La marcia dei pinguini

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Giorno 507.

Vogliamo andare a Punta Arenas, in Cile, a comprare una giacca ed altre cose per il trekking, dato che li’ c’è una zona franca dove la scelta e i prezzi sono decisamente migliori che in quest’Argentina oberata dalle tasse sulle importazioni. Non ci sono bus fino a sera che uniscano Rio Gallegos, nella ventosa e desolata, seppur ricca, Patagonia costiera alla città cilena, ai piedi delle montagne, per cui la nostra prima volta avviene quasi per caso. Ci metto un po’ a convincere Giulia a mettersi a bordo strada, in mezzo alla landa desolata, e a fermare le macchine in transito con uno sbiadito cartello, ma alla fine ci ritroviamo, anche noi, autostoppisti nel vento.

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Per un bel pezzo non solo non ci caricano, ma non si ferma nessuno. Siamo palesemente nella posizione sbagliata, così caracolliamo con il nostro fardello fino all’incrocio fortunato. Passano cinque minuti e un ragazzo ci carica sul suo furgone da elettricista. Pochi chilometri, non va oltre, ma ci lascia ad un posto di blocco della polizia. Gli agenti sono gentili, abituati a gente che viaggia “a dedo” e ci aiutano a trovare un passaggio, su un camion, fino al confine, dove veniamo accuratamente perquisiti dai doganieri. In Cile non può entrare nessun prodotto vegetale, ne’ animale di origine aliena. Noi ci pappiamo tutto in fretta, così attraversiamo puliti lo scanner con la pancia piena di frutta e di insaccati. Da li’ un altro camion ci porta a destinazione. E’ andata, e ci abbiamo preso gusto.

In una Punta Arenas gelida come l’inverno, anche se e’ estate, scopriamo una città scrostata dalla salsedine dove le case sembrano costruite con stecche di gelato color pastello, in tinta con aiuole piene di fiori che non si sa come facciano a vivere a queste temperature. Alloggiamo nell’ostello di Eduardo, uno di quei personaggi naïf che fanno la gioia dei viaggiatori. Da lui, colazioni abbondanti ed un’atmosfera rilassata e piacevole. Facciamo scorta e ripartiamo, per la Terra del Fuoco.

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Ci traghettiamo a Porvenir, desolato avamposto cileno in quest’isola brulla, fredda, dai paesaggi quasi feroci. Pochi animali, tra cui i guanaco, simili ai lama, alcuni struzzi nani, qualche volpe. Ancora meno esseri umani, gente abituata al vento ed al freddo polare, sparpagliati per paesini di case basse di legno e lamiera colorata.

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E non possono mancare i pinguini, che incontriamo in una mattina dall’aria quasi antartica, in una piccola riserva che ne custodisce una colonia di circa duecento. Sono pinguini re, gli unici di grandi dimensioni che si possano vedere al di fuori dell’Antartide. Ci accolgono mezzi addormentati, alcuni ancora goffamente sdraiati sulla pancia, in una posizione ridicola, come ridicoli sono i loro spostamenti, goffi ed impacciati fuori dall’acqua. Salvo poi trasformarsi in siluri una volta ammollo nel proprio ambiente naturale. Strani uccelli, che non volano, quasi non camminano, ma che nuotano come pesci. Alcuni tra le gambe hanno un uovo, che coveranno ancora per un paio di settimane. Fanno tenerezza, così al freddo, quasi immobili, che si parlano con grida incomprensibili. Li guardiamo, ci guardano. Un piccolo torrente ci separa. Alcuni si tuffano, incuranti del gelo. A poco a poco ci accorgiamo che in quel gelo, quelli goffi, infagottati, fuori posto, siamo noi. I pinguini siamo noi.

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  1. Cari Federico e Giulia, solo ora vengo a conoscenza di questo blog, fantastico! avervi conosciuto anche se solo per poche ore nella lontana Ushuaia mi ha dato una carica pazzesca! un abbraccio da Vicenza.. sperando che possiate passare dal fratellino nelle zone di Mendoza vi auguro buon viaggio
    Luca

    • Ciao Luca, e’ stato bello conoscervi (e ancora meglio e’ stato stracciare a carte quei due furbetti di Ettore e Fede).. Vi aspettiamo a settembre per le sagre astigiane.. In bocca al lupo per tutto.. Giulia

      • ahaha! certo, non mancheremo di passare per le vostre zone! ma dove vi trovate ora?

      • Stiamo risalendo il Cile, siamo sull’isola di Chiloe’ adesso, paradiso dei frutti di mare, e finalmente abbiamo trovato un po’ di sole!

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