La Catedral de Marmol

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Giorno 538.

La Carrettera Austral punta dritta verso nord sfidando la forza di gravità che ostacola il rientro di migliaia di studenti e mochileros sopravvissuti al freddo sud del paese. Siamo lumache con lo zaino, la scia di bava si perde nella polvere. Nel nostro lento risalire, ricaviamo un paio di giorni da trascorrere a Puerto Rio Tranquillo per vedere la meravigliosa e super pubblicizzata Cattedrale di Marmo. Tra i giovani cileni non c’è viaggiatore che si rispetti che non abbia fatto almeno un bagno nelle acque antartiche e piene di riflessi delle sue grotte marmoree. Gli occhi dei reduci brillano al solo ricordo della luce azzurra che sembra alzarsi dal lago ed i resoconti sono entusiastici. Così ci facciamo coinvolgere. Incastriamo le prenotazioni degli autobus stracolmi e scegliamo di farci stregare dal blu.

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Ma la fregatura e’ in agguato. Appena scendiamo dall’autobus ci assalgono i procacciatori di clienti delle quattro compagnie che, con bancarelle semi permanenti, si spartiscono il mercato del turismo e dei cessi a pagamento, oltre che il piazzale di fronte alla fermata. Il lago General Carrera, nonostante il nome tremendamente poco attraente, e’ davvero di un azzurro ammaliante. Peccato per i venti motoscafi che, cavalcando le onde, rombano a tutto gas in direzione grotte di marmo. I turisti gridano tra gli spruzzi nell’arancione abbagliante dei giubbotti salvagente. Tutto già visto, e in un attimo siamo di nuovo nelle Filippine.

Ripartiremmo anche subito, ma il Tetris dei biglietti non ce lo consente. Tanto vale cavalcare l’onda. Prenotiamo il nostro tour per il giorno seguente e ci allontaniamo dal centro di questo ridente paese che, se non fosse per le quattro grotte e l’insolita vena di marmo che corre da nord a sud, attraversando la punta occidentale di questo lago gigante, sarebbe uno dei tanti villaggi che guardi solo dal finestrino dell’autobus. Troviamo un camping fuori porta con prato, vista lago e spiaggia privata, inutilizzabile per le temperature, ma comunque incantevole. Ci rilassiamo e facciamo il bucato. Nella notte, un feticista solitario mi ruba un paio di mutande rosa leopardate, le uniche buone che avevo.

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Il motoscafo barcolla tra le onde come una barchetta di carta che precipita verso un tombino. Il vento e’ fortissimo oggi, ma i Tours non sono sospesi. Impossibile arrestare la forza del business. Quando doppiamo il capo siamo bagnati fradici, ma perlomeno l’acqua che ci accoglie e’ più tranquilla. A parte il circo che circonda il fenomeno, le grotte sono davvero stupende. L’erosione del marmo genera una vorticosa mescolanza di toni bianchi e grigi che affondano nel blu. I giochi di luce e le striature sembrano gli schizzi di un pittore. Quando il capitano accosta e domanda chi vuole fare il bagno, penso sia uno scherzo. Il bagno l’ho già fatto, venendo fino qui! Ma una coppia di giovanissimi cileni si alza in piedi, in un attimo si spoglia e si tuffa tenendosi per mano. Guardo Fede e mi chiedo quando siamo diventati vecchi di colpo. I ragazzi tentano di raggiungere la Cattedrale a grandi bracciate, ma il freddo taglia loro il fiato. Quando trionfali e tremanti si ergono sullo scoglio, li raccattiamo in fretta e furia prima che muoiano congelati e diventino i nuovi Romeo e Giulietta del Lago General Carrera. Un nome troppo brutto per diventare un best seller.

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Al ritorno scopriamo che nel centro si celebra il cinquantesimo compleanno del paese con un sontuoso asado comunitario, cioè gratuito, per tutti i partecipanti. Con una decina di turisti accerchiamo gli spiedoni sulle braci come un branco di lupi affamati. Mancano un paio d’ore al termine della cottura, il camping e’ troppo lontano per andare e tornare, così aspettiamo in agguato, con le pance che brontolano e la bava alla bocca. Quando la fame e’ al culmine e gli occhi spiritati, si comincia a servire. I paesani in coda paziente si preparano a mangiare, e noi siamo senza piatti e posate. Non ci vedo più dalla fame, ma anni di boy scout sotto un regime alimentare dettato da una dietista per anoressici mi hanno insegnato qualcosa. Infilo la testa sotto un tavolo e nella disperazione recupero il cartone di una cassa di birre. Mi faccio sotto senza vergogna, gomiti alzati, puntando a testa bassa verso l’agnello e le patate. Torno da mio marito sfoggiando con orgoglio un vassoio carico per cinque persone. La carne e’ croccante e deliziosa. Ce la sbraniamo così, con le mani colanti, direttamente nella scatola. Il miglior asado della mia vita.

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