due o tre isolotti nel mare di Flores. Il secondo e’ un pacifico ed innocuo animale mitologico metà delfino e metà leone marino, che incontriamo inaspettato l’ultimo giorno in Indonesia. DANZA DELLE MANTE GIGANTI – sempre restando in tema di animali, lo spettacolo in assoluto più grandioso ci è stato offerto da un gruppo di questi pesci fluttuanti, simili ad astronavi marine, che a pochi metri da noi ha inscenato un ballo subacqueo di incredibile grazia e bellezza.

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ESTENSIONE DEL VISTO – E’ possibile, ma per noi si rivela una vera odissea. Intanto non dipende da una legge chiara, precisa e uguale per tutti. Le regole cambiano da un ufficio immigrazione all’altro, e più spesso all’interno dello stesso ufficio da persona a persona. E’ questione di fortuna, basta capitare dall’impiegato giusto, nell’ufficio giusto. Uno Sponsor e’ quasi sempre richiesto, ma in Indonesia un perfetto sconosciuto, al prezzo di poche rupie, si trasforma nel tuo migliore amico e ti accompagna in ufficio a firmare. Noi finiamo respinti più volte, nonostante l’amico indonesiano che reclutiamo addirittura gratis. Dopo essere venuti a male parole e quasi alle mani con un funzionario frustrato, decidiamo di abbandonare il paese per un po’ e farci fare un nuovo visto a Timor Leste. Scelta rivelatasi in seguito piuttosto infelice, ma così e’ andata…

FANCAZZISTI DA SPIAGGIA – Strani personaggi dai lineamenti malesi, coi capelli tinti per metà in una tonalità biondo/arancio innaturale, si aggirano per le spiagge, reinventandosi istruttori di surf o di diving. In realtà il vero obiettivo e’ quello di portarsi a letto qualche turista occidentale. L’avvenenza della preda e’ un optional, il rispetto per il detto “basta che respiri” e’ massimo. Contenti loro…

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GATTI SENZA CODA – All’inizio pensavamo che qualcuno si prendesse la briga di andare in giro a mozzar la coda alle povere bestiole. Poi abbiamo scoperto che un oscuro percorso evolutivo ha fatto si che in Indonesia, ed in Asia in generale, si sviluppasse una genia di gatti dalle code tozze, storte e quasi sempre spelacchiate.

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HEEEELLLLOOOOO MISSSSSTERRRRR – Questa frase risuona da ogni bocca di bambino, uomo o donna che si incontra per strada. Vale indifferentemente per maschi e femmine, basta che si abbia la pelle chiara. Colonna sonora del viaggio.

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IMMERSIONI – La rivelazione del viaggio. Vinti i primi timori, abbiamo iniziato famelicamente ad esplorare i fondali indonesiani, che sono tra i più belli e ricchi di vita del globo. Una nuova malattia.

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LIQUORE DI PALMA – L’Arak e’ la bevanda preferita dall’uomo che non deve chiedere mai. Si tracanna in grandi quantità, e non solo durante i festival. I bicchieri tradizionalmente si ricavano tagliando a pezzi una canna di bambù. Le percentuali alcoliche sono molto variabili, dai 3-4 gradi per il modello base, ai 60-70 per quello più raffinato. Solo per veri duri.

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MANDI – Gli idraulici indonesiani non conoscono la doccia, il bidet e neppure lo sciacquone del wc. Forse perché questo tipo di rubinetteria altamente tecnologica non ha mai raggiunto l’arcipelago, o forse perché nel paese sopravvive un amore diffuso verso un sistema manuale di vaschette con secchiello, noto come mandi per l’appunto. Così ogni bagno dispone di rubinetto sempre aperto per riempire una piccola vasca in muratura, o un grosso secchio in plastica a seconda dei casi, in cui galleggia un padellino con cui attingere l’acqua da usare indistintamente per il gabinetto, la doccia o il bidet. In quest’ultimo caso e’ bene ricordare che nella tradizione non è previsto l’ausilio di carta igienica, né di posate per mangiare. Ne consegue una rigida separazione nell’uso delle mani: quella destra e’ destinata al cibo, quella sinistra si usa per il c….o. MASTURI MAHUDING – Per gli amici Uri, e’ stata la prima persona che abbiamo incontrato in Indonesia, appena sbarcati a Tarakan, in Borneo. Ha invitato noi e Greg a casa propria, ospitandoci per tre giorni e insegnandoci le prime parole in Bahasa Indonesia. Siamo rimasti in contatto, ed incredibilmente e’ stata anche l’ultima persona da noi incontrata in questi mesi: ci siamo infatti rivisti a Makassar, a Sulawesi, un paio d’ore prima della nostra partenza per un ultimo pranzo insieme. Improbabile, ma vero.

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NASI – Il riso. Gli indonesiani vivono di questo, ne mangiano a quintali, come accompagnamento a pietanze piccantissime o più semplicemente come piatto vero e proprio. Economico ed alla portata di tutti, il riso può essere goreng (saltato), putih (bianco), kuning (giallo) o in mille altre varianti. Assolutamente imprescindibile.

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ORANG – Uomo in Bahasa Indonesia. Con l’aggiunta di qualche specificativo, può voler dire qualsiasi cosa: da pazzo (ORANG FANATIC), a uomo della foresta (ORANG UTAN, da cui il nome dello scimmione rossastro, tipico di queste parti), a straniero (ORANG PUTIH O BULE). Facile no?

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PLASTICA – Il ciclo della plastica porta dritto verso il mare. Il lancio libero e’ lo sport nazionale e senza nemmeno un briciolo di vergogna purtroppo. Manca proprio la cultura ambientale. Intanto perché si consumano una quantità esorbitante di imballaggi e contenitori anche quando non servirebbero. Poi ci sono gli onnipresenti sacchetti. Se al supermercato compri un pacchetto di caramelle te le infilano in un sacchetto. Il tutto viene scaricato nelle acque dei fiumi o direttamente in mare. Quando ciò non è possibile si verificano ingegnosi episodi di inceneritori domestici. La sera nei cortili delle case si accendono piccoli falò di immondizia, per bruciare i rifiuti della giornata e in certi casi ci si cucina pure sopra.

QUATTRO IN MOTORINO – Sembra di essere a Napoli, con la differenza che qui e’ legale. Non sono molte le famiglie che si possono permettere una macchina, così il problema trasporto viene risolto architettando complicate configurazioni in cui il padre e’ alla guida, il figlio più piccolo viene schiacciato tra i due genitori, mentre quello più grande prende posizione appollaiandosi in piedi, tra la sella ed il manubrio. Poco sicuro forse, ma lo fanno davvero tutti.

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RAMADAN – Il mese islamico del digiuno viene rispettato da molti, anche se non da tutti. La tolleranza e la pazienza verso gli infedeli mangioni sono comunque garantiti. Verso le sei, quando il muezzin da’ il via libera, si scatena la corsa la cibo, con le città che si riempiono di bancarelle improvvisate e di avventori famelici. Interessante da vedere per noi, immaginando quanto possa essere difficile rispettare la tradizione di non mangiare e soprattutto di non bere, quando le temperature superano costantemente i trenta gradi.

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SPIAGGE – In un paese di diciassettemila isole se ne trovano per tutti i gusti. Da quelle nere vulcaniche che scottano i piedi, a quelle aperte sull’oceano con onde da surfisti, alle idilliache lagune di sabbia bianchissima. Salgono sul nostro personale podio: i bianchi atolli di Derawan, le sconfinate spiagge ventose di Kuta Lombok ed i colori accecanti di Palembak Besar, nelle remote Isole Banyak. I tramonti invece sono sempre tutti perfetti…. SUCCO DI AVOCADO – Al primo assaggio, colpo di fulmine. L’avocado shakerato con ghiaccio, cioccolato e latte condensato e’ diventato la mia bevanda d’eccezione in Indonesia, dove gli alcolici sono resi offlimts dall’Islam e dai prezzi elevati che ne conseguono.

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TSUNAMI – Quello del 24 dicembre 2004 e’ ancora ben vivo nella memoria della gente, per la devastazione epocale che ha portato all’isola di Sumatra. L’unica cosa positiva, ha contribuito alla fine della guerra nella provincia di Aceh. TRIBÙ – L’indonesiano tipico non esiste. La popolazione e’ suddivisa in una miriade di tribù, etnie, minoranze, a seconda del luogo d’origine. Oltre ai famosissimi Dani di Papua, che non abbiamo visitato, le più colorite sono senz’altro i Dayak del Borneo per i tatuaggi e gli orecchini, i Toraja di Sulawesi per i complicati rituali funebri, i Batak di Sumatra per le case a barca e l’ospitalità e gli Ngada di Flores per i villaggi senza tempo.

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UNIFORME SCOLASTICA – E’ bello vedere i ragazzi e le ragazze, dalle elementari alle superiori, andare a scuola tutti vestiti uguali, con l’uniforme del proprio istituto. Almeno così non si enfatizzano le differenza di classe sociale già da bambini, ed i genitori non devono dilapidare interi stipendi per gli abiti alla moda dei pargoli. I have a dream…

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VULCANI – L’Indonesia e’ un ridente arcipelago che se ne sta tranquillamente appollaiato sulla cosiddetta “cintura di fuoco”, cioè l’area a più alta attività sismica del pianeta. Non sorprende quindi la presenza di centinaia di vulcani attivi, che ogni tanto si ricordano della propria funzione, eruttando fuoco e lava intorno ad essi. Distruzione si’, ma anche fertilità che consente più raccolti all’anno. In posti come Java, la terra e’ così ricca e grassa che il riso si raccoglie fino a tre volte in dodici mesi.

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ZOLFO – Come in una novella di Verga, i minatori del vulcano Kawa Ijen si spezzano la schiena ed i polmoni portando in spalla decine di chili del prezioso minerale. La paga non e’ delle migliori, 10 centesimi al chilo, ma se sei forte come una bestia da soma, ne puoi tirare su anche 160 in un giorno. Sono 16 euro, che da queste parti non sono da buttare. E contrariamente a quello che si può pensare, la vita di questi minatori dell’inferno non e’ più breve della media nazionale. Ci manca ancora che scoprano che le esalazioni fanno bene.

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