Le tre torri

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Giorno 517.

In Patagonia si dice che ogni nuvola porti con sé una stagione. Il sole, la pioggia e la neve si inseguono nel cielo in tumulto, mentre le nuvole rotolano veloci sulle sfondo delle interminabili giornate dell’estate australe. Però a me sembra sempre inverno, e anche questo ha il suo fascino. Sarà colpa del vento gelido e prepotente che non dorme mai e gioca a dadi con il tempo. Sarà il freddo nelle ossa che non riesco mai a togliermi, neanche quando mi rifugio accanto alla stufa sempre accesa nelle tradizionali case di legno e lamiera dove alloggiamo. Sarà tutto questo spazio vuoto, dove non cresce niente, che al supermercato devi far la coda per comprare un po’ di verdura avvizzita.

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Ma in fondo questo era esattamente quello che cercavamo, il profondo sud, una promessa di vento e ghiaccio, di spazi sconfinati che si scontrano con montagne maestose, di fiordi e laghi glaciali che frantumano la terra in migliaia di isole. L’isolamento e l’orgoglio di un popolo che si è adattato ad una vita inospitale, dura. La Patagonia e’ una terra che si impossessa della mente, dove la natura assume un profilo sconvolgente ed aspro da scoprire tutto camminando, sempre controvento.

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Se tutto questo fosse un solo luogo, per me sarebbe il parco di Torres del Paine, nella Patagonia Cilena.

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Non avrei mai immaginato che il campeggio a temperature artiche potesse dare tante soddisfazioni. Meno che mai con un mostro sulle spalle che trabocca cibo disidratato e scatologico. Ma durante i cinque giorni di trekking passati nel parco, i primi settantacinque chilometri a piedi della mia vita, scopro che sono nata per questo. Camminare mi ricorda che sono viva, anche quando la stanchezza mi fa crollare, le gambe bruciano e la pancia brontola. Gli occhi si riempiono di meraviglie e si può sopportare tutto, la fatica, il cibo schifoso, il costo del biglietto, l’eccessiva fauna umana che affolla i sentieri, il dover stare senza lavarsi per giorni, il freddo cane anche di notte dentro al sacco a pelo, quando penso che il vento ci porterà via con la tenda e tutto il resto.

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Conquistiamo la prima cima con Nicola, svizzero italiano in cammino attraverso le due Americhe, dall’Alaska alla Terra del Fuoco. Scopriamo un paesaggio scolpito nel ghiaccio e nel granito. Le tre torri si stagliano contro un cielo cobalto nel sole del mezzogiorno, il riflesso che si specchia nell’acqua che nasce dalla neve. Restiamo immobili, in silenzio. Sono strapiombi verticali, burroni al contrario dove nemmeno la neve si ferma. Solo i condor osano innalzarsi dove l’aria e’ tanto rarefatta. Non so dove guardare, non so cosa guardare perché tanta vastità non può essere contenuta nello spazio dei miei occhi.

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Los Cuernos del Paine non sono come nella copertina della Guida Cile Lonely Planet, con il cielo blu ed una sola piccolissima nuvoletta, in basso a destra. Si rivelano e si nascondono dietro a una sottile coltre di nuvole, che a volte diventa uno scialle da cui spuntano solo le cime nere. Costeggiamo laghi azzurri più del cielo e un cimitero di alberi carbonizzati, ricordo dell’ultimo incendio che ha devastato il parco alcuni anni or sono.

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Il ghiacciaio Grey contende il primato in bellezza al più grande e famoso Perito Moreno. Però arrivarci, esausti, dopo quindici chilometri di salite e discese, battaglie contro il vento, passaggi tra foreste punteggiate da piccole orchidee e fiori colorati, lo rende ancora più speciale. E’ il nostro primo ghiacciaio, ancora non sappiamo come sia il mitico Perito, ma quando i miei occhi incontrano il Grey, in lontananza, sembra un mare di nuvole. Solo di fronte al suo muro frastagliato, agli iceberg blu che galleggiano alla deriva nel lago, comprendo la grandezza del ghiaccio.

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  1. Senza andare in Patagonia ho provato le stesse intense sensazioni quando ho fatto la scuola militare alpina di Aosta Zaino di 30 chili fucile da 5 chili e borraccia da un chilo Ma questo te lo potevi risparmiare se eri sicuro di trovare acqua lungo il percorso Ti assicuro che dopo aver camminato per ore al ritmo costante di 45 minuti di marcia e 15 di riposo quando arrivavi in quota dove non c’era più nessuno provavi una intensa sensazione di conquista Più avevi faticato per raggiungere la vetta più questa soddisfazione era intensa Ciò anche se durante la marcia avevi maledetto il tuo capitano che era un pazzo furioso aveva vinto il raid dell’Adamello e dentro allo zaino aveva probabilmente un cuscino gonfiato

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