Alla fonte

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Giorno 416.

Nella mia vita di prima, non avevo mai attaccato un bottone, rammendato un calzino, stirato una camicia, lavato un paio di mutande a mano. Da vera principessa sul pisello avevo la Dina che cuciva, Mirka che stirava e una fantastica lavatrice elettronica regalatami a Natale. Ma in viaggio tutto cambia. Con risultati alterni ho iniziato a rattoppare quel che cominciava a cedere, soprattutto calze e mutande di Avidano, poi anche qualche T-shirt. Ora mio marito se ne va in giro con rammendi che sembrano cicatrici in bella mostra su braccia e spalle. Di cui tra l’altro io vado fierissima. Continuo a non stirare, per ovvie ragioni, ma anche perché ho sempre creduto nella tesi per cui se stendi in modo intelligente, allora stirare diventa inutile. E poi Avidano ha una sola camicia, custodita gelosamente a casa, dentro l’armadio. Lavare invece e’ tutto un altro paio di maniche. Perché di lavare non si finisce mai, quando credi di aver sbrigato la pratica, ecco che la roba ricomincia a stagnare in sacchetti puzzolenti sparsi nello zaino che camminano da soli.

Poi cos’è una lavatrice in fondo? Una scatola di ferro con dentro un cuore che gira, gira e ancora gira fino alla nausea. Ora quel pezzo di ferro sono io. In quest’anno di viaggio ho scoperto per la prima volta nella vita le gioie del bucato fatto a mano. Spesso in acque gelide, mescolando arbitrariamente i colori o utilizzando inadeguate saponette monouso omaggiate dagli alberghi, e quasi sempre chiusa in qualche stanzino buio, dentro secchi da vernice, accucciata a terra perché non voglio farmi mancare proprio nulla e il ginocchio della lavandaia ha un non so che di sexy. Ma nel cuore di Vashist, a qualche chilometro da Manali, una sorgente d’acqua calda solforosa che sgorga dritta dalla roccia fa la gioia di tutte le massaie del villaggio. Ogni mattina si ritrovano a decine con un allegro chiacchierio per lavare i piatti e condividere il piacere del bucato. Non voglio perdere l’occasione di imparare qualcosa da chi certo ne ha viste più di me e mi piace l’idea di stare in compagnia, all’aria aperta, con altre donne affaccendate.

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Esco di buon ora col mio secchio dei cadaveri. Dopo un momento di sospetto iniziale, riesco ad amalgamarmi alla folla di donne che si alternano alla fonte. Peccato che l’acqua esca ad una temperatura inumana, tipo settanta gradi, ma la vera lavandaia si sa, ha le mani d’amianto. Simulo esperienza mentre scruto di nascosto le vicine, per carpirne la tecnica. Alcune pestano i panni a piedi nudi, direttamente nel secchiello come se pigiassero uva di stoffa, altre li bastonano con pesanti matterelli di legno, per la teoria che con le macchie e’ sempre meglio dimostrarsi aggressive. Non voglio essere accusata di molestie su bucato minorile, così me la prendo comoda, anche perché l’acqua è davvero bollente. Nel frattempo i turisti indiani che escono dal tempio, dopo la preghiera del mattino, mi mostrano ai bambini e mi fotografano come se fossi il pezzo sbagliato di un puzzle familiare. Vivo il mio momento di celebrità quando è ora di strizzare e Avidano esce dalla vasca per soli uomini e mi viene ad aiutare. Le colleghe mi squadrano con un misto di stima e invidia. Perché i loro mariti se ne stanno in mutande, belli belli spaparanzati nell’acqua bollente e manco si sognano di dare una mano. Orgogliosa guardo Fede bruciarsi le dita mentre spreme i panni sulla pietra, con una tecnica alquanto discutibile, benché efficace. Ed è questione di un attimo, una vecchia si avvicina con un oggetto familiare tra le mani e lo infila sotto il getto. E’ un vasino da bambino, di quelli a forma di animale. Guardo un rigagnolo di pupu’ al latte colare tra i piatti ed il bucato, ed evitare per miracolo i miei panni e mio marito. Anche questa e’ India.

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  1. Brava, Giulia…il “ginocchio della lavandaia” ha un che di sexy? ah, averlo saputo! avrei sfruttato meglio le situazioni dei bucati a mano nella mia vita precedente…buen viaje!! 😉

  2. Ho una nuora dalle mani d’oro!!!! Devi però passare l’esame dalla nonna Dina per quanto riguarda
    il bucato ed i rammendi……….Baci

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