Nessuno uscirà vivo di qui – l’India dalla A alla Z

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Giorno 449.

ARCHITETTURA – Le claustrofobiche e cadenti città indiane di oggi sono quasi un controsenso quando si guarda agli splendori architettonici del passato. L’eredità artistica e culturale di millenni di storia si manifesta in una miriade di monumenti in stili diversissimi tra loro ma del tutto stupefacenti. Dalle meraviglie Mogul del nord agli elaborati e coloratissimi templi del sud, dai forti del Rajasthan alle eleganti e decadenti dimore sul Gange e Varanasi, dai templi erotici a quelli purissimi e raffinatissimi gainisti, l’India e’ una ver cassaforte che custodisce tesori senza tempo. Per vederli tutti, non basta una vita.

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BABA – Dedicare la propria vita all’esplorazione del divino e alla propria crescita interiore e’ una tradizione che perdura in India da millenni. Di solito un uomo, quando sente di aver compiuto i doveri legati alla propria casta e condizione sociale, può decidere di lasciare la propria vita materiale per dedicarsi al raggiungimento di scopi prettamente spirituali. Inizia così una peregrinazione attraverso il paese, in assoluta povertà facendo affidamento esclusivamente sulle donazioni altrui, dormendo nei templi e mangiando quello che viene offerto. Altri possono decidere di prendere questa strada in giovane età. Quando muoiono non vengono cremati, in quanto già puri. Praticamente tutti usano hashish per favorire la meditazione e la comunione col divino. Non diciamolo però a Giovanardi.

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CESSI DA INCUBO – Se qualcuno decidesse di stilare una classifica dei paesi in base alle condizione igieniche dei propri bagni l’India vincerebbe su tutti per distacco. Spesso senza porta, infilati dentro cortili o anfratti puzzolenti, sporchi, privi di acqua corrente, figuriamoci di carta igienica. Non si può descrivere l’orrore, se possibile e’ di gran lunga più saggio preferire un cespuglio a cielo aperto. CHAI – Ad ogni angolo, ad ogni stazione risuona il richiamo dei venditori di Masala Chai, il the all’indiana. Masala è l’insieme di spezie che rende unica l’aroma ed il sapore del Chai, il the, che viene bollito a lungo, dentro fumanti pentoloni sul ciglio di ogni strada, e servito insieme a latte intero e tanto, tantissimo zucchero. CRICKET – Se non lo conosci, può anche sembrare uno sport noioso. Qui e’ una vera passione nazionale, come e forse più del calcio in Italia. Gli eroi del cricket entrano in politica, ad essi vengono dedicate statue e poesie. Molti sono ricchi sfondati. Ma una partita e’ una festa popolare, con persone che cantano e ballano allo stadio e migliaia di altre incollate alla TV, a casa, o per strada per chi non se ne può permettere una, e sono tanti. Gli scontri contro il Pakistan sono senza dubbio i più importanti, perché è in gioco l’orgoglio nazionale.

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DIVINITÀ – Gli dei indù sono tanti quanti le stelle del firmamento e ogni dio ha centinaia di nomi a seconda delle svariate forme in cui si manifesta. Impensabile conoscere di tutti la storia o la parentela: Shiva il distruttore, ha tre occhi e quando aprirà il terzo si dice che il mondo sarà finito. Vishnu il conservatore dell’ordine cosmico, si è reincarnato otto volte e tra i suoi avatar si annoverano Buddha e Krishna. Brahma il creatore, maledetto ed obliato dalla moglie tradita. Alle tre principali divinità segue una telenovelas di mogli, amanti, figli, avatar, incarnazioni, veicoli che rendono la mitologia indù vastissima, filosofica, disorientante.

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ESERCITO – Le frontiere montagnose con Cina e Pakistan sono più calde di quanto il freddo clima Himalayano possa lasciar presagire. Fa strano percorrere aree incontaminate a quattromila metri, per poi girare una curva e vedere un enorme insediamento militare, magari piazzato sotto uno stupa buddista. Ma il nazionalismo e’ sempre in voga, non sia mai che si perdano cento metri quadrati di ghiacciaio…

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FACCE DI BRONZO – Ha detto qualcuno che in India, per metà del tempo guardi un film, per l’altra metà il film sei tu…in nessun altro posto al mondo ti senti più osservato, fotografato, filmato, toccato e generalmente violato nella tua privacy come qui, dove quest’ultimo concetto e’ quasi del tutto estraneo. Alcuni lo fanno in modo ingenuo e simpatico, altri invece sono dei veri rompicoglioni, che non si rendono conto che uno straniero, alla millesima foto in mezz’ora con lo sfondo Taj Mahal in compagnia di un gruppo di sconosciuti può anche un attimino infastidirsi. Ma niente li può fermare, e la diffusione capillare di smartphone e macchine fotografiche economiche non fa altro che rinforzare il fenomeno. Si salvi chi può. FORNO TANDOORI – La cucina tradizionale nel nord dell’India usa questo forno a carbone, realizzato in argilla, per cucinare succulenti spiedoni di pollo o agnello marinati in una salsa di yogurt e spezie, che conferisce ai piatti tandoori il tipico colore rossastro. Una delizia per non vegetariani!

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GANGE – Il sacro fiume che è promessa di liberazione dal teatro del divenire richiama ogni giorno milioni di pellegrini e devoti che si bagnano nelle placido fluire delle sue acque super inquinate. Le rive sono un brulichio di vita e riti antichi celebrati all’infinito. Bere l’acqua del Gange, secondo l’induismo, farà sì che dopo l’ultimo respiro, l’anima salirà al cielo. Sono 2500 chilometri di corsa, dall’Himalaya al Golfo del Bengala, lungo i quali fabbriche, città, villaggi, scaricano nell’acqua sacra e nelle migliaia di affluenti, qualsiasi cosa. Nell’incertezza, comunque, meglio non immergersi. Il luogo più intenso per assistere a tutto questo e’ senza dubbio Varanasi, o Benares, la città più antica dell’umanità. Qui il presente e il passato si incontrano e mescolano sui grandi gath, dove abluzioni, preghiere e rituali di purificazione si ripetono all’alba, da millenni, e ogni giorno le ceneri di migliaia di cadaveri, compreso quello che il fuoco non è riuscito a bruciare, viene lasciato alla corrente, perché arrivi fino all’Oceano. La vita e la morte si inseguono e si specchiano nelle acque del fiume che intanto continua a scorrere. GANESH – Il dio più simpatico dello sterminato pantheon indù, per intenderci quello con la testa di elefante piazzata su un corpo bello grasso. Pare che porti fortuna e successo, per questo e’ così benvoluto. Tutto il mondo e’ paese…GANDHI – Il Mahatma, “grande anima”, e’ stato sicuramente uno dei personaggi più influenti del ventesimo secolo. In India e’ venerato dai più quasi come un Dio, la cui parabola umana e politica e’ rappresentata in innumerevoli musei e centri in tutto il paese. Il suo rigoroso codice morale fa un po’ a cazzotti con il materialismo gretto della nuova India che si muove sempre più velocemente sulla strada che il piccolo uomo del Gujarat aborriva. Ma l’esempio resta vivo.

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HIMALAYA – La catena montuosa più imponente, maestosa e magica del pianeta circonda il paese, separandolo da vicini più o meno molesti. Per noi la zona Himalayana resta la parte più bella dell’India, quella più vivibile e pulita oltre che stupenda nei paesaggi, nell’archittettura dei villaggi e nella genuinità delle persone. Il Ladakh merita un posto tra le aree più affascinanti del mondo.

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KARMA. Solo un paese che crede nel ciclo delle rinascite, regolate dai meriti accumulati nel corso di ogni vita, il karma appunto, può essere allo stesso tempo così povero e così tollerante. Se da un lato la religione spinge parte della popolazione ad una rassegnazione non sempre costruttiva riguardo le proprie condizioni di vita, della serie andrà meglio nella prossima vita, dall’altro lato fa si che quasi un miliardo e mezzo di persone riescano a vivere quotidianamente fianco a fianco, nel pluralismo caotico di in uno dei paesi più densamente popolati al mondo, senza sterminarsi a vicenda in una spietata lotta per le risorse.

IMMONDIZIA – In India non esistono cassonetti per l’immondizia. Tantomeno cestini per le strade. Così ci si ritrova a girare con in mano bottigliette d’acqua ormai vuote, o la carta del giornale in cui è stato messo il samosa, infastiditi dall’idea di gettare tutto per terra e non pensarci più. Alla fine, esausti, si cede a questo gesto, confortati anche al fatto che le strade non sono esattamente pulite come in Svizzera. Ma il dubbio resta: dove va a finire la monnezza? Le montagne di spazzatura si accumulano ai brodi delle strade, nei fossi, nei vicoli. Nelle città ogni tanto qualcuno la rimuove, nelle campagne quando diventa troppa la si brucia. La notte migliaia di mani frugano tra i rifiuti alla ricerca di avanzi, vestiti, plastica o lattine vuote da rivendere al peso, qualsiasi cosa possa aiutare a sbarcare il lunario. ISRAELIANI – In Israele i ragazzi “fanno il militare” per tre anni, le ragazze per due. Quando finiscono di servire lo stato, migrano in massa verso mete economiche come la Thailandia e l’India, dove alcool, droghe, sesso e divertimento sono assicurati. Si ritrovano più o meno tutti negli stessi posti, formando gruppi rumorosi e spesso poco simpatici agli occhi dei locals ed egli altri viaggiatori. In una decina d’anni di viaggi in Asia, abbiamo imparato a riconoscerli, distinguendo i trentenni con cui è facile e piacevole confrontarsi, dai ventenni che invece cerchiamo di evitare ad ogni costo.

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LAVORI DI MERDA – L’India e’ la patria dei lavori di merda, quelli che uno non vorrebbe fare neanche se costretto con una pistola alla tempia. Mi vengono in mente, in ordine sparso:
– Lo spaccapietre a cinquemila metri lungo le strade Himalayana, dormendo per mesi in una tenda con decine di altri poveracci, patendo tutto il campionario delle sofferenze umane, dalla fatica al freddo alla fame. Però il paesaggio e’ bellissimo…
– Il pulitore di latrine pubbliche e private, a piedi scalzi e mani nude. Questa delizia e’ riservata alla casta degli intoccabili.
– La raccoglitrice di sterco di vacca o di cammello. Quando manca il combustibile, bisogna arrangiarsi, però stendo un velo pietoso sul profumo che emanano i caminetti nelle fredde notti invernali.
– Lo “spotter” e bigliettaio allo stesso tempo sugli autobus interurbani, spesso appesi fuori dalla porta di mezzi scassati lanciati a tutta velocità in condizioni di sicurezza inesistenti. Autostrada per l’inferno.

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MATRIMONI COMBINATI – Una tradizione che credevamo destinata a terminare, ma che invece è’ ancora viva e vegeta tra i giovani indiani in cerca di moglie o marito. La spiegazione, come abbiamo avuto modo di sentire più volte da persone di tutte le età e ceto sociale, e’ che se ti sposi per amore, prima o poi questo finisce e ti lasci, mentre invece il matrimonio combinato diventa una questione di unione di due famiglie, il vincolo e’ più solido ed il legame più stabile. Contenti loro…

NEOHYPPIES – La tipologia di backpackers più diffusa in India e’ senza dubbio questa. Sembra quasi d’obbligo, una volta messo piede nel paese, buttare via i propri vecchi abiti per fare un tuffo negli anni sessanta. Il colore la fa da padrone, gli abiti larghi e comodi dominano, così come le fasce o i fiori nei capelli. Le droghe sono parte integrante dell’esperienza indiana. Tutto bello e divertente, l’importante e’ non prendersi troppo sul serio, altrimenti il rischio e’ di cadere nel ridicolo.

OPPIO – Attualmente l’India è l’unica nazione al mondo ad essere ufficialmente autorizzata ad estrarre la pasta da oppio per scopi farmaceutici. Storicamente il suo consumo era diffuso soprattutto tra i combattenti Rajput, una casta guerriera del Rajastan, poiché il suo uso rafforzava il coraggio e, qualora fossero stati feriti, arrestava le emorragie e dava sollievo al dolore. Veniva fumato, sorseggiato dal palmo di una mano con un misto di acqua di zafferano, oppure mangiato. Oggi è una sostanza illecita, ma il suo consumo e’ ancora occasionalmente diffuso per festeggiare nascite, matrimoni, durante alcune cerimonie commemorative, oppure per appianare rivalità tra famiglie.

PLEASE HORN – In un paese dove l’anarchia stradale regna sovrana più che nel centro di Napoli, l’invito presente sul retro di tutti i camion a suonare il clacson per avvisarli della propria presenza e prevenire mosse a sorpresa resta una grande cortesia. Purtroppo l’abuso di questa abitudine ti distrugge l’udito ed aumenta il tuo livello generale di nervosismo quando sei per strada. Più che di inquinamento acustico, parliamo di un’ecatombe di timpani.

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QUALI COSE NON FARE MAI IN INDIA:
– Toccare il cibo con la mano sinistra. E’ considerata impura e si usa solo per le abluzioni intime, data la costante assenza di carta igienica.
– Entrare in una casa o in un tempio con le scarpe. E’ considerato maleducato e antigienico, anche se i vostri piedi nudi sono più sporchi di una fogna in pieno centro a Calcutta.
– Dimenticare a casa un pacchetto di Imodium. Se c’è una cosa che ho imparato e’ che in India alla diarrea non si scappa.
– Fidarsi delle indicazioni stradali. Un indiano non ammette mai di non sapere dove si trova un posto, considera scortese mandarti via senza una risposta, perciò preferisce inventarsela. Si deve sempre chiedere ad almeno tre persone diverse: se l’indicazione coincide, allora è esatta.
– Chiedersi “perché…?”. L’India gira a modo suo, governata da più di un migliaio di divinità, non c’è risposta all’assurdità della realtà quotidiana.
– Arrabbiarsi. Che siano le mucche, il traffico, i mendicanti, i procacciatori, i tassisti o semplici curiosi, mai opporsi al fluire delle cose. Contro l’India non si vince, mai. Meglio lasciarsi andare alla corrente e vedere quello che succede.

ROYAL ENFIELD – La moto per eccellenza. Inizialmente fabbricata dagli inglesi, dopo l’indipendenza e’ diventata un simbolo nazionale. Con quel suo fascino retro’, ha più stile dell’Harley Davidson, che in confronto e’ un giocattolo per fighetti snob.

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SARI – In poche parole, il vestito più bello del mondo. No global per eccellenza, non mette in mostra loghi o marche che nascondono dietro al marketing la mancanza di qualità. Sono tutti coloratissimi, quelli di più alta fattura si distinguono per l’utilizzo di stoffe pregiate e decorazioni in argento, oro e pietre preziose. Le donne indiane se ne vanno in giro imbozzolate come gigantesche farfalle colorate, possono coprirsi testa e spalle per pudore, ma una signora che si rispetti non può esimersi dall’esibire orgogliosamente la propria pancia burrosa.

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TRENI. Nessuna esperienza indiana si può ritenere completa se non si viaggia sulle sue ferrovie. La classe sleepers e’ la più gettonata, quella in cui si incontra tutto il campionario dell’umanità indiana. Ad ogni stazione e’ un festival di mendicanti, venditori di cibo e chincaglierie varie, che portano letteralmente il proprio piccolo business a bordo. Le notti si passano giocando a carte o chiacchierando per ore con sconosciuti curiosi della vita all’estero, che condividono il proprio cibo e fiumi di Chai. THALI – In pratica e’ l’equivalente del nostro Menu Fisso, ma viene servito in una sola portata, dentro un grande piatto metallico a scompartimenti nel Nord, o sopra una foglia di banano al Sud, ed è accompagnato da tante piccole ciotole, contenenti yogurt e altre salse dai sapori infernali per quanto sono piccanti. Gli ingredienti base sono riso bollito e chapati, che si accompagnano con verdure cotte e crude, dhaal di lenticchie, ceci o fagioli, sottaceti a base di mango acerbo, sfoglie fritte croccanti e speziate, e un piccolo dolce, solitamente una crema di riso e latte. Mangiare un thali e’ un po’ come assaggiare l’India: dal piccante al dolce, tutto si mescola in un’unico piatto. Il segreto sta nel mangiare con le mani: mischiare il tutto, impastare con le dita per apprezzare la sinfonia creata dalla discordanza di cibi dal sapore, dai colori e dalla consistenza diversa.

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UNICITÀ – Di tutti i posti al mondo, l’India e’ probabilmente quello che mantiene più forti le proprie tradizioni e la propria identità, nel bene e nel male. Al di fuori dei centri delle città principali, la vita procede come sempre, con il ritmo del tempo dettato da riti e tradizioni millenarie. Certo, i McDonald’s sono arrivati anche qui. Ma gli hamburger, sono di soya…

VACCHE SACRE – Gli indiani hanno quattro madri: quella che ti dà la luce, il fiume Gange o madre Ganga, l’India stessa come nazione e le mucche. Queste ultime sono libere di gironzolare per le città a proprio piacimento, sdraiandosi a dormire in mezzo alla strada se hanno voglia di un riposino, incuranti del traffico. Se non trovano erba, mangiano tutto quello che capita, inclusa carta e plastica. Resta qualche dubbio sulla qualità del latte.

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ZINGARI – Scrutando le facce Rajasthane, non si può non notare una chiarissima somiglianza con i nomadi Rom di casa nostra, i quali hanno lasciato queste terre più di mille anni fa per proseguire le proprie peregrinazioni in Europa.

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