Una volta nella vita

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Giorno 413.

La follia ci coglie in pieno al ritorno dal Pangong Tso. Ci siamo appena sciroppati sei ore di strada sterrata e burroni sotto la neve, ma appena arrivati a Leh, il vento ha spazzato via le nuvole, così si prospetta una fantastica stellata. Decidiamo seduta stante di preparare i bagagli e partire immediatamente per Manali. Fa freddo e non ne possiamo più. Abbiamo voglia di scendere un po’ di quota, così contrattiamo due posti su una jeep che ha visto tempi migliori, e gomme assai più nuove, e in meno di due ore siamo di nuovo in viaggio. La strada che collega Leh con Manali, nello stato dell’Himachal Pradesh, ha tutte le caratteristiche per essere considerata una delle più belle del mondo, di quelle che vanno percorse almeno una volta nella vita. Sono 480 chilometri di altissima montagna, con tre passi sopra i 5000 metri ed uno di poco sotto, a 4900. A 60 chilometri da Leh, e per ben 250 chilometri, non si incontra più nessun insediamento umano permanente, solo qualche sparuta stazione di sosta, un mucchio di capanne in legno e lamiera.

Comunque partiamo, di fretta e di notte. Forse non e’ stata la decisione migliore, ma in questa stagione nessuna jeep viaggia ancora di giorno, gli autobus ufficiali hanno interrotto il servizio oltre un mese fa, la strada e’ ufficialmente chiusa da cinque giorni e gli autisti hanno paura di rimanere bloccati qui per l’inverno. E noi più di loro. Sulla jeep siamo in otto, compreso l’autista ed il suo poco utile aiutante. Dietro di noi, un’opulenta coppia di stagionati turisti del Karnataka, uno stato del sud dell’India dove le temperature non scendono mai sotto i 25 gradi. Sono come due stalagmiti a grandezza umana, ricoperti da tutto il possibile. Ma non basta, perché un momento prima di partire scartano un grosso pacco ed estraggono dal cellophane una coperta di vero pelo di yak comprata nuova di zecca per l’occasione. Ci si avvolgono dentro, mentre coi nostri miseri pile consumati li guardiamo allibiti. Temo che non ce la faremo a superare la notte.

Dopo poche ore apprendiamo che il riscaldamento non funziona. Proviamo con la tattica del bue e l’asinello, ma la condensa si ghiaccia sui vetri. Fa un freddo schifoso. Per fortuna la luna piena ci regala paesaggi incredibili ad ogni curva, dietro ad ogni tornante. Almeno a me, dato che Giulia se la dorme beata, o forse è semplicemente caduta in ipotermia. Ho sempre invidiato questa sua capacità di dormire ovunque. Io invece passo la notte vigile come un cane da guardia, tenendo sotto controllo il precipizio, le dita dei piedi in via di congelamento e soprattutto l’autista, perché la strada e’ terrificante ed ogni curva potrebbe essere l’ultima. Il poco utile aiutante nel frattempo dorme di brutto. In mezzo al nulla ci fermiamo per un the, all’aperto, a meno non so quanto…per riscaldarci bruciamo scatole e copertoni dentro un bidone di ferro, come le prostitute sull’Asti-Alba. Anche qui ci sono i camionisti, ma dormono semi-ibernati nell’abitacolo. Dubito che vorrebbero un po’ di sesso.
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Dopo interminabili ore, e’ quasi l’alba, il pilota decide che non ne può più, deve schiacciare un pisolino. Abbatte il sedile e crolla all’istante. Meglio così, ma io resto l’ultimo a vegliare, combattendo contro il freddo che mi paralizza i piedi come un panchinaro d’inverno. Poi finalmente albeggia e si riparte. Siamo sopravvissuti al gelo della notte ed alla parte più difficile del percorso. La luce del sole ci regala l’incredibile ironia del BRO, ovvero Border Roads Organization, l’ente che si occupa della manutenzione delle strade Himalayane di confine: ad ogni curva fioriscono cartelli con scritte inverosimili, tutte con l’obiettivo sacrosanto di invitare alla prudenza alla guida, dato che su queste strade e’ un attimo finire all’altromondo.

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Le frasi più divertenti del BRO, rigorosamente in Indo-english…
Speed thrills but kills
Alchol speed and overload, three enemies of the road
No race no rally, enjoy the beauty of the valley
Better late than never
Driving faster cause disaster
Stop accidents before they stop you
Drive like hell and you will be there
I’m courvaceous, be gently
If married with speed, divorce it
Don’t be a gama in the land of the lama
Fast won’t last
Accidents hurt, safety doesn’t
After whisky driving risky
Safety and speed never meet
Hurry and worry go together
If you sleep your family will weep
Be Mr Late, no late Mr

Scavalliamo l’ultima difficolta, il Rhotang La. Gia’ il nome tibetano dice molto, “mucchio di ossa”, per indicare i tanti che ci hanno lasciato le penne nel corso dei secoli, specie in situazioni di mal tempo. Ma per fortuna oggi c’e’ il sole. Rischiamo quasi un frontale facendoci largo tra le centinaia di jeep di turisti indiani, saliti fin qui dal lato opposto della valle per provare l’ebbrezza di una gita a dorso di mulo in 5 centimetri di neve. Qualche temerario si da’ al parapendio, altri allo pseudo-sci. Tutti però indossano una tuta intera a noleggio, molto anni ottanta. Noi proseguiamo, e dopo venti ore di freddo e fatica sbarchiamo a Manali. Una volta nella vita.

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  1. Ciao! vi seguo sempre anche se non vi ho più scritto. Forse sono talmente esterrefatta dalle vostre avventure che mi mancano le parole. Quando tornate?. O state lì?

    • Ciao zia Paola!! Come stai? Che piacere sentirti.. Ti ho pensata ultimamente, perché non ho più avuto tue notizie.. Altri viaggi in programma per l’inverno? Noi torneremo, torneremo, ma non fino al prossimo anno!!! Baci!!

  2. Solo leggendovi mi si sono congelati i piedi, siete dei GRANDI !!!!!!! Temerari e viaggiatori veri in barba a tutti i Turisti. Faremo anche noi questo percorso ma non d’inverno perché in moto penso sarebbe difficile anche se io sono andato al circolo polare artico in Finlandia a Dicembre partendo da Venezia. Ho viaggiato x tremila km a 25 sotto zero ma Never ever again !!!!!!!! baci dai vostri ammiratori Gino Manu

    • Ciao amici!!! Per la moto vi consiglio l’estate.. Ma i paesaggi sono davvero stupendi!! Attenti al ciclone alle Filippine.. Mi raccomando mandate notizie!!
      Ps. Gino tu sei unico.. Paura di niente!!!

  3. Ciao, Giulia e Federico. Quest’anno nessun viaggio per l’inverno.Altre spese prioritarie hanno preso il sopravvento. Cosa volete farci! Anche i bancari non guadagnano più come una volta. Viaggio con voi e con la mente. Vediamo un altro anno cosa fare. I miei amici partono il 14 nov. per il Vietnam. Con tanto di ciclone a fargli compagnia.Seguirvi è una ricchezza!Scopro cose mai immaginate e soprattutto scopro anche un po’ della vostra sana incoscienza nel vivere questa esperienza. Da quando qualche anno fa ho incominciato a percorrere il sud est asiatico (seppure con uno spirito differente dal vostro e senz’altro più misurato e meno profondo del vostro nell’approcciarvi alle terre e ai popoli da voi visitati e condivisi) un poco mi sento cambiata.
    e’ come se fossi più distaccata da tanti schemi che prima irrigidivano i pensieri. Forse mi sento più libera. Chissà! Non sarà mica la vecchiaia! Ah!Ah!

    Cara Giulia, in realtà non sono stata troppo bene per circa sei mesi. Ma te ne parlerò poi. Ora sta passando. Anzi, guarda, non te ne parlerò neanche, perché l’importante è che io stia guarendo. Ciao Ciao!

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