Mission

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Giorno 471.

Incastonato tra Brasile, Argentina e Bolivia, il Paraguay potrebbe essere noto dalle nostre parti solo per essere stata la nazione con cui abbiamo pareggiato all’esordio nel disgraziato Mondiale in Sudafrica. Nel nostro contesto, diventa una tappa per un giro selvaggio di Bancomat, con cui fare incetta di preziosi dollari. In Argentina infatti, il mercato nero dei cambi e’ estremamente favorevole, e non vogliamo farci sorprendere a corto di contanti.

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Così attraversiamo il Rio Parana’ verso la città di Encarnacion, un catino bollente a 45 gradi ed un’atmosfera così languida da sembrare morente. “Siete venuti qui per la spiaggia?” ci chiedono i pochi abitanti che ciondolano per strada indifferenti alla fornace che ci circonda. “Non proprio” pensiamo, ma già che ci siamo, perché no? La spiaggia e’ una distesa interessante di sabbia rossa lungo il fiume, che in questo punto sarà largo quasi due chilometri. E’ il massimo possibile per un paese senza mare. I paraguaiani ne vanno molto orgogliosi e si dimostrano molto curiosi riguardo ai bagnanti stranieri, ne vedono pochi, nessuno se li fila. Sono gentilissimi e molto accoglienti. Non esitano ad offrire generose boccate di “terere'”, un erba simile al mate argentino, solo che qui si consuma in acqua ghiacciata, che tutti si portano appresso in termos da due litri, con bicchierino e “bombilla”, la cannuccia con filtro incorporato. Sa di affumicato, ma sembra rinvigorente è forse aiuta davvero a sfangare la giornata come un blandissimo eccitante.

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Tra bambini che sguazzano e bellezze in perizoma, veniamo inondati da un tramonto infuocato, bellissimo come qualcosa di inaspettato.

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Fuori città, si trova quel che resta delle “reducciones” gesuitiche. Verso la fine del diciassettesimo secolo i gesuiti instaurarono in questa zona delle comunità semiautonome, dove proteggere gli indios dallo strapotere dei conquistadores portoghesi e spagnoli, in cambio della conversione al cristianesimo. Per gli indigeni non doveva essere un brutto affare, se e’ vero che in molti scamparono il lavoro forzato e la morte probabile grazie al voto di appartenenza alla chiesa romana. Ma questo stato di cose duro’ poco, e a fine settecento la corona spagnola, messa sotto pressione dai potenti sfruttatori di manodopera coatta e dalla sede centrale della chiesa cattolica, che in questi casi quasi mai e’ dalla parte dei deboli, revoco’ l’autonomia ed impose la chiusura delle reducciones. “Mission”, con Robert De Niro e Jeremy Irons, e’ un bel film che parla proprio di questo.

Oggi quel che resta delle missioni sono alcuni ruderi sparsi qua e la’ tra Paraguay, Bolivia ed Argentina. Per chi e’ nato in Italia ed è cresciuto respirando storia, potrebbero sembrare poca cosa, ma da queste parti sono piuttosto orgogliosi di questa eredità, e per il valore storico meritano una visita. Rappresentano un po’ una metafora del crollo di un’idea, e della negazione di un ideale di fronte alla ragion di stato. E poi una volta tanto, visitare un posto senza l’ombra di un turista, rende l’esperienza gratificante, quasi una scoperta. Il caldo continua a martellarci, ma la bella campagna circostante e la solita gentilezza dei locali, che ci salvano dalla canicola con le loro incessanti offerte di terere’, fanno si che questo paese non resti per noi solo un punto di passaggio, ma un bellissimo ed intenso ricordo, da approfondire. Ecco, magari con un clima un attimino più fresco….

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