Archivio mensile:marzo 2014

Cile – Informazioni pratiche

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PUNTA ARENAS – PATAGONIA
DA FARE:
La città e’ zona franca, quindi il posto ideale per fare scorta di materiale da trekking e da campeggio a prezzi scontati da utilizzare in Patagonia o nella vicina Torres del Paine. Il tour dei Pinguini Magellanici ci sembrava un po’ caro e lo saltiamo, a torto però, perché la colonia e’ una delle più grandi di tutto il Sudamerica e sicuramente interessante da vedere.
DORMIRE:
Hospedaje Indipendencia – 7000 Pesos Cileni a persona in camera doppia con bagno in comune e colazione inclusa – il proprietario si chiama Eduardo e gestisce con la verga e la carota questo piccolo ostello/campeggio tanto pulito ed accogliente. Ci sono precise regole ed orari per l’utilizzo della cucina che vanno rispettati per il benessere di tutti visto che lo spazio e’ piccolo, le colazioni sono gigantesche e cucinate a regola d’arte, le stanze calde ed accoglienti, inoltre si possono avere utili informazioni per tour ed escursioni nei dintorni. Davvero un ottimo ambiente.
Residencial Charitas – 15000 Pesos Cileni in camera doppia con bagno in comune e colazione inclusa – probabilmente un motel a ore, vista la zona e la clientela, ma per una notte sopportabile.

PORVENIR – TERRA DEL FUOCO
DA FARE:
Porvenir e’ quello che ci si aspetta da un paese alla fine del mondo. L’atmosfera e’ quasi surreale. La parte cilena della Terra del Fuoco e’ sicuramente più autentica della turistica Ushuaia, che per noi e’ stata una vera delusione. Ma la vera attrazione si trova a circa centoventi chilometri dal paese, nei pressi di Onaisin, si trova l’unica colonia di Pinguini Reali al di fuori dell’Antartide. Si tratta di circa duecento esemplari che nidificano su un pezzo di costa sperduto in mezzo al nulla. Un traghetto collega tutti i giorni, escluso il lunedì, Punta Arenas a Porvenir. Dopodiché si può tentare di raggiungere la riserva in autostop, ma e’ sconsigliabile perché i mezzi in circolazione sono davvero pochi. Però due volte a settimana, martedì e venerdì, c’è un autobus che parte alle sei del mattino da Porvenir, ti scarica alla riserva, prosegue fino a Cameron, il villaggio successivo, ed intorno alle nove del mattino ritorna indietro. Il tutto ad un prezzo ridicolo, ma questo ovviamente all’ufficio informazioni di Punta Arenas nessuno te lo dice.
DORMIRE:
Despertar de Job – 8000 Pesos Cileni in dormitorio con bagno in comune – ottima ospitalità in questo ostello economico a gestione familiare, situato a pochi passi dal centro del paese. Pulito, con acqua calda e tante coperte per dormire.

PUERTO NATALES – PATAGONIA
DA FARE:
La base di partenza ideale per organizzare alcuni giorni di trekking nel vicino parco di Torres del Paine. In città c’è tutto il necessario, un supermercato grande e ben fornito dove comprare scorte alimentari, molti negozi dove e’ possibile acquistare e noleggiare materiale da trekking e da campeggio, inoltre tutti i giorni in un bar del centro, l’Erratic Rock, alcuni volontari tengono un piccolo briefing per illustrare ai turisti le varie tappe del trekking, la durata ed i percorsi possibili.
DORMIRE:
Hospedaje Tyndall – 7000 Pesos Cileni a persona in camera doppia con bagno in comune e colazione inclusa – ambiente semplice e familiare per questo ostello economico con bagni puliti, grande cucina, sala comune, cortiletto dove e’ possibile campeggiare. Un po’ fredde le camere, soprattutto di notte, nonostante le stufe, ma l’isolamento termico non è proprio il punto di forza delle case cilene.

TORRES DEL PAINE – PATAGONIA
DA FARE:
Due sono i circuiti tipici, chiamati comunemente la O e la W. Per il primo sono necessari almeno sette notti, per il secondo tre. Noi facciamo la W in quattro notti, da est verso ovest. Il primo giorno raggiungiamo l’Accampamento Torres, montiamo la tenda e saliamo alle torri, anche se causa maltempo, saliremo ancora una seconda volta il mattino seguente. Il secondo giorno ci spostiamo all’Accampamento Italiano, costeggiando Los Cuernos. Il terzo giorno ci riposiamo al mattino e nel pomeriggio risaliamo la Valle del Frances. Dormiamo abusivamente una seconda notte all’Accampamento Italiano. Il quarto giorno raggiungiamo il Ghiacciaio Grey. Il quinto giorno torniamo indietro e dal Rifugio Paine Grande non prendiamo il costosissimo catamarano per rientrare, ma raggiungiamo a piedi l’amministrazione del parco, cosa che consigliamo perché le viste migliori si hanno proprio da questo tratto di sentiero molto poco frequentato.
DORMIRE:
Campamento Torres – gratuito – il campeggio e’ custodito dai rangers ed è consentito per una sola notte, soprattutto in alta stagione. Offre bagni, ma niente docce e un quincho semiaperto per cucinare.
Campamento Italiano – gratuito – il campeggio e’ custodito dai rangers ed è consentito per una sola notte, soprattutto in alta stagione, ma in questo caso e’ molto più facile evadere la regola, visto che l’area e’ molto più grande e molto più frequentata. Offre bagni, ma niente docce e un quincho semiaperto per cucinare.
Campamento Refugio Grey – 4000 Pesos Cileni a persona per campeggiare – il campeggio e’ a gestione privata, offre bagni con doccia calda, una stanza chiusa dove mangiare e cucinare, un piccolo spaccio dove si possono comprare provviste. Accanto si trova anche il rifugio con il ristorante, a prezzi decisamente più elevati.

VILLA O’HIGGINS – PATAGONIA
DA FARE:
Da El Chalten raggiungiamo Villa O’Higgins a piedi, l’ultima città della Carretera Austral. Fallito il tentativo autostop, da El Chalten prendiamo un taxi fino al Lago del Deserto. Con l’ultima lancia delle cinque del pomeriggio attraversiamo il lago e sbrighiamo le pratiche alla frontiera Argentina. Proseguiamo con un trekking di un paio d’ore, per raggiungere la parte alta della valle dove campeggiamo in mezzo al niente. Il giorno seguente proseguiamo con i sedici chilometri che mancano per raggiungere Candelario Mansilla e la frontiera cilena. Nel primo pomeriggio una barca attraversa il Lago O’Higgins e ci conduce all’omonimo villaggio. E’ necessario portarsi cibo sufficiente per tutto il tragitto, mentre l’acqua si può tranquillamente bere dai torrenti lungo il percorso.
DORMIRE:
Tsonek Eco Camping – 4000 Pesos Cileni per persona – un posto indimenticabile sognato e costruito con amore dai simpatici Mauro e Julie. Tutto è’ realizzato con materiali riciclati ed ecologici, nulla va sprecato. Doccia calda, quincho riscaldato per cucinare, bagni secchi. Atmosfera divertente e gioviale.

CALETA TORTEL – PATAGONIA
DA FARE:
Il paese e’ costruito sull’acqua al fondo di un profondo fiordo affacciato sul Pacifico. Una serie di suggestive passerelle collega le abitazioni tra loro. Un breve trekking di un’ora conduce ad un belvedere alle spalle del villaggio da cui si può godere di una splendida vista sull’acqua verde della baia.
DORMIRE:
Free Camping La Playa – gratuito – situato al fondo del villaggio, purtroppo molto vicino agli acquitrini, il che in assenza di vento lo rende dimora ideale per milioni di zanzare assetate di sangue. Oltre a questo il campeggio e’ privo di bagni, luce e docce.

COCHRANE – PATAGONIA
DA FARE:
A pochi chilometri della città si trova il Parco Naturale Los Huemules, ideale per qualche giorno di trekking per chi volesse provare a incontrare questi celebri cervi andini. Noi lo saltiamo, anche perché qualcuno ci dice che se ne vedono davvero pochi, o nessuno. Preferiamo esplorare il vicino Cerro San Lorenzo, un luogo molto meno turistico e davvero isolato.
DORMIRE:
Hospedaje y Camping Cochrane – 7000 Pesos Cileni a persona in camera doppia con bagno in comune – grazioso ostello/campeggio in pieno centro, con giardino alberato e quincho per cucinare. Camere e bagni sono puliti e l’atmosfera rilassata.

CERRO SAN LORENZO – PATAGONIA
DA FARE:
Ai piedi del Cerro San Lorenzo si trova l’Estancia della famiglia Soto, un paradiso sperduto in una valle da sogno, dove gli animali pascolano liberi e si può scoprire la vera Patagonia. Raggiungibile solo a piedi con un trekking di quattro ore, circa una ventina di chilometri dal guado dove inesorabilmente i trasporti pubblici si fermano. In alternativa si possono contattare i figli dei Soto, che risiedono in Cochrane e contrattare con loro un passaggio. Il paesaggio nei dintorni e stupendo e ci sono diversi trekking a lagune e ghiacciai appartenenti al complesso del San Lorenzo. L’Estancia e’ davvero uno dei luoghi più autentici e suggestivi che abbiamo visitato.
DORMIRE:
Estancia Familia Soto – 6000 Pesos Cileni per persona – si campeggia a piacimento intorno alla casa, l’Estancia offre bagni nuovi di zecca e docce bollenti, un grazioso quincho in legno riscaldato per cucinare, anche se con un piccolo extra la signora Soto sforna pranzetti deliziosi.

VILLA CERRO CASTILLO – PATAGONIA
DA FARE:
Pochi si fermano al villaggio e conoscono il trekking che conduce al Cerro Castillo ed alla sua laguna verde smeraldo. Un percorso che va da due a cinque giorni e che in alcuni tratti si rivela davvero difficile, forse il più tecnico che abbiamo affrontato. Il sentiero si perde del tutto lungo una pietraia quasi verticale ed i segnali non sono sempre ben visibili. La scalata può diventare pericolosa soprattutto quando le condizione meteorologiche si pongono avverse, ma la vista sulla valle e sul massiccio e’ tra le più suggestive della zona. L’alternativa per i pigri e’ un’escursione di giornata a cavallo che conduce alla base della laguna, raggiungibile poi a piedi con circa un paio d’ore di cammino.
DORMIRE:
Residencial Austral – 7000 Pesos Cileni per persona in camera doppia con bagno in comune – le camere sono un guazzabuglio di materiali riciclati recuperati dalla vecchia scuola in demolizione, alcune non hanno la porta e l’acqua calda va e viene. Ma l’ospitalità di questa famiglia non ha limiti, la sala comune e’ calda e spaziosa e l’ambiente per quanto ruspante e’ pulitissimo. L’ampia cucina e’ a disposizione per chi desidera prepararsi qualcosa da mangiare, altrimenti la signora Luna e’ sempre disponibile a preparare qualcosa di caldo.

COYHAIQUE – PATAGONIA
DA FARE:
Base di partenza per la navigazione tra i fiordi, con un traghetto economico. Con circa trenta ore di traversata il battello pubblico collega il vicino Puerto Aysen con Quellon, sull’Isola di Chiloe, passando per Puerto Cisnes. Le partenze non sono tutti i giorni e prenotare con anticipo e d’obbligo, telefonicamente o sul sito della compagnia Naviera Austral.
DORMIRE:
Hostal del Nevado – 20000 Pesos Cileni in camera doppia senza finestra con bagno in comune e colazione inclusa – l’ostello e’ di altissima qualità ed anche i prezzi sono piuttosto elevati, per questo cerchiamo la stanza più economica. Camere nuove di zecca, buona la colazione, servizio curato, cucina ben fornita e salotto a disposizione. Insomma un posto di classe.

QUELLON – ISOLA DI CHILOE’
DA FARE:
Noi ci fermiamo solo una notte, stremati dal viaggio e a dirla tutto il porto di Quellon, avvolto nel buio, non sembra essere troppo affascinante.
DORMIRE:
Hostaria Restaurante accanto al porto – 20000 Pesos Cileni in camera doppia con bagno privato – quando il traghetto scarica cinquecento anime nel cuore della notte al porto di Quellon dopo trentasei ore di viaggio, si scatena una corsa folle per accaparrarsi una stanza economica. Noi ci conquistiamo questo posto senza nome che non e’ male, un po’ vecchio stile forse, ma sufficientemente confortevole vista la situazione.

ANCUD – ISOLA DI CHILOE’
DA FARE:
La cittadina e’ graziosa, con casette di legno colorate e tanto pesce fresco da mangiare. Il tour dei pinguini Magellanici nella vicina riserva di Puñihuil si rivela economico anche se piuttosto deludente.
DORMIRE:
13 Lunas Hostel – 10000 Pesos Cileni in dormitorio con colazione inclusa – uno dei più begli ostelli in cui siamo stati durante l’intero viaggio. Ricavato all’interno di una grande casa tradizionale completamente restaurata, offre una cucina grandiosa, letti comodi e camere spaziose, terrazzo con vista, giardino e frutteto.

PUCON – REGIONE DEI LAGHI
DA FARE:
La cittadina e’ una Mecca degli sport d’avventura, molto frequentata da Americani, Australiani ed Israeliani, ed i prezzi di tutto ovviamente ne risentono. Il top sembrerebbe essere la scalata del Vulcano Villarica, ma il costo del tour si rivela essere troppo alto per noi, così ci accontentiamo di un trekking ad un belvedere da cui la vista spazia sui quattro vulcani della zona. Il giorno dopo, per il compleanno di Giulia, ci regaliamo la visita alle terme di…. con tanto di super pranzo annesso. Il cuoco di origine basche ci delizia con uno dei pasti migliori del nostro viaggio.

DORMIRE:
Nativa Hostel – 8000 Pesos Cileni a persona in camerata da quattro con bagno in comune e colazione inclusa – l’ostello sembra uno dei favoriti dai rumorosi turisti israeliani, tanto che il proprietario parla ebraico. Il posto in se’ non e’ malaccio, ma l’ambiente non ci entusiasma, sembra di essere a Tel Aviv piuttosto che in Sudamerica.

SANTIAGO
DA FARE:
Per noi la capitale cilena si rivela un posto piacevole in cui riposarsi dopo le fatiche Patagoniche. Non facciamo nulla di speciale, tranne curiosare per le bancarelle del mercato e comprare pesce fresco con cui preparaci sontuosi piatti di ceviche in ostello.
DORMIRE:
Backpackers Santiago – 6500 Pesos Cileni a persona in dormitorio con colazione inclusa – ricavato in una vecchia casa, dispone di grande cucina, patio interno, camere spaziose, staff molto simpatico. Un bell’ambiente per fermarsi qualche giorno.
Landay Hostel – 6500 Pesos Cileni a persona in dormitorio con colazione inclusa – l’ostello e’ sicuramente di livello più elevato, meglio restaurato del precedente, ma l’ambiente e’ molto più freddo, la cucina si può usare solo parzialmente e nel complesso preferiamo il Backpackers, per quanto più trascurato nei dettagli.

VALPARAISO
DA FARE:
Splendido scenario per vagabondare qualche giorno sugli infiniti colli che compongono la città e per curiosare tra vecchie case in legno, vicoli strapieni di murales e bellissime viste sull’Oceano Pacifico.
DORMIRE:
Millennium House Hostel – 7500 Pesos Cileni a persona in dormitorio con colazione inclusa – l’ostello non è adatto a chi non è amante dei cani, ma la padrona di casa e suoi tre fidi compagni offrono un’accoglienza speciale in questa vecchia casa riadattata ad ostello. Gentilezza, una buona colazione ed una piccola cucina a disposizione sono i punti di forza del Millennium.

SAN PEDRO DE ATACAMA
DA FARE:
Per chi non vuole spendere una fortuna e godersi in solitudine gli splendidi scenari del deserto di Atacama, la bicicletta e’ senz’altro il miglior modo per muoversi. Tanta acqua e crema solare sono fondamentali. I siti più suggestivi sono la Valle della Luna, la Valle della Muerte, la Quebrada del Diablo e le splendide Lagune. Deludente invece il tour dei geyser, o almeno così ci dicono. E’ possibile inoltre visitare uno dei tanti telescopi della zona, per una notte a caccia di stelle.
DORMIRE:
Backpackers San Pedro – 8000 Pesos Cileni a persona in dormitorio – posto bellissimo e molto pulito, appena fuori dal circo turistico del centro. Doppia cucina, piccola piscina, cortile con gazebo, bar, TV e amache. Letti comodi e biancheria appena comprata.

NOTE:
Cambio Gennaio / Marzo 2014 – 1 euro = 750 Pesos Cileni circa.

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Por el camino del desierto…

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Giorno 564.

Por el camino del desierto, el viento me despeina… non faccio altro che ripetere la stessa strofa infliggendo le mie stonature al povero Avidano che, pedalando nel bel mezzo del deserto, non ha altro modo di sfuggirmi e sottrarsi al mio canto. Sto bene, come sul cielo di Atacama non ci sono nuvole così nei miei pensieri e, a parte quasi svenire dalla stanchezza, non sto più nella pelle, ma soprattutto per la gioia di chi mi ascolta, non riesco a smettere di cantare.

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In pochi giorni ci siamo ritrovati in un mondo completamente nuovo, dove il sole, la pietra e il sale sono gli elementi dominanti. Negli ultimi mesi abbiamo lentamente risalito la schiena del Cile, per scoprire, da sud a nord, come cambia questo straordinario paese che non smette mai di stupirci con una varietà di paesaggi mai visti in una vita intera. Ed ogni nuovo scenario ha regalato una diversa avventura. Così ci siamo adattati, inventati scalatori Patagonici alla scoperta di lagune e ghiacciai antartici, navigatori di fiordi sul Pacifico tra vulcani innevati, cacciatori di pinguini nelle gelide Terre del Fuoco. Oggi giochiamo ai ciclisti nel deserto più arido del mondo.

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A duemilacinquecento metri sul livello del mare, sotto un sole che non ti lascia in pace un istante, San Pedro de Atacama sembra uscita da uno dei tanti set di Bud Spencer e Terence Hill. Una piccola chiesa bianca, la piazza principale come unica fonte di ombra in tutta la città, quattro incroci di strade non asfaltate e case costruite con paglia e fango. L’assenza assoluta di traffico enfatizza la calura del mezzogiorno e l’assoluta immobilità del luogo. Mancano i fagioli, ma in compenso abbondano le agenzie turistiche.

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Tutti rintanati all’ombra dei porticati, nei cortili aridi di case assolate, i turisti escono coi loro minibus al calar del tramonto. Impacchettati in tour all inclusive e aria condizionata, scorrazzano nel deserto alla conquista dei paesaggi lunari e degli spazi infiniti che circondano la piana di Atacama. Ma noi no, usciamo all’alba per sfruttare le ore più fresche del giorno e ci spariamo a forza di gambe l’equivalente dei tour che tutti gli altri si godono comodamente seduti in jeep e che non potremmo altrimenti permetterci. Scegliamo di pedalare per tutta San Pedro, anche oltre, fino sessanta chilometri al giorno per risparmiare, intanto nel deserto è tutta pianura… In teoria, quasi sempre.

Alla chiesa di San Isidro l’acqua e il cibo iniziano già a scarseggiare. Ma domani andrà meglio e ci ricorderemo di non essere più in Patagonia dove in qualunque momento si poteva bere dal fiume. Una trio di cileni saputelli ci aveva sconsigliato di intraprendere il circuito mal segnalato che da qui conduceva direttamente alla Quebrada del Diablo, ma noi ovviamente non gli abbiamo dato retta. Il percorso nel canyon del diavolo rischia di scioglierci come gelati al sole. Però ci divertiamo sulla serpentina di saliscendi tra rocce e pietre erosionate, ci lanciamo emozionati dalle cime a tutta velocità, rischiando a volte di spiccare il volo come in ET. Ogni tanto la bici finisce impantanata nella sabbia da cui non c’è verso di muoverla se non a forza di braccia. Seguiamo le tracce di altri ciclisti sperando di non finire dispersi e incontrare i loro scheletri disossati alla fine del sentiero. Sulla via del ritorno saltiamo le costose rovine preincaiche ricostruite e preferiamo quattro sassi su una collina, gratuiti ed originali.

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Nella Valle de la Muerte il deserto si esibisce in conformazioni rocciose dalla forma bizzarra e dalle improbabili fenditure scavate tra le pareti di impervie montagne. Un labirinto in una gola di roccia conduce ad un cuore di sabbia dove immense dune svettano contro il blu del cielo. Nella Valle della Morte non muore nessuno, in compenso poco prima del tramonto, decine di minibus catapultano orde di turisti che si cimentano nel discendere le enormi dune col deretano posato su una tavola da snowboard trasformata per l’occasione. Forse non sanno dove si infilano i piedi. Attendiamo finché l’ultimo sciatore abbandona le piste. Con il calare del sole la sabbia si raffredda e le rocce cambiano colore. I pensieri volano e tutto intorno il deserto impone il suo silenzio, mentre il cielo si tinge di pece e stelle gigantesche spuntano sulle nostre teste.

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Per le lagune sono sessanta chilometri di piacere ed io sono già tre giorni che siedo su questa bici spacca culo, per gioire dell’esperienza di pedalare sotto il sole cocente e vedere la mia ombra muoversi nella sabbia. Ogni tanto cerco riparo dai suoi raggi, mentre l’aria diventa infuocata. Los Ojos sono due occhi giganteschi e simmetrici puntati verso il cielo nel bel mezzo di un deserto di sale in formazione. I cristalli si accumulano nella pianura come una spruzzata di neve in primavera, creando una sorta di confusione climatica nell’osservatore. Nella Laguna Cejar si galleggia come nel Mar Morto e ci regaliamo il pizzicante piacere di un bagno nell’acqua più salata del mondo. Alla Laguna Tebiquinche il sale e’ già depositato in un tappeto bianco e denso. L’acqua scava pozze cristallizzate ricreando formazioni rosate che sembrano coralli. Sulla via del ritorno ripenso alle poche righe lette su Wikipedia: “La corrente di Humboldt, raffredda l’aria rendendo impossibile la formazione di nuvole… Il deserto di Atacama è il luogo più secco del mondo; la sua piovosità media è di 0,08 mm annui. Inoltre, prima del 1971, in questo deserto la pioggia non era mai caduta in 400 anni…” Poi alzo gli occhi, guardo il cielo annuvolarsi e quattro gocce di pioggia cadere a spruzzare la strada. E mi faccio una risata.

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Una sera ci regaliamo l’unico tour che la bicicletta non può offrirci, la visita astronomica all’interno di uno dei tanti telescopi turistici fioriti nei dintorni di San Pedro, che grazie al clima secco, all’assenza di nuvole e di perturbazioni atmosferiche e’ il luogo ideale per osservare il cielo notturno. Tali condizioni climatiche fanno di questo angolo di Cile il vero paradiso per osservare e studiare i misteri e gli splendori del cosmo. Come un Caronte della notte, la guida ci conduce all’interno della cupola del piccolo osservatorio e, attraverso un telescopio telecomandato, ci aiuta a saperne di più sui segreti di costellazioni, galassie e pianeti sospesi sulla nostra testa. La Via Lattea e’ una nuvola pulsante e bianca sopra di noi, piena di fascino, e vorrei che questa notte non finisse mai.

La Valle de la Luna è uno degli angoli più suggestivi dell’immenso deserto di Atacama. Ed anche il più faticoso da raggiungere su due ruote. Il deserto invade la strada ed e’ come pedalare in salita nelle sabbie mobili. Maciniamo chilometri su chilometri sotto il sole tra canyon, grotte e dune, con il premio finale di una vista che si perde tra formazioni di pietra e montagne in crosta di sale modellate dal vento. Ci arrampichiamo da qualche parte nei pressi dell’anfiteatro per goderci in solitudine il sole calante, mentre per una volta i soliti pulmini scaricano altrove le orde barbariche, nei pressi della Grande Duna. Turisti pronti, fotocamere puntate, e fuoco di scatti per immortalare il momento. Ci attardiamo a guardare le ombre che si allungano sul paesaggio e dopo di fretta a pedalare con il tramonto alle spalle, la città in lontananza già avvolta nel buio. Avidano mi semina in un baleno, mentre ogni giro di ruota mi costa duemila calorie. Sogno di mangiare mezzo chilo di pasta al ragù, ma intanto canto a squarciagola, sola in mezzo al nulla, con soltanto la sagoma del vulcano Licancabur a farmi compagnia, ed un meraviglioso cielo dipinto di viola. Un improvviso senso di libertà si sprigiona in tutto il mio corpo, come se l’oggi non fosse più oggi, né ieri, né domani, e tutta la mia vita fosse soltanto un meraviglioso istante senza tempo, senza spazio, un semplice atomo di felicità.

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Valparaiso

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Giorno 558.

Che cos’è? Frittata di spaghetti, risponde lei mentre il mio occhio indugia con disgusto sull’ammasso colloso che trabocca dalla padella. Guardo gli spaghetti ribellarsi nel tentativo disperato di non annegare nell’olio di semi. Uhmmm, buono. Mento spudoratamente, ma è la padrona di casa e non mi sembra il caso di contraddirla. La vecchia villa e’ la sua prigione colorata in cima alla scalinata che dal porto si inerpica sul Cerro Alegre. La condivide con i due figli trentenni sempre fuori casa, prontamente sostituiti da tre cani iperprotettivi che la seguono ovunque come un’ombra. La frittata di spaghetti scotti e’ per uno di loro, non ho capito se uno dei figli o uno dei cani, ma in cuor mio spero la seconda.

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Valparaiso e’ un po’ come il paese delle meraviglie. Malinconico e vivace, artistico e industriale, colorato e scosceso. Strade in cui la vita trabocca fino all’eccesso, luogo di contraddizioni, in cui si incontrano cultura e commercio, Europa e Sudamerica, democrazie e dittatura. Città unica nel suo genere, la sorprendente Valpo, così ribattezzata dai suoi abitanti, e’ un anfiteatro che si affaccia sul Pacifico, un luogo simbolico per i cileni che ha visto nascere Salvador Allende e il suo antagonista Pinochet, terra in cui ha vissuto a lungo il poeta Pablo Neruda e che ha saputo trasformarsi in uno dei centri culturali più poetici e rivoluzionari del paese.

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E dalla cima del Cerro Concepcion, una dei quaranta picchi cui si aggrappa la città, davvero si possono vedere queste due anime: quella colorata, viva e decadente che si srotola nel dedalo di vicoli e case in legno impreziosite da graffiti e murales. Scalinate decorate di poesie, vecchi tram che si inerpicano sulle colline, giardinetti di mosaici, cantucci che puzzano di urina. Trattorie caotiche dove si servono pescados e mariscos, o indigestissimi piatti di chorrillana (un salutare abbinamento di patatine fritte, salsiccia fritta e uova fritte). Nel sole di mezzogiorno, tra il volo dei gabbiani e le facce che ti guardano dai muri scrostati, questo luogo ha qualcosa che sta a metà tra Genova e Barcellona.

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Poi c’è la faccia moderna e commerciale, quella arrugginita e piena di container addormentati sulla banchina del porto, il più importante dello stato cileno, quella della sede del Parlamento, un palazzone a vetri con un enorme buco in mezzo, tipo La Defense, e in lontananza, tra la bruma del mare, il sofisticato sobborgo di Viña del Mar, la meta turistica balneare più chic del paese, paradiso di cantanti e starlette televisive.

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Nota: Nel mentre che scriviamo, un terzo della città e’ andato distrutto da un terribile incendio in cui sono morte oltre venti persone. Al momento non abbiamo notizie della signora né dei suoi cani.

Verso Santiago

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Giorno 552.

Quando sei in ritardo, corri. E noi siamo in ritardo, e di tanto. Un mese e mezzo di post non scritti, di pigrizia e mancanza di autodisciplina. E non avrebbe senso concludere il blog sei mesi dopo il rientro. Per questo, riassumo.

Dopo quasi due mesi di Patagonia, terre selvagge, camping, cibo in scatola, siamo un po’ stanchi, così iniziamo il pellegrinaggio verso Santiago, la capitale e la civiltà. Il primo pezzo e’ su strada, fino a Coyhaique. Un supermercato, qualche banca, wi-fi per avvisare che siamo ancora vivi. Ed un porto, da cui due volte alla settimana parte il traghetto pubblico che unisce l’estremo sud con l’isola di Chiloe’, sempre sud ma un po’ meno. Ci imbarchiamo, ed il viaggio di quasi due giorni e’ stupendo. Attraversiamo fiordi, costeggiamo vulcani dalle cime ghiacciate, facciamo soste in pueblos sperduti tra acqua e montagna, un po’ come in Liguria, solo che non c’è la strada dall’altra parte che ti porta a Genova o ad Alessandria. Qui i villaggi, si raggiungono solo via mare, e ad ogni tappa e’ un esodo di persone, cose e anche qualche animale. Dormiamo per terra, nel sacco a pelo, e per 30 ore ci succhiamo avidamente paesaggi da cartolina, tramonti infuocati e decine di balene che si avvicinano alla nave curiose, salvo poi allontanarsi veloci con lo spruzzo d’acqua che esce dalla schiena, come i treni nel West.

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Sbarchiamo nel cuore della notte. Ci addormentiamo in un osteria fantasma vicino al porto di Quellon, città altrettanto fantasma, serrande abbassate e gente sospetta che si muove circospetta. Forse e’ vero, come dicono le leggende locali, che a Chiloe’ vivono streghe e gnomi, che si divertono a rapire le vergini dei villaggi per placare i propri abnormi appetiti sessuali. Fortuna che mia moglie non rientra nella categoria. Per noi l’isola e’ una tappa veloce, sarebbe bello fermarsi, ma abbiamo voglia di Nord, di deserto. Un paio di giorni per vedere qualche gruppo sparuto di pinguini ritardatari che non si sono ancora decisi a migrare in Perù anche se la stagione lo richiede. La spiaggia da cui partono le lance dei tour organizzati e’ un circo turistico di famigliole in gita domenicale, ragazzi alticci ed una sagra della cozza in cui si gozzoviglia a colpi di zuppa di pesce. Ci sciroppiamo il tour sulla barchetta, già sapendo che sarà un pacco, date le circostanze, ma costa poco e ci lasciamo andare. I pinguini sono in effetti pochi, mentre di leoni marini ne e’ rimasto uno solo. Come l’ultimo dei Mohicani pare attendere impassibile, sotto i raggi del sole, che si compia la sua sorte.

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Poi e’ la volta di Pucon, una delle capitali degli sport avventura da pacchetto tutto incluso del paese, che attira turisti aspiranti Bear Grylls da tutto il mondo, soprattutto da Israele e Stati Uniti. E si nota dai prezzi, a misura di Gringos. Ci sarebbe un bel vulcano da scalare, ma il trip organizzato costa cento dollari, troppo per noi. Così quello che risparmiamo in avventura, ce lo mangiamo in uno dei migliori ristoranti della città, dove un cuoco di origini basche ci delizia con piatti fusion che mi fanno desiderare di essere un grande chef, che però cucini solo per se’ stesso e pochi eletti, no business, solo goduria ed edonismo allo stato puro. Le terme annesse al pranzo sono una delusione, ma sticazzi…

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Arriviamo velocemente a Santiago, in un bus notturno semivuoto e finalmente a prezzi bassi, la stagione turistica e’ finita e tutto rientra nella normalità. Giusto in tempo per dire addio alle nostre Salomon che, dopo 552 giorni di utilizzo sfrenato, ci lasciano per sempre, vittime dei chilometri percorsi, tutte bucate e praticamente senza suola. Compriamo scarpe nuove, ci riposiamo, facciamo la spesa al mercato del pesce, preparo ceviche altamente sperimentale e ritorniamo alla civiltà con una festa a sorpresa per il compleanno di Giulia, organizzata da Carla, argentina espatriata conosciuta in ostello. E siamo pronti a rallentare di nuovo.

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