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Giorno 408.

Un omone di due metri per centocinquanta chili non e’ certo di queste parti, anche se porta bottoni in madreperla legati alle orecchie e sfoggia una decorazione di alkakenji infilata sul cappello. Ci scorta all’unica guesthouse del villaggio di Dha, intanto ci racconta che e’ un indologo bulgaro (!?!) che si trova qui per studiare le colorate tribù della zona, di cui sembra già aver sposato i costumi. Si tratta di una minoranza di origine Indo-ariana, discendenti probabilmente dai primi colonizzatori centro asiatici della penisola indiana, qualcosa come 1500-2000 anni fa, e mai mischiatisi con le popolazioni preesistenti. Al seguito, fidanzata con trecce e faccia lunga, e madre, un donnone ansimante. Anche senza la frutta in testa, sarebbe un connubio già singolare di per se’.

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Il villaggio e’ abbarbicato sulla riva destra dell’Indo, a mezza costa di una gola che riduce la luce a poche ore di sole al giorno. Non c’è strada per salire, solo un sentiero tra piccoli appezzamenti di cereali, pomodori, albicocchi, viti e tanti fiori, fiori dappertutto. Lundup, il timido gestore della guesthouse, dai tratti quasi inquietanti, produce alcune bottiglie l’anno di vino bianco ed una deliziosa marmellata fatta in casa. Il mattino seguente ci consiglia una passeggiata fino al villaggio vicino per assistere ad un’esibizione di canti e danze tradizionali organizzata nientemeno che dalla base militare distaccata nella valle per consolidare la fratellanza tra forze armate e popolazioni locali. La tempistica della manifestazione e’ imprecisata, come tutto ciò che è organizzato da qualsiasi esercito che si rispetti. In effetti aspetteremo quasi tre ore l’arrivo del generale pezzo grosso di turno, con tanto di moglie in sari, padrino dell’evento. Ma dopo, forse, verremo ricompensati dal sontuoso banchetto indetto dalla mensa militare…

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Appena arrivati, scorgiamo subito fra la folla la frutta applicata al colosso, e ci accomodiamo vicino ai nostri nuovi amici bulgari. Le donne del pubblico sono decisamente più variopinte, calzano sulla testa interi cesti di frutta e fiori, non solo qualche sparuta fogliolina. Il clou della manifestazione sembrano essere le varie esibizioni di danza, nelle quali i vari paesini danno sfoggio dei propri migliori talenti. I ballerini non sembrano volersi impegnare più di tanto, o forse sono solo timidi di fronte a tanti galloni e stellette, fatto sta che le qualità dello spettacolo e’ piuttosto scadente. Però i costumi sono fantastici. Le donne indossano pellicce d’agnello rivoltate, che unite ad una bellezza non proprio fiorente, le rassomigliano più a circensi orsi delle nevi, che a remote ballerine tribali.

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Ma la giornata si rivela davvero interessante: il generale impettito e la moglie semi congelata, le bandierine al vento, le donne agnello che dondolano. Vedere i militari inginocchiati comporre mandala di sabbia lungo il percorso del super comandante, mentre il lavoro gli viene calpestato da mucchi di bambini indisciplinati, che non possono sgridare per un giorno, non ha prezzo. Poi assistiamo commossi all’incontro di due anziane sorelle che, abitando in villaggi lontani, non si vedevano da oltre tre anni. Si accucciano accanto alla mensa coi loro bastoni ritorti e le facce grinzose, a raccontarsi mille giorni di vita separate. Ci fanno segno di immortalare il momento con una foto ricordo e noi non c’è lo facciamo ripetere due volte. Manca solo Raffaella Carrà…e la Carrambata sarebbe completa!

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  1. Ciao ragazzi, rimango srmpre piu’ meravigliata di tutto quello che state vivendo, vedendo e vi ringrazio di cuore per la codivisione e le foto bellissime e la conoscenza di storia etnica dell’asia che mi regalate!!! Sono anch’ io nel dolce caldo oriente, ora a Chang Mai, lavoro,relax in sauna e cerco di studiare un pochino inglese! A meta’ novembre vado a Otres al mare in Cambogia!!! Buon tutto , il vostro viaggio altro che ” PECHINO ESPRESS” trasmissione che fanno in Italia ora!!! Abbraccione marina

    • Ciao Marina! Che piacere sapere che ci segui con passione! Noi facciamo del nostro meglio…non sappiamo cosa sia Pechino Express, fortunatamente la televisione (e soprattutto quella italiana…) l’abbiamo abbandonata da un pezzo! Buona fortuna a te, per tutto! Un grande abbraccio

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