Kashmir

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Giorno 390.

Di solito, quando arrivi in India dall’Europa, vieni catapultato nel bel mezzo del traffico impazzito di Bombay o nel caos totale di Delhi, con conseguente amplificazione del cosiddetto shock culturale, ed in certi casi voglia improvvisa di risalire sull’aereo e tornarsene a casa, lasciando gli indiani a godersi la gabbia di matti che si sono creati. Da vecchi esperti del subcontinente, lo sappiamo bene, per cui decidiamo di passare per Calcutta e poi volare direttamente a Srinagar, capitale del Kashmir e prima nostra tappa sulla via del Ladakh.

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Del Kashmir in Europa si dice peste e corna, e persino le guide di viaggi ne parlano come una regione in cui alla minima distrazione vieni allegramente fottuto dal furbastro di turno. Per questo motivo quando, appena atterrati, veniamo agganciati da un signore distinto (le fregature arrivano sempre ben vestite, non va mai dimenticato..) che ci offre una houseboat, una delle 1400 case galleggianti per cui Srinagar e’ famosa, ad un ottimo prezzo, stentiamo a dargli retta. Scatta il solito momento tic-tac, nel quale devi decidere in pochi secondi se fidarti di qualcuno o meno. Siamo ottimisti per natura, e gli crediamo. E facciamo bene. Il tizio ci consegna ad un altro tizio che a sua volta ci accompagna alla houseboat di Shabir e sua moglie Shabrose, Rosy per gli amici. Il posto e’ bello, siamo i soli ospiti, la signora cucina bene. Stentiamo a credere di aver avuto tanta fortuna. Con sguardo attento scrutiamo ogni mossa dei nostri ospiti, cercando la magagna, ma per questa non ci sono fregature in arrivo.

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Shabir ci spiega che il turismo europeo nella regione e’ in netto calo a causa delle tensioni tra Kashmiri che vorrebbero l’indipendenza, Indiani che non ne vogliono sapere e Pakistani che invece vorrebbero annettere questa contesa regione a maggioranza musulmana. La situazione ha dato origine negli ultimi 25 anni a scontri per le strade, coprifuoco, scioperi, attentati, oltre che ad una massiccia militarizzazione di tutto il territorio. Come se non bastasse, dalla divisione dell’India britannica del 1947, la questione kashmira e’ stata causa di ben tre guerre tra India e Pakistan, l’ultima delle quali nel 1999. Quindi, complice la bassa stagione turistica e la cattiva pubblicità, possiamo goderci una bella casa galleggiante in perfetta solitudine. Il posto e’ molto suggestivo, l’acqua bassa della laguna e’ tempestata di loto ed altre piante galleggianti tra cui sguazzano allegre paperelle. Ci spostiamo grazie ad un sistema di gondole che scivolano tra i canali, in questa specie di Venezia Indiana.

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Certo, appena si tocca terra e’ sempre India, con i clacson che suonano all’impazzata, gli uomini che ti fissano senza ritegno e senza alcuna ragione apparente, la munnezza accatastata, le vacche che gironzolano libere per strada con tanto di sterco a segnarne il passaggio, i cani rognosi, l’odore di spezie misto a incenso, piscio, gas di scarico e oli essenziali che non ti lascia mai. Ma anche i melograni dolcissimi, il pane al sesamo appena sfornato, le facce sorridenti, i pantaloni a zampa fuori moda da decenni, il formaggio fresco venduto per strada, il chai a cinque rupie, le donne con il sari. Insomma, tutto quell’ammasso di umanità, suoni, odori, colori che ti urlano in faccia all’unisono “Bentornato a casa”.

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